Italiani all’estero, Tacconi (M5S) a ItaliaChiamaItalia: ‘Aboliamo il Cgie e facciamo lavorare i patronati’

Roma – Abolizione del CGIE, potenziamento del ruolo dei consolati e, a sorpresa, dei patronati. Ma solo finché non sarà elaborata una proposta di riforma anche per questi ultimi, ”spesso emanazione dei partiti”. Ha le idee chiare Alessio Tacconi, unico eletto all’estero del Movimento 5 Stelle, che inserisce tra le sue priorità la nuova emigrazione. “È ora che gli emigrati tornino a pensare con orgoglio al proprio Paese. Sentir parlare italiano e fare in modo che ci si senta a casa è una cosa è molto importante per chi vive all’estero”.

Lei ha presentato una proposta di legge per la riforma dei Comites e del CGIE. Che cosa prevede?

“La proposta prevede la riforma dei Comites e la soppressione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Siamo partiti dalla vecchia proposta di legge perché condividiamo l’idea di mantenere i Comites, che rappresentano una realtà utile e radicata sul territorio, mentre il CGIE si è svuotato di significato con l’introduzione del voto estero”.

Ritiene che il CGIE sia ormai privo di utilità?

“I parlamentari europei rappresentano già la voce dei connazionali nel mondo e ne sono la rappresentanza viva e vivace. In questo senso il CGIE diventa meno utile poiché ha perso il suo significato, mentre è più giusto mantenere una struttura radicata come i Comites. Possiamo passare i soldi finora investiti sul CGIE ai Comites per consentire loro di lavorare ancora di più e meglio”.

Sull’argomento ha proposto diversi momenti di dibattito e confronto con gli attivisti del Movimento. Quali sono stati i contributi del Meetup? Le idee della base sono confluite nella proposta finale?

“L’idea è nata proprio attraverso la discussione con il Meetup, abbiamo ripreso la proposta di legge esistente migliorandola e siamo, così, giunti alla pdl finale. Abbiamo tenuto in considerazione tutti i contributi giunti dai vari meetup distribuiti all’estero in maniera capillare. Proprio per coordinare questa loro forte presenza nel mondo sul territorio abbiamo cercato di riunirli tutti in un solo Meetup estero. Ad esempio, nonostante la distanza, noi dell’Europa siamo in costante rapporto con i Meetup di Nord America, Africa oppure Oceania”.

Tra le sue proposte rientra anche il potenziamento dei servizi forniti dal patronato. Nella sua lettera alla nostra redazione ha spiegato che i patronati potrebbero aiutare i nuovi emigrati a inserirsi e, per invogliarli, suggerisce di ricambiarli attribuendo loro un maggiore punteggio. Più punti, però, significa anche più soldi.

“Non ‘più soldi’ ma ‘ridistribuzione dei soldi’. Si tratta di una proposta che nasce dall’esperienza pratica. Quando sono arrivato all’estero non conoscevo nessuna struttura in grado di aiutarmi; per questo motivo sia io che gli altri attivisti abbiamo pensato a come fare per dare un supporto a chi arriva in un nuovo paese. Abbiamo chiesto al governo di impegnarsi per spingere i consolati a fornire una consulenza e un supporto ufficiale legato a informazioni su come e dove trovare una casa oppure un lavoro. Tutto questo, però, non ha tempi brevi e, quindi, abbiamo deciso che il modo più rapido e pratico per iniziare a garantire questo tipo di servizio è rappresentato, al momento, dai patronati. Prima di ideare un nuovo supporto per gli italiani all’estero, possiamo inserire un supporto per emigrati dentro i patronati, questo non significa aumentare il finanziamento ma, al contrario, ridistribuirlo”.

Per quale motivo un movimento votato al cambiamento, come il vostro, intende potenziare una rete così legata alla politica tradizionale, come i patronati?

“Sappiamo che i patronati, a volte, sono la ‘longa manus’ dei partiti però, visto che ci sono e hanno un costo, allora facciamoli funzionare. Non dimentichiamoci che i connazionali li vedono come un luogo dove ricevere un supporto e, in questo senso, intendiamo utilizzarli. Certo noi del Movimento non amiamo il fatto che siano, spesso, la diretta emanazione dei partiti, non ci piacciono molto e nei prossimi mesi vedremo come riformali”.

“Vedremo come riformali” significa che siete intenzionati ad abolirli?

“Abolirli no, perché sappiamo che sono utili, il problema è che sono usati anche come ‘accumulo di voti’. Vedremo cosa uscirà dalla discussione in Consiglio dei Ministri, l’obiettivo finale è spingerli a fare di più per i nuovi emigrati. Abbiamo cercato di superare l’ostilità nei confronti di queste strutture proprio perché ci interessa di più aiutare gli italiani”.

Beppe Grillo è d’accordo con questa visione più morbida? Ha condiviso con lui questa proposta o si tratta di una sua iniziativa?

“Si tratta di interpellanze al governo, nate per capire come il governo voglia muoversi. Grillo non ha commentato, anche perché le iniziative del singolo parlamentare non devono essere analizzate né tantomeno autorizzate”.

Anche gli altri attivisti del Meetup sono della stessa opinione?

“Il movimento capisce che esistono delle strutture già operative che ricevono finanziamenti e che vale la pena farle lavorare. Abbiamo voluto ottenere indicazioni dal governo rispetto al sostegno ai nuovi emigrati, ma ciò non vuol dire che l’attuale meccanismo ci piaccia, vedremo in un secondo momento come modificarlo”.

Il Movimento si è sempre detto contrario ai finanziamenti all’editoria e, proprio nel settore dell’informazione all’estero, si sono verificati spesso episodi di truffa con i soldi pubblici. Lei è d’accordo con l’idea di abolire i contributi alle testate giornalistiche? Il M5S punta molto sulla rete, pensa che una parte dei contributi andrebbe dirottato sulle testate on line?

“Su questo aspetto il movimento è sempre stato chiaro, no ai finanziamenti pubblici ai giornali e i media, compreso il web”.

Quando è stato attaccato solamente per aver avanzato un dubbio sulla restituzione della diaria, non ha pensato di lasciare? Non le è sembrato un atteggiamento ingiusto da parte dai sostenitori del movimento?

“Credo che gli attacchi degli attivisti fossero dovuti solamente a una scarsa conoscenza della situazione. Il problema e’ che, essendo l’unico eletto all’estero del M5S, risulta difficile far capire la differenza di esigenze tra me e i colleghi che vivono in Italia. È naturale che si presenti la necessità di un confronto all’interno del movimento su questi temi, l’estero presenta caratteristiche molto diverse dall’Italia e nel Movimento deve maturare questa consapevolezza”.

Ancora nella lettera alla nostra redazione ha spiegato di aver consultato il suo avvocato e di aver “restituito una cifra vicina ai 5mila euro, corrispondenti alle istruzioni ricevute per la prima restituzione”. La prossima volta come si comporterà? Dovrà confrontarsi nuovamente con il suo avvocato?

“No, non c’e più nulla di cui discutere, mi muoverò come stavolta”.

Lei è uno dei dissidenti indicati nei mesi scorsi tra quelli che avrebbero voluto fondare un proprio gruppo o sarebbero confluiti nel misto. È vero?

“Non ho mai pensato di uscire dal Movimento anche perché quasi tutti gli eletti del M5S sono stati scelti per portare avanti specifiche battaglie. Nei primi mesi di vita parlamentare c’e’ stato un ampio dibattito su molte decisioni e si è rafforzata la dialettica interna”.

Quindi non è vero che all’interno del Movimento non si può avere opinioni diverse dalla linea ufficiale?

“No, però in quel periodo, a volte, si aveva la sensazione che alcuni argomenti non potessero essere toccati”.

Quali?

“Non so citare degli episodi specifici ora, a distanza di tempo. Posso dire che, indipendentemente dall’argomento, si aveva la sensazione che all’interno del gruppo non si potesse avere un’idea diversa, anche se di poco, da quella ortodossa, sembrava che questo fosse visto come un tradimento, ma non era così. Conosco tutti i ragazzi del gruppo parlamentare, ma nessuno ha mai voluto il male del Movimento. Un’opinione differente non può essere vista come una difficoltà ed è per questo che molti di noi si sono dimostrati critici su alcuni aspetti, come accaduto nel caso della senatrice Gambaro. Se esiste una dialettica interna non si può condannare chi espone un punto di vista diverso”.

L’atteggiamento del gruppo non è cambiato nel corso dei mesi?

“Sì, assolutamente. Adesso il gruppo sta imparando ad apprezzare la voce critica come uno stimolo e una riflessione”.

In un’intervista di marzo ha dichiarato “vogliamo fare politica come fanno gli eletti in Sicilia”. Quindi con il Pd? È favorevole alle alleanze?

“No, non sono per le alleanze. Il modello siciliano e’ famoso perché, pur non alleandosi, ha avuto la libertà di avanzare determinate scelte, il contrario di quanto accade nelle due Camere. Qui in Parlamento assistiamo a scene ridicole, sono state bocciate proposte impossibili da rifiutare, perché miglioravano determinati progetti di legge, solamente perché avanzate da noi del M5S. Siamo scioccati da questa realtà”.

Qual è l’atteggiamento di Grillo verso i connazionali residenti all’estero? Si rende conto che si tratta di un bacino elettorale prezioso, ma ancora trascurato da altri partiti? Oppure vi sentite dimenticati, ora che non siamo più in campagna elettorale?

“Grillo è molto attento e il M5S sta scoprendo in maniera graduale il mondo degli italiani all’estero; già il fatto che esista un eletto all’estero vuol dire che anche nel mondo credono nel movimento. Grillo è consapevole del fatto che siamo una seconda Italia”.

Lei ha detto di essere fiducioso nella collaborazione degli altri colleghi, anche non eletti all’estero, per quanto riguarda la questione dell’Imu. Non le sembra di essere molto ottimista?

“No, al contrario, posso dire di aver trovato un’ampia disponibilità. I colleghi del mio partito si rendono conto che si tratta di una particolarità e non ho avuto problemi né a spiegarmi, né a farmi capire. Non so, invece, se sia lo stesso per gli eletti in Italia degli altri partiti, perché ho avuto modo di parlare della questione solamente con gli altri colleghi del Movimento”.

Proprio pochi giorni fa è stato inaugurato il Comitato per gli italiani nel mondo. Qual è stata la sua prima impressione? Il discorso di apertura lavori di Fabio Porta le è sembrato convincente?

“È presto per giudicare un comitato nato da pochi giorni, la prima convocazione è stata conoscitiva. Ho riscontrato un atteggiamento costruttivo da parte dei colleghi ed ho un buon rapporto con gli altri eletti all’estero, in loro ho trovato persone ragionevoli con le quali non ho mai avuto problemi a confrontarmi, pur mantenendo le rispettive e diverse opinioni”.

Quali saranno le sue prossime iniziative parlamentari?

“Per le nuove iniziative ripartirò dal confronto con i vari Meetup, stanno già venendo fuori molti stimoli”.

In attesa dei pareri dei Meetup, quali sono le tematiche che ritiene più urgenti oltre alla questione dell’Imu?

“È importante accendere i riflettori sul fenomeno della nuova migrazione e fare in modo che il governo sia attento alle esigenze di chi parte. Tutto questo serve anche per favorire la promozione culturale italiana, è ora che gli emigrati tornino a pensare con orgoglio al proprio Paese. Sentir parlare italiano e fare in modo che ci si senta a casa è una cosa è molto importante per chi vive all’estero”.

Ha in programma dei viaggi nella sua circoscrizione? O basta la rete?

“Noi siamo sempre in contatto con rete, ci saranno occasioni per incontrarsi dal vivo con gli elettori ma nel M5S funziona tutto diversamente, ad esempio ci manteniamo in contatto con frequenti conference call”.

Nella sua mail alla nostra redazione ha spiegato di aver contattato tutte le sedi consolari. Le ritiene utili per la gestione del rapporto con gli italiani nel mondo?

“Ho contattato tutte le sedi consolari e continuerò a impegnarmi nel rapporto con loro. Sono le sedi rappresentative dello Stato, sono lo Stato all’estero, ed è importante capire come migliorarne l’operatività per fare in modo che siano vicine ai connazionali. Mi piacerebbe che gli italiani nel mondo tornassero ad andare nei consolati per sentirsi a casa”.

Non pensa che dovrebbero trasformarsi in sportelli consolari, in favore di una maggiore informatizzazione dei loro servizi?

“Certamente i consolati devono essere informatizzati, ma la loro presenza è indispensabile. Consolati lontani 100 chilometri sono un problema per gli anziani, sono i consolati che devono avvicinarsi agli italiani, non gli italiani a faticare per raggiungerli. Sentire che lo Stato italiano è presente può aiutare molto quando si è lontani da casa”.

Quindi lei non è favorevole al taglio della rete consolare?

“Il ridimensionamento dei consolati in un’epoca di tagli lineari è purtroppo, e sottolineo purtroppo, inevitabile. Proprio per questo bisogna essere consapevoli del fatto che la rete consolare deve essere ristrutturata e il suo servizio migliorato”.