Italiani nel mondo, se gli eletti all’estero fossero indipendenti dai partiti – di Nello Passaro

Noi eletti all’estero abbiamo fallito e vi spiego perché”. Dopo la “provocazione” fatta dal sen. Claudio Micheloni, è il caso di fare alcune ulteriori considerazioni al riguardo. I rappresentanti eletti oltre confine finora, opinione molto diffusa questa, sono in effetti considerati tutti (o quasi) delle mezze calzette. Qualcuno oserebbe dire “braccia tolte all’agricoltura”. Gente che tramite legami con Patronati o Associazioni, centri di potere enormi in emigrazione, a vario titolo ha saputo "emergere" , ma non certamente per grandi meriti.

Non e’ certamente gente con gli attributi giusti, con forte personalità e capacità rappresentativa. Almeno, questa è la mia opinione e vi prego di rispettarla. Posso anche sbagliarmi, certo. Ma tanti eletti all’estero sembrano dipendere più dalla propria poltrona, che dal dovere di rappresentare al meglio il proprio elettorato.

L’EDITORIALE QUEGLI ELETTI ALL’ESTERO DA CABARET – di Ricky Filosa

La verità è che ci vorrebbero rappresentanti capaci, con spessore culturale di primo ordine. Gente che sappia leggere in una visione aggiornata le esigenze della nuova e vecchia emigrazione, proiettata nel mondo, e che sappia fungere da accordo e da fusione per riconoscere agli italiani nel mondo la loro vera dimensione, che ne valorizzi le potenzialità attraverso la capacità di rappresentarne tutta la loro specificità.

Dunque, gli eletti all’estero hanno fallito, come dice Micheloni, per colpa di altri o a causa della loro stessa incapacità politica? Pur volendo scegliere una via di mezzo, il risultato è nullo. Come se in tanti, tra i 18, fossero completamente inadeguati a rappresentare il ruolo che hanno.

L’Italia allontana sempre più i propri figli nel mondo. Ma a perderci sono gli italiani all’estero, o è invece proprio l’Italia? La politica da parte del nostro governo per gli italiani nel mondo dovrebbe essere improntata in una logica che dovrebbe tener d’occhio l’utilità di salvaguardare questa prerogativa sia nell’interesse dell’italiano all’estero ma anche di ulteriori benefici di ritorno che ne potrebbero scaturire a favore dell’Italia. Ma la politica italiana, i governi italiani, fanno orecchi da mercanti.

In un Parlamento ricco di malavitosi, corrotti e tutto il resto, è ovvio che le problematiche, quelle che possono contribuire alla ricchezza culturale, civile ed economica del Paese, vengano gestite nel modo che tutti gli italiani, in Italia e fuori dall’Italia, sanno. Forse dei rappresentanti di spessore eletti all’estero che sappiano incidere sulle questioni interne dell’Italia, non a servizio dei partiti, capaci di dare un contributo di civiltà al nostro Paese, potrebbero contribuire alla causa degli italiani all’estero e al loro Paese di origine.