Italiani all’estero, quando l’emigrazione si impara a scuola – di Barbara Laurenzi

Roma – Inserire la storia dell’emigrazione italiana tra le materie d’insegnamento scolastico. La proposta arriva dal senatore Pd Claudio Micheloni, presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, che l’ha annunciata ieri a Palazzo Madama nel corso della conferenza stampa di presentazione del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo, un volume di oltre 1.500 pagine e 700 lemmi, realizzato da 168 autori sotto la direzione editoriale di Enzo Caffarelli.

L’idea del senatore Micheloni sembra aver già raccolto il favore del ministro per l’Istruzione Stefania Giannini, come ha spiegato lo stesso parlamentare a ItaliaChiamaItalia a margine dell’incontro. "Sono molto fiducioso – ha spiegato Micheloni – perché il ministro Giannini, che è tutt’ora un membro del comitato per le questioni degli italiani all’estero, si era già dimostrata molto favorevole all’idea, prima ancora che fosse nominata a capo del dicastero. Ne avevamo parlato e si era detta molto interessata. Abbiamo il ministro in audizione il 19 maggio – ha anticipato ancora il senatore a ItaliaChiamaItalia – proprio per parlarne e mettere in moto questo progetto”.

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Presenti alla conferenza Tiziana Grassi, giornalista e direttore del Dizionario, Delfina Licata, coordinatore scientifico del volume e ricercatrice della Fondazione Migrantes Cei, Concetta Misirola, direttore generale Inmp – Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà, Flavia Crisaldi, docente di Geografia delle migrazioni presso l’università di Roma La Sapienza, il senatore Pd Renato Turano, il presidente di Rai Italia Piero Corsini e l’ambasciatore Cristina Ravaglia, responsabile della Direzione generale per gli italiani all’estero e politiche migratorie della Farnesina.

“Penso che sia un’idea molto valida, dobbiamo puntare sulle nuove generazioni perché solo così manteniamo il legame con l’Italia – ha dichiarato invece il senatore Pd Renato Turano, commentando la proposta con ItaliaChiamaItalia -. Si tratta, inoltre, di un’idea fattibile perché sostituirebbe quelli che una volta erano i legami con i cugini rimasti nella madre patria. Preparando i ragazzi, poi, otterremmo un doppio scopo: gli studenti porteranno le loro conoscenze sul tema a casa”.

"La mia proposta e’ che si insegni non solo la storia, ma anche la geografia dell’emigrazione – ha anticipato la docente de La Sapienza Flavia Crisaldi a ItaliaChiamaItalia a margine della conferenza stampa – perche’ in questo modo si arricchisce la sensibilita’ nei confronti dell’argomento e, quindi, il valore che a esso si puo’ attribuire".

"Quando parliamo di emigrazione ci riferiamo, ovviamente, sia alla storia che alla geografia. I flussi migratori sono il nodo centrale della disciplina che studio e insegno e, quindi, ritengo che non potranno essere esclusi dall’analisi di un fenomeno che, naturalmente, attraversa anche le epoche contemporanee".

"Probabilmente – le ha fatto eco la coordinatrice del volume Delfina Licata – l’Italia e’ pronta solo in parte per un’iniziativa come quella dell’insegnamento dell’emigrazione italiana pero’, se non proviamo, non siamo mai pronti a iniziarla. La sensibilizzazione al tema ha vari modi per essere applicata e ritengo che passare per la scuola, dove si forma l’identita’ dei giovani, sia una delle strade piu’ fruttuose, soprattutto se parliamo di argomenti che hanno a che fare con l’integrazione e con gli altri valori che riguardano l’interazione tra i popoli".

"La mia proposta, che annuncero’ proprio oggi – ha anticipato Licata al nostro quotidiano online – e’ aggiungere al termine storia anche il termine attualita’, in modo tale che non si tralasci l’applicazione della storia che e’ maestra di vita e che, pero’, deve trovare una corrispondenza nel presente".

Nel corso della conferenza stampa, il senatore Micheloni non aveva rinunciato a lanciare alcune frecciate all’attuale esecutivo. “C’è chi pensa che si governi con un tweet e chi ancora scrive tomi” aveva scherzato a proposito delle dimensioni dell’enciclopedia, prima di introdurre i vari interventi da lui coordinati. “È doveroso mantenere la memoria – ha spiegato l’ambasciatore Ravaglia – così come abbiamo fatto con il Museo dell’emigrazione, una componente fortissima della nostra identità”.

“Ci sono voluti sei anni di lavoro, l’emigrazione è un fenomeno complesso e difficile da raccontare – ha ricordato Tiziana Grassi -. L’idea nasce dalla mia esperienza come autrice per dieci anni a Rai International. Ascoltare e raccogliere per anni le storie degli italiani nel mondo mi ha portato a desiderare di scrivere un dizionario che non fosse solo scientifico-divulgativo, ma che avesse anche un approccio empatico. Non dimentichiamo che abbiamo contribuito allo sviluppo di molti paesi nel mondo. Questo dizionario comprende dei lemmi che raccontano passato e presente, ad esempio il concetto di ‘lutto migratorio’. L’emigrazione che non avviene per una propria scelta rappresenta un lutto in cui si lasciano tre madri: la madre naturale, la madre terra e la madrelingua”.

“Quando non si conoscono i fenomeni, allora si inizia a pensare che i migranti portino malattie pericolose – ha specificato Concetta Mirisola riportando l’esperienza dell’Inmp – ma, con il nostro istituto, abbiamo appurato che non è così. I migranti non portano certo l’ebola, i migranti portano le malattie della povertà come, ad esempio, le malattie respiratorie che non sono certo contagiose”.

“Sono una geografa e, per me, al centro non c’è solo la persona ma anche la terra – ha dichiarato Flavia Cristaldi -. Il migrante trasforma lo spazio in cui si trova, non partono solo le persone ma anche le loro conoscenze. Propongo, quindi, di non studiare solo la storia ma anche la geografia delle migrazioni, ossia il contesto in cui si sviluppano”.

“È importante sensibilizzare i giovani alla immigrazione – ha concluso Delfina Licata, alla quale sono state assegnate le riflessioni finali – ricordando loro quando eravamo noi gli emigrati, l’emigrazione italiana è ricca e ci stupisce sempre per i suoi numeri. Il dizionario non si rivolge solo ai tecnici, ma a un pubblico vasto per età e formazione. La mobilità è un argomento che merita di essere approfondito con un lavoro fatto in rete da diverse competenze”.