Italiano morto in Messico: il caso di Salvatore Diaferio arriva in Parlamento

Salvatore Diaferio, romano di 68 anni, è morto in Messico abbandonato politica e istituzioni. Il suo è un caso che ha fatto assai discutere la comunità italiana in terra messicana. Salvatore voleva solo tornare a casa, perché stava male. Era malato e non aveva più un soldo, nemmeno per comprare il biglietto aereo di ritorno in Patria. Aveva chiesto all’Ambasciata d’Italia in Messico un aiuto, un “prestito consolare”, ma a causa della burocrazia italica, e forse anche per una gestione del caso poco attenta da parte della nostra sede diplomatica, quei soldi per tornare a casa non sono mai arrivati.

Così – riporta il Fatto Quotidiano – il 30 settembre il cuore di Salvatore non regge. Lui si accascia a terra in preda a convulsioni proprio di fronte al consolato italiano a Playa del Carmen, cui si era rivolto più volte, per ottenere aiuto. Il console chiama l’ambulanza e cerca di rianimarlo. L’anziano arriva all’Hospital General di Playa del Carmen non più cosciente ma vivo. Il personale sanitario, secondo i quotidiani locali, lo rifiuta perché indigente.

L’INTERROGAZIONE A MOGHERINI Un caso, quello di Salvatore Diaferio, che è arrivato in Parlamento. I sei senatori eletti all’estero, fra cui Aldo Di Biagio, Claudio Micheloni e Claudio Zin, hanno presentato una interrogazione bipartisan, a risposta scritta, al ministro degli Esteri, Federica Mogherini.

Dopo avere ricordato che “i Consolati prestano assistenza per il rimpatrio a carico dell’Erario di connazionali residenti all’estero, in condizioni di indigenza, in genere emigrati dall’Italia da molti anni, le cui condizioni di vita siano estremamente precarie e senza prospettive di miglioramento nel Paese di residenza”, i senatori ripercorrono le tappe della tragica vicenda di Salvatore.

LE TAPPE DELLA VICENDA "In data 01 agosto 2014 il cittadino italiano Salvatore Diaferio, trovandosi in condizioni di indigenza ed essendo gravemente malato, ha fatto richiesta al Consolato Italiano a Playa del Carmen, Messico, di essere rimpatriato in Italia avendone tutti i requisiti; il giorno stesso il Console onorario di Playa del  Carmen, Andrea Saggia, ha trasmesso la richiesta all’Ambasciata Italiana a Città del Messico, che ha comunicato al Consolato la procedura consolare da seguire per questo tipo di richieste di assistenza, che richiede tra l’altro l’indicazione dei  familiari che si dichiarino disposti ad accogliere il congiunto in Italia; in ossequio a tale procedura il Consolato il 15 agosto ha ricevuto dal signor Dafiero i nominativi di tre congiunti ed i relativi recapiti telefonici, trovandosi nell’impossibilità di ricevere le loro dichiarazioni, a causa della revoca del contratto telefonico che consentiva le chiamate internazionali da parte dell’Ambasciata, perché troppo oneroso; il Consolato ha quindi trasmesso i dati all’Ambasciata affinchè si procedesse a contattare i congiunti al fine di poter espletare la procedura di rimpatrio; non essendo stato possibile  il contatto telefonico, in data 25 settembre, un mese e mezzo dopo la richiesta di assistenza, l’Ambasciata ha scritto alla Questura di Roma “affinché interpelli i parenti in Italia perché provvedano con urgenza all’invio dei mezzi necessari per il ritorno in patria del Sig. Diaferio”; purtroppo il 30 settembre il signor Diaferio, accusando un malore proprio di fronte al consolato italiano a Playa del Carmen, cui si era rivolto più volte per ottenere aiuto, è stato trasferito all’Hospital General di Playa del Carmen dove ne è stato accertato, forse con molta superficialità ed in circostanze poco chiare, il decesso”.

A seguito di questo episodio – scrivono ancora i senatori – “vi è stato una scambio di reciproche accuse di omissioni, per mezzo della stampa, tra il Console Onorario di Playa del Carmen e l’Ambasciatore italiano a Città del Messico, in merito alla responsabilità per la morte del nostro connazionale”.

I SENATORI, UN CASO DI ASSOLUTA GRAVITA’ Per Di Biagio, Micheloni e colleghi, “quanto accaduto è di un’assoluta gravità, in quanto la legittima richiesta di aiuto di un nostro connazionale all’estero è stata lasciata senza risposta o comunque trascurata fino alla più tragiche conseguenze; un tardivo riscontro sul quale è urgente fare chiarezza per comprendere le effettive responsabilità di un ritardo ingiustificabile; la vicenda, che getta discredito sull’operato della nostra rete diplomatica e rappresenta un messaggio negativo per i nostri connazionali residenti all’estero che non si sentono tutelati dal loro Paese di origine, richiede un intervento fattivo anche finalizzato ad individuare eventuali criticità e lacune sulle procedure di rimpatrio”.

Così nell’interrogazione si chiede a Mogherini “quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere al fine di accertare come sia siano svolti i fatti evidenziati in premessa e le eventuali responsabilità o omissioni da parte degli Uffici coinvolti; quali provvedimenti intenda adottare nel caso in cui emergano delle responsabilità o omissioni da parte degli Uffici coinvolti; se non ritenga opportuno attivare iniziative finalizzate ad individuare eventuali criticità e lacune procedurali relative alle operazioni di rimpatrio di connazionali all’estero”.