‘Ormai il Pd è l’ufficio stampa di Renzi’: parla D’Attorre

"Nessuno ha parlato di Vietnam, nessuno immagina imboscate, nessuno trama nell’ombra. Qui parliamo di proposte di modifica della riforma costituzionale che sono state presentate da mesi e hanno il consenso di una vasta platea di esperti, specie dopo l’approvazione dell’Italicum". Lo afferma Alfredo D’Attorre, esponente della minoranza bersaniana, in una intervista al Fatto. E aggiunge: "Se si pensa che su una materia come la Costituzione bisogna rinunciare al confronto perché altrimenti Renzi si dispiace, forse a dividerci è la concezione stessa della democrazia e del partito. Non facciamo agguati, siamo solo determinati a discutere quale sia la riforma migliore" e "visti i precedenti, forse Renzi farebbe bene ad avere l’umiltà di confrontarsi e ascoltare".

Quindi lamenta che "i comunicati a raffica sono solo l’ennesimo segno di com’è concepito il partito: non un luogo di discussione e confronto, ma un seguito organizzato attorno a un unico centro di comando. Il partito ridotto a ufficio stampa e comitato elettorale per diffondere il verbo del decisore unico: i tweet e i comunicati fotocopia sono funzionali a questo modello. D’altronde basta guardare le Direzioni: Renzi parla un’ora e mezza e poi nemmeno si degna di replicare alle critiche". Come finisce? "Non lo so, ma così il Pd non va da nessuna parte. Sono preoccupato per il partito e per l’Italia: Renzi mi pare in un vicolo cieco, ma una credibile alternativa politica non è ancora pronta".