L’INTERVISTA | Di Maio al Corriere: “Serve un fronte europeo contro il terrorismo”

Luigi Di Maio, titolare della Farnesina: “E' sbagliato accostare il richiedente asilo al terrorista. Vanno separati i diritti dalla minaccia. Ma che un rischio ci sia lo dimostrano i fatti”

Immigrazione clandestina uguale terrorismo? Luigi Di Maio, in una intervista al Corriere della Sera, dopo i recenti fatti di Nizza e Vienna, afferma: “Si è diffusa l’idea che sia facile sbarcare in Italia e questo messaggio va contrastato con una risposta europea, altrimenti rischiamo di implodere nella situazione di emergenza in cui già ci troviamo”.

“E’ sbagliato accostare il richiedente asilo al terrorista. Vanno separati i diritti dalla minaccia. Ma che un rischio ci sia lo dimostrano i fatti. E anche i Comuni stanno andando in sofferenza, vanno supportati e ascoltati. L’Italia è stata aiutata troppo poco nell’emergenza sbarchi, Lampedusa è la frontiera di tutti e 27 gli Stati membri”.

Dall’Europa “troppe buone intenzioni e pochi fatti. Abbiamo sostenuto la commissione Von der Leyen anche per un progetto ambizioso sulle migrazioni, ma dobbiamo dirci che per adesso la proposta della Commissione è incompleta, bisogna rivedere il principio del chi prima accoglie poi gestisce. Se si dichiara di voler superare Dublino senza rivedere quel principio si sta parlando del nulla. Lo dirò ai miei omologhi Ue”.

I rimpatri, quindi, “non solo dovrebbero essere coordinati dall’Ue, ma gli stessi rimpatri vanno fatti a spese dell’Unione europea. Bisogna abbattere il muro dei viaggi illegali. Chi vuole entrare in Europa deve poterlo fare solo legalmente”.

Sui massicci sbarchi a Lampedusa il ministro degli Esteri si dice “preoccupato”: “Nelle ultime 48 ore sono sbarcati 1.700 migranti. Già siamo in forte sofferenza per la pandemia, non possiamo permettercene un’altra. Ogni Stato democratico si fonda sulla difesa dei propri confini e qui siamo arrivati al paradosso che parlarne suscita polemiche di natura politica. E’ assurdo. Ma come si può riuscire a gestire l’arrivo di quasi 1.700 migranti in 48 ore con il Covid sulla testa? E’ chiaro che bisogna cambiare postura”.

“Spesso il terrorismo ha colpito nei momenti più difficili dell’Europa. Vogliono destabilizzarti incutendo terrore e paura tra la popolazione in una fase delicatissima come quella che stiamo attraversando. Bisogna ricompattarsi, essere più incisivi e fermi”.

“Guardiamo cosa è successo a Nizza e a Vienna, ma anche a Lione ad esempio – sottolinea -. Non è più possibile ragionare come se tutto ciò accadesse lontano chilometri da noi, così non è. Chiunque può entrare in uno Stato membro e attraversare l’Europa. Il rischio è troppo alto, l’area di vulnerabilità europea troppo estesa. Non solo, i nostri popoli ormai si sentono figli dello stesso popolo europeo, quando colpiscono un Paese estero non possiamo escludere che ad essere coinvolti possano essere anche degli italiani. Penso a Megalizzi a Strasburgo, a Fabrizia Di Lorenzo nel 2016 a Berlino, avevano circa 30 anni entrambi, con tutta la vita davanti”.

Per Di Maio serve un coordinamento maggiore fra i Paesi europei: “Bisogna far funzionare le banche dati europee comuni che abbiamo e che usiamo ancora troppo poco, dotarsi di un sistema europeo che punti a prevenire gli attacchi, interloquendo anche con quegli Stati che gli analisti considerano ad alto potenziale jihadista. Ecco, a misure come queste mi riferisco quando parlo di Patrioct Act europeo, che in America ha subito varie modifiche, proposto da Bush e prorogato da Obama. Bisogna rafforzare il potere dei nostri corpi di polizia in tutta Europa. Serve un fronte europeo contro il terrorismo”.

“I nostri apparati di intelligence sono tra i migliori al mondo, gli anni 70 hanno contribuito a formare una classe di dirigenti preparati e qualificati a ogni evenienza. Quindi questo è un dato, sì, ma a questo si aggiungono variabili geopolitiche, interessi specifici anche di profilo economico, la necessità di cellule terroristiche organizzate o di lupi solitari di mostrarsi al mondo e autopromuoversi con l’obiettivo di raccogliere consenso tra le comunità più fragili”.