LA COMUNICAZIONE | A proposito del (brutto) caso Nutella

Accordo Ferrero-lavoratori, in Francia è ripresa la produzione di Nutella. Dopo una settimana di sciopero, lo stabilimento di Villers-Ecalles, in Normandia, ha ripreso le attività. Evviva. Tuttavia, durante tutti questi giorni…

“Dire molte parole e comunicare pochi pensieri è dovunque segno infallibile di mediocrità; invece segno di testa eccellente è il saper rinchiudere molti pensieri in poche parole” (Arthur Schopenhauer)

“Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri” (Cesare Pavese)

“Non si può esprimere ciò che si è proprio perché lo si è; non si può comunicare se non ciò che non siamo, la menzogna” (Franz Kafka)

“Risponderò in stile minigonna, cioè in modo abbastanza lungo da coprire l’argomento e abbastanza breve da renderlo interessante” (Oriana Fallaci)

“Il computer più nuovo al mondo non può che peggiorare, grazie alla sua velocità, il più annoso problema nelle relazioni tra esseri umani: quello della comunicazione. Chi deve comunicare, alla fine, si troverà sempre a confrontarsi con il solito problema: cosa dire e come dirlo” (Bill Gates)

IL (BRUTTO) CASO NUTELLA

Accordo Ferrero-lavoratori, in Francia è ripresa la produzione di Nutella. Dopo una settimana di sciopero, lo stabilimento di Villers-Ecalles, in Normandia, ha ripreso le attività. A me, però, il problema più sconcertante al di là dello sciopero (che investe qualsiasi azienda) è apparsa l’inefficienza della comunicazione della Ferrero. Come poi via via si è visto, Ferrero aveva ragioni da vendere, ma per una lunga e tormentata settimana la comunicazione addetta alla Nutella non ha saputo spiegarle, sostenerle, trasmetterle. Perché?

UNA NOTA BUROCRATICA

Solo alla fine della vertenza, è stata diffusa una nota burocratica, priva di qualsiasi persuasivo appeal. Dopo una settimana di sciopero, dunque, la produzione della Nutella nello stabilimento francese di Villers-Ecalles, in Normandia, è ripresa. E lo ha reso noto (dopo il letargo) l’ufficio stampa della Ferrero: in una ineffabile e banale nota, ribadisce «l’impegno a favore di un dialogo pacifico e costruttivo, nell’interesse di tutti i suoi dipendenti, dei partner e dei consumatori».

GLI ACCORDI E UNA DOMANDA…

Il piccolo problema è che la Nutella, popolarissima nel mondo, straordinario marchio del talento italiano, aveva la coscienza a posto. Ma chi doveva tutelarne l’immagine ha taciuto. La vertenza era esplosa (verosimilmente inquadrata nel clima di insofferenza di Macron verso le attività italiane) senza ragionevoli motivazioni a sostegno dei sindacalisti francesi. E il danno di immagine per Nutella, lungo la settimana della controversia, è stato presumibilmente cospicuo.

L’accordo raggiunto tra azienda e sindacati prevede un generoso premio di 800 euro per ciascun dipendente, un bonus di produzione annuale e un aumento salariale minimo indicizzato all’inflazione. Evviva.

Purtroppo non è la prima volta che un’industria italiana di successo, largamente meritevole, non riesce a proteggere validamente né l’immagine né i suoi interessi. Si strepita spesso contro i sindacati italiani. Questa volta il braccio di ferro, perdente, è avvenuto in Francia…

La domanda finale è perciò questa: perché quella grande fabbrica – la più grande nel mondo, per la Ferrero – è dislocata all’estero (in situazioni ambientali difficili, ostili) e non è stata invece strutturata nel nostro Paese, con le stesse, formidabili, opportunità per i lavoratori italiani?