Quando in Italia si parla di spreco di denaro pubblico sembra che tutti cerchino affannosamente di portare il loro contributo e, pertanto, non poteva sottrarsi a questa consuetudine chi esercita il potere legislativo. Ogni inaugurazione di anno giudiziario è una girandola di cerimonie e relazioni in cui magistrati, tutti rigorosamente nelle pompose toghe in ermellino, pensano di dispensarci il verbo, neanche fossero Mosè con le Tavole. Assistiamo ad un’inaugurazione presso la Corte di Cassazione, una presso la Corte Costituzionale e ben ventisei, una per ciascuna Corte di appello, alle quali partecipano magistrati, procuratori generali e l’avvocatura dello stato, praticamente alla stregua di una festa nazionale in occasione della quale il lavoro si ferma nelle sedi giudiziarie interessate. Ovviamente i temi trattati sono sempre gli stessi e le stesse sono le conclusioni: sembrano fotocopiate con la sola variante di numeri.
Non manca, come al solito, qualche discorso ad arte fatto senza menzionare nomi, vedasi Corte di Appello di Milano, nel quale anche uno sbadato capisce di cosa si stia parlando; vabbè, forse la "correttezza" era in vacanza.
Orbene, anche in considerazione dell’attuale situazione economica e giudiziaria (9 milioni di cause pendenti), ritengo che forse sarebbe più utile allo stato ed agli italiani minore pomposità, una cerimonia unica e, invece di discorsi poco "corretti", un duro richiamo all’uso più consono delle intercettazioni telefoniche e, soprattutto, un lavoro più oculato al fine di evitare o, quantomeno, ridurre errori che non si addicono affatto ad un paese civile.





























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