Italiani all’estero, Comites: quando si vota? Schiavone (CGIE) a colloquio con ItaliaChiamaItalia

Dovrebbero tenersi il 3 dicembre le tanto attese elezioni Comites. Ma c’è chi propone di riformare questi organismi di rappresentanza di base per gli italiani all’estero, prima di andare al voto. Ok le elezioni quindi, ma prima la riforma. E in tutto questo c’è il rischio che il voto venga rimandato ancora una volta. Italiachiamaitalia.it ne ha parlato con il Segretario generale del CGIE, Michele Schiavone. Che tra le altre cose punta il dito contro il governo Draghi, per l’assenza di un eletto all’estero nella stanza dei bottoni: “Grave errore”

Michele Schiavone, Segretario Generale CGIE

Quando si svolgeranno le tanto attese elezioni dei Comites? E’ vero che è già stata fissata la data del 3 dicembre? ItaliaChiamaItalia lo ha chiesto a Michele Schiavone, Segretario generale del CGIE – Consiglio Generale degli italiani all’estero.

“Luigi Vignali, direttore generale per gli italiani all’estero alla Farnesina, mi ha chiesto se il CGIE fosse disponibile ad accettare la proposta del 19 di novembre, come giorno per le elezioni dei Comites”, spiega Schiavone al nostro quotidiano online. “Dopo una settimana – prosegue – quella data è diventata il 26 novembre, poi il 3 dicembre. Come CGIE, nel ribadire la nostra disponibilità e affinchè tutti noi possiamo mettere in moto la macchina organizzativa in vista del voto, chiediamo che ci sia prima la riforma dei Comites e del CGIE. Poi su quella data possiamo anche essere d’accordo”.

Schiavone fa sapere di stare lavorando a un documento con cui replicherà alla lettera che Vignali ha inviato al Consiglio Generale, nella quale appunto viene comunicata la data del 3 dicembre come quella delle elezioni. La stessa data che, secondo quanto ci dice Schiavone, è già stata comunicata alla rete diplomatico-consolare.

Per il Segretario del CGIE è necessaria una riforma prima delle elezioni perché altrimenti “andremo a votare di nuovo con il rischio di fare brutte figure per quanto riguarda la partecipazione e soprattutto dando ai futuri presidenti e consiglieri Comites una macchina che non è in condizione di poter rappresentare come desideriamo le nostre comunità italiane nel mondo. Dunque la nostra risposta all’Amministrazione sarà la seguente: si facciano le elezioni, ma a condizione della riforma”.

In questo modo, con la discussione riforma sì e riforma no, non c’è il rischio che le elezioni vengano rimandate ulteriormente?

“C’è questo rischio – risponde Schiavone -, ma c’è anche la possibilità che la politica si metta d’accordo e in Commissione deliberante si trovi l’accordo sul testo di riforma”.

Esiste davvero la volontà politica, in questo senso?

“Da quello che ho percepito io, sono sempre stati tutti favorevoli alla riforma e soprattutto a trovare uno strumento moderno, compreso anche il voto elettronico”.

Come si potrebbe sbloccare la situazione?

“Credo che, soprattutto in questa materia, colui che ha più polvere da sparare è il Sen. Ricardo Merlo, pur non essendo stato riconfermato Sottosegretario. Perché l’esperienza maturata in questi tre anni lo mette in condizione di poter incidere più di chiunque altro. Lui stesso potrebbe cominciare ad incontrare i capigruppo e a far valere il ruolo che ha ricoperto dall’inizio della legislatura fino a poche settimane fa”.

Insomma, si vota il 3 dicembre oppure cosa?

“L’Amministrazione della Farnesina ha già indicato la data del 3 dicembre. Ora, giudicare la fattibilità delle elezioni spetta alla politica. Se il Covid diventasse più aggressivo, se le condizioni di partecipazione fossero ridotte, allora la politica potrebbe decidere se fare le elezioni o meno”.

Ribadiamo: non si rischia così un ulteriore rinvio?

“Nella sostanza è un problema. Ma fino ad oggi non c’è alcuna dichiarazione ufficiale da parte di nessun partito, tanto meno della Farnesina, né della data del 3 dicembre né di un possibile rinvio. La discussione è avviata; i connazionali sono in attesa di partecipare alle elezioni dei Comitati, perché credono ancora a questi organismi di rappresentanza di base. Bisogna dare a questi Comites ulteriori prerogative, affinchè possano rappresentare al meglio, attraverso le loro funzioni, le comunità e i territori”.

Che succederà, quindi?

“Ci aspettiamo che la Farnesina assuma l’impegno di rivedere la legge. Negli ultimi quindici anni il numero degli italiani all’estero è quasi raddoppiato, a questo punto è evidente che l’attuale legge non è più proponibile. Bisogna adeguarla alle nuove necessità degli italiani nel mondo, che non sono più quelli con la valigia di cartone, ma imprenditori, liberi professionisti, ricercatori, solo per fare degli esempi. Se l’Italia investirà in questa sfida, potrà trarne vantaggi anche in una prospettiva di rilancio”.

Cosa pensa dall’assenza di un eletto all’estero al governo?

“Gli italiani all’estero e gli italo-discendenti hanno bisogno di una rappresentanza nel governo. L’hanno avuta in questi ultimi due esecutivi, è stato l’inizio di un percorso che deve maturare. Che l’attuale governo, gravemente, non abbia dato seguito a quell’esperienza, è stato un errore. Il numero dei nostri connazionali all’estero è davvero significativo, gli italiani nel mondo meritano di avere una rappresentanza diretta, che abbia una sensibilità e una cultura maturate nelle metropoli e nelle periferie del mondo. Questo è più che essenziale. Perché quella voce può dare delle indicazioni fondamentali su ciò che riguarda le politiche per gli italiani all’estero. Infatti, chi più di un residente all’estero, di chi magari è nato e cresciuto all’estero, può esprimere le esigenze degli italiani nel mondo e portarle sui tavoli istituzionali che contano? C’è stata una scelta plateale che ha messo nell’oblio tutto questo, ma va recuperata. Come? In una forma che dia rappresentanza alle nostre comunità oltre confine. Questa forma la deve trovare il premier Draghi, perché le possibilità per farlo ci sono. Come lo ha fatto per il Sottosegretario per lo Sport, per esempio, potrebbe farlo anche per gli italiani all’estero”.