Italiani all’estero, Merlo (MAIE) a ItaliaChiamaItalia: ‘elezioni Comites primo impegno 2015’

Roma – In attesa di conoscere i risultati delle elezioni dei Comites, il Movimento Associativo Italiani all’Estero sembra aver già segnato due punti a suo favore nelle città di Asunciòn e Cordoba, dove nessun altro ha presentato delle liste. Ne è convinto l’onorevole Ricardo Merlo, presidente del MAIE, che a ItaliaChiamaItalia spiega: “mi aspetto soprattutto un grande risultato in termini di partecipazione, in proporzione con quello che è consentito dal meccanismo che regola queste elezioni”.

Onorevole Merlo, quali sono le iniziative in programma per il 2015 del Maie?

Come movimento intendiamo muoverci su tre fronti. Come primo aspetto c’è, naturalmente, la questione dei Comites, in secondo luogo abbiamo la difesa della circoscrizione estero e, infine, abbiamo come sempre una ricca agenda di impegni esteri.

Partiamo dalla fine. Quali sono gli incontri già in cantiere?

Stiamo organizzando diversi incontri in città europee e oltreoceano. In particolare, ci recheremo sicuramente a Stoccarda e Bucarest e, naturalmente, anche in Sud America, in particolare in Brasile e in Bolivia. Le città sono già state fissate, mentre non abbiamo ancora stabilito le date esatte che, però, sono tutte comprese nei primi mesi dell’anno.

Con quale scopo si svolgeranno questi appuntamenti? Si tratterà di incontri pubblici o di riunioni del movimento?

Si tratta di eventi finalizzati a incontrare gli italiani residenti nei rispettivi territori. Non abbiamo bisogno di andare in quei luoghi per organizzare la nostra struttura di partito perché c’è già, esiste ed è attiva. Ciò che spesso manca, invece, è il contatto diretto verso le collettività da parte delle forze parlamentari, un rapporto che il Maie cerca sempre di coltivare.

Per quale motivo ha parlato di “difesa della circoscrizione estero” in relazione agli obiettivi del 2015? Dopo tanti anni dall’approvazione, si è ancora al punto in cui il voto estero rischia di saltare?

Purtroppo sì. Dobbiamo ‘fare muro’ contro tutti questi attacchi che vengono avanzati in continuazione nei confronti degli italiani all’estero, soprattutto da parte degli esponenti del Movimento 5 stelle e dei leghisti. I parlamentari appartenenti a questi due gruppi continuano a presentare una valanga di emendamenti per eliminare la circoscrizione estero e, per argomentare la loro posizioni, arrivano perfino a dire che non paghiamo le tasse in Italia. Non è facile gestire questo attacco ed è importante il lavoro che abbiamo fatto anche con gli altri colleghi eletti all’estero per respingere gli emendamenti.

Venendo invece al primo degli obiettivi Maie per l’anno appena iniziato, crede che le elezioni Comites saranno un banco di prova per valutare il livello di maturità del suo movimento?

Il rinnovo dei Comites è un appuntamento importante, non a caso le nostre energie ora sono concentrate in questo sforzo comune. Voglio sottolineare, però, che le elezioni Comites ci vedono già protagonisti, poiché siamo la forza politica che ha presentato più liste nel mondo.

Quante sono in totale?

Sono circa 33. Non possiamo fornire un numero esatto perché insieme alle liste dirette, nel conto totale, rientrano anche quelle indirette, ossia le città dove abbiamo stabilito delle alleanze con altre liste oppure dove i nostri esponenti sono candidati all’interno di liste civiche locali.

Quali sono le alleanze che ritiene più significative? 

Abbiamo presentato liste e candidati in tutte le quattro circoscrizioni elettorali, per noi sono tutte importanti allo stesso modo e, al di là del singolo risultato, ciò che speriamo è che le elezioni si svolgano in modo corretto e che vedano la più ampia partecipazione possibile.

Però, pur volendo mantenere un atteggiamento equilibrato, esisteranno necessariamente delle aree geografiche nelle quali desidera che il Maie si affermi. Quali sono le città da espugnare, quelle in cui spera maggiormente di riuscire a ottenere un risultato significativo?

Noi siamo per la partecipazione. Posso dire che abbiamo già vinto ad Asunciòn, in Paraguay, e a Cordoba, in Spagna, perché in queste città è stata presentata solamente la nostra lista. Ripeto, mi aspetto soprattutto un grande risultato in termini di partecipazione, in proporzione con quello che è consentito dal meccanismo che regola queste elezioni.

Aspettarsi una grande partecipazione è abbastanza ottimistico, viste le premesse degli ultimi mesi. Quali risultati si aspetta, realisticamente, dal punto di vista dell’adesione al voto?

Mi aspetto una vasta adesione in relazione, però, al meccanismo di voto. È ovvio che non possiamo aspettarci gli stessi numeri di votanti delle politiche, anche e soprattutto perché, in questo caso, chi desidera esprimere il proprio voto deve seguire una trafila burocratica pazzesca.

Sarebbe più opportuno modificare questo metodo?

In realtà, invece, penso che se si fosse adottata la stessa strategia alle elezioni politiche, non ci saremmo poi ritrovati determinati personaggi in Parlamento, come avvenuto in passato. Mi spiego. Il meccanismo scelto per le elezioni dei Comites, seppur molto macchinoso perché richiede più firme autenticate e altri passaggi di carattere burocratico, garantisce però un forte livello di sicurezza. Con questo metodo si sa chi vota e si sa chi si deve votare, non ci sono buste con nomi che girano ed è tutto tracciabile, sotto controllo. In questo modo si garantisce un sistema di voto trasparente e controllabile, potremmo dire che è un metodo sicuro praticamente quasi al cento per cento. Ripeto, se avessero adottato questo meccanismo anche per le politiche, non ci saremmo ritrovati certi personaggi in Parlamento, gente che non si sapeva da dove venisse e che, infatti, è poi salita alla ribalta delle cronache per motivi poco edificanti.

Rimanendo in tema di partecipazione, crede che possa essere d’aiuto, in questo senso, la riapertura dei termini per la presentazione delle liste decisa pochi giorni fa?

In realtà non è stata riaperta la possibilità di presentare le liste, ma è stata semplicemente applicata una legge nella quale si prevede che, nelle circoscrizioni dove non sono presenti Comites perché sono stati sciolti o perché, come in questo caso, non esistono liste, il console può indire nuove elezioni. Il governo, quindi, non ha fatto altro che attivare questa legge e, secondo me, ha fatto una cosa totalmente legittima.

Non sarebbe stato più utile, ai fini dell’adesione al voto, riaprire alla possibilità di presentare liste in tutte le città?

No, non sarebbe stato utile. Una riapertura vera e propria, che consentisse la presentazione di liste che non sono riuscite a presentarsi, potrebbe creare confusioni e danni e, inoltre, sarebbe totalmente ingiusto verso chi s è sforzato per fare tutto in regola ed entro i termini previsti. Faccio un semplice esempio di un disguido che potrebbe capitare molto facilmente. Se una persona che ha firmato una precedente lista ne firmasse, adesso, una nuova, la precedente non varrebbe più e, se quella lista precedente fosse passata con poche firme di scarto, rischierebbe di decadere a causa di questo nuovo accadimento. Non credo, infine, che la partecipazione sia collegata all’elevato numero di liste, basti pensare a Mar del Plata dove si registra una delle più alte partecipazioni di voto al mondo pur essendo presenti solamente due liste.

Rimanendo all’estero, giunge oggi dall’India la notizia dell’annullamento dell’ergastolo per Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, in carcere dal febbraio 2010 con l’accusa di omicidio. Alcuni intravedono in questo avvenimento uno spiraglio di speranza anche per i marò. È così anche per lei?

Non so se questo fatto rappresenterà uno spiraglio di speranza, di certo è una buona notizia per i connazionali coinvolti nella vicenda, ma il governo ancora non ha fatto ciò che doveva fare per i marò.

In India operano molte aziende italiane, prima tra tutte Finmeccanica. Non crede che non si voglia calcare la mano con l’India per non calpestare interessi economici più grandi?

Si tratta di ipotesi che potremmo commentare all’infinito, ma non sapremo mai la verità. Potremmo parlarne per ore ma, piuttosto, direi che è più importante andare avanti e riportare a casa i marò.

La questione dei due marò, ancora irrisolta, viene spesso affiancata in questi giorni alla liberazione delle due cooperanti Greta e Vanessa, per le quali il governo italiano avrebbe versato una somma in denaro. È giusto pagare un riscatto? E sono giuste, o totalmente fuori luogo, le polemiche di queste ore?

Siamo in un momento molto complicato e difficile per la situazione internazionale e per la violenza che si vive in alcuni stati, ci saranno sempre mille opinioni diverse su queste cose, da un lato abbiamo la teoria secondo la quale non si deve mai pagare un riscatto, mentre dall’altra abbiamo la questione umana che ci dice di salvare una vita. È una discussione che non serve, secondo me, nel senso che se ne dovrebbe dibattere in altri momenti. O si decide che la linea è una, e solo quella, o è inutile discuterne a caldo, quando siamo in situazioni di emergenza e mentre ci sono anche altre urgenze alle quali fare fronte.

Si avvicinano le elezioni del presidente della Repubblica. Quale nome la convince maggiormente, tra quelli che circolano in queste ore?

In realtà, nessuno. Tra l’altro, non ci troviamo di fronte una grande convergenza su qualche nome in particolare. In questo momento c’è una grande attesa per la riforma elettorale e per quella costituzionale, la settimana prossima penseremo al Quirinale.

Che aria si respira in Parlamento, che si dice? Avrà pur avuto modo di ipotizzare un candidato ideale con i suoi colleghi. Non si registrano ancora punti di incontro su nessun profilo?

Si respira una grande incertezza, si parla di contatti tra alcuni esponenti dei vari gruppi parlamentari, si discute degli accordi e delle caratteristiche che dovrebbe avere il nuovo inquilino del Colle, ma poi, in realtà, nessuno sembra convinto su un nome specifico. Non c’è ancora vero consenso su una sola persona in Parlamento e la cosa non mi stupisce. Abbiamo avuto delle difficoltà alle ultime elezioni, che pure erano attese, tanto che abbiamo dovuto richiamare Napolitano, figuriamoci questa volta che non erano nemmeno previste.

E intanto Napolitano, da senatore a vita, è confluito nel vostro stesso gruppo, quello per le Autonomie – Maie.

Sì, un nostro senatore ha già avuto modo di incontrarlo e confrontarsi con lui. A prescindere dall’opinione che si ha di lui, Napolitano è un presidente che è già entrato nei libri di storia, per noi è un grande onore sapere che siede nel nostro stesso gruppo.