Nel corso di una decina d’anni il direttore dell’ufficio zurighese del Patronato INCA/CGIL ha truffato sistematicamente moltissimi pensionati italiani, appropriandosi indebitamente dei loro capitali pensionistici di tutta una vita lavorativa in Svizzera. La truffa di vari milioni di franchi svizzeri è stata scoperta in febbraio 2009 e da allora la Procura si trova tuttora in fase d’indagine. Varie casse pensioni, banche, la Posta svizzera, il Consolato italiano di Zurigo e il Ministero del lavoro italiano sono toccati dall’affare. L’ INCA/CGIL che coopera strettamente con l’UNIA, ha abbandonato al proprio destino le vittime, che si sono riuniti nel CDF, il Comitato Difesa Famiglie, e con coraggio stanno ottenendo giustizia. Il Comitato Difesa Famiglie, presieduto da Marco Tommasini, nell’indifferenza totale delle autorità italiane, con le proprie forze è riuscito ad intentare causa presso il Tribunale Distrettuale di Zurigo, che, in prima istanza, aveva dato ragione ai danneggiati del Patronato INCA/CGIL condannando detto patronato a pagare la somma intera dei capitali pensionistici sottratti più gli interessi e tutte le spese processuali. L’INCA/ CGIL, incurante delle necessità dei connazionali, ha presentato ricorso versando la lauta cauzione di CHF 100.000 (circa 85.000 Euro) malgrado avesse dichiarato di non avere mezzi finanziari a disposizione. Ma ora la Corte d’Appello (Obergericht Zürich) ha respinto il ricorso dell’INCA/CGIL che però potrebbe ricorrere all’ultima istanza del Tribunale Federale. Ormai nessuno dubita che anche qui il patronato verrà condannato, definitivamente questa volta. L’ulteriore ricorso rappresenterebbe esclusivamente un’altra manovra dilatoria quando le famiglie degli anziani vivono in difficoltà economiche ed hanno bisogno di entrare in possesso al più presto di quanto è loro.
ItaliaChiamaItalia, per approfondire, ha contattato proprio Marco Tommasini, che in questi anni si è battuto come un leone, nell’interesse delle famiglie truffate.
Marco, in qualità di presidente del Comitato a difesa delle famiglie, come ti senti? Il ricorso dell’Inca è stato bocciato, è un’altra vittoria per voi no?
“Come responsabile del CDF mi sento da un lato molto soddisfatto che noi del CDF abbandonati un po’ da tutti siamo riusciti a farci sentire e a farci valere. Da un altro lato mi sento molto deluso che con tutte le organizzazioni che ci sono abbiamo dovuto arrangiarci da soli e intorno a noi un silenzio assordante come se i colpevoli fossimo noi. Certo una vittoria per noi come emigranti che hanno dovuto arrangiarsi da soli, ma anche una sconfitta enorme per l’emigrante che si è trovato solo malgrado Comites, CGIE e parlamentari della circoscrizione estero”.
Quali speranze ci sono che le famiglie truffate riabbiano i propri risparmi?
“Le speranze sono sempre intatte, anche se devo confessare che l’idealismo all’inizio della nostra battaglia è stato soppiantato da un freddo realismo. L’idealismo inteso come l’immaginazione di una giustizia onnipresente e freddo realismo inteso come realizzazione che purtroppo non tutti sono liberi nel loro pensare ed agire. Ho conosciuto delle persone magnifiche ma che davanti alla decisione di aiutare un pensionato disperato hanno dichiarato che non si metteranno mai contro l’ INCA/CGIL. Mi sono giurato che non abbandonerò questa battaglia finché tutti abbiano avuto giustizia”.
Giacchetta, il responsabile di tutto questo, dov’è adesso? Si sa?
“Giacchetta lavora come contabile in un’impresa italiana. La procura Svizzera è ancora nella fase investigativa dopo 4 anni e nessuno dei danneggiati è mai stato interrogato. Ci sono le organizzazioni che tutelano l’emigrato e lo salvaguardano nei suoi diritti, ma a quanto pare questo vale solo per l’aguzzino enon per le vittime”.
Quali ostacoli hai trovato sul tuo cammino, per difendere come hai fatto le tante famiglie truffate?
“Ci sono stati tanti ostacoli. Basti pensare che il Sen. Micheloni, e gli onorevoli Farina e Narducci, il presidente del Comites Zurigo, il console generale di Zurigo, il responsabile dell’ufficio italiani all’ estero della CGIL e vicesegretario del CGIE ci hanno detto di riunirci per fare causa contro l’INCA/CGIL. Insomma, si sono lavati le mani e tolti la responsabilità caricandocela sperando che non fossimo all’altezza e la nostra incapacità avrebbe fatto in modo che nessuno ne avrebbe parlato più. Se non ci fosse stato Gian Luigi Ferretti che continuava a scrivere sulla nostra faccenda la nostra storia sarebbe finita veramente nel dimenticatoio. Ti puoi immaginare che nessuna, ripeto nessuna, struttura italiana si è occupato del nostro caso. L’INCA/CGIL fa parte del colosso CGIL e questo del PD. Chi si mette contro deve essere più che coraggioso”.
Questa vicenda getta una scura ombra sul ruolo che svolgono i patronati all’estero. Tu che idea ti sei fatto? Sono strutture necessarie? Trasparenti?
“Dalle nostre ricerche abbiamo trovato parecchie truffe in diversi patronati. L’ultima viene da Francoforte in Germania da dove mi è arrivata in questi giorni la documentazione di parecchi pensionati che si erano rivolti all’INCA e il responsabile – un certo Giuseppe Pappagallo – pare ne abbia tratto profitto a loro spese. Non sanno dove sbattere la testa perché non c’è tutela. Non so come sia in altri paesi, ma in Svizzera il patronato non esiste come ente nella legislatura svizzera e ciò lo rende al di sopra della giustizia. Il tribunale federale al quale avevo presentato una denuncia contro la Confederazione elvetica per mancata supervisione di un ente straniero su proprio territorio, mi ha risposto che non è previsto nessun controllo sui patronati. I patronati lo sanno e ne approfittano. Non so se lo Stato italiano ne sia a conoscenza ma come si sta comportando immagino che ci sia una certa convivenza. La Svizzera non vuole fare niente, poiché siamo italiani. L’Italia non vuole fare niente, poiché siamo residenti all’ estero. Per rispondere alla tua domanda credo che gli statuti dei patronati sono magnifici. Pieni di umanità e benevolenza. Purtroppo non vengono applicati o meglio vengono applicati unilateralmente per fare affluire enormi somme di denaro pubblico senza doverne rendere giustificazione. Manca un controllo vero ed efficiente. I patronati ne approfittano ad oltranza. Credo che il bilancio economico italiano ne gioverebbe se si rendesse più serio il lavoro nei patronati”.
Il ruolo politico dei patronati nelle passate elezioni politiche all’estero è stato evidente: hanno spesso indicato ai propri assistiti chi votare. Secondo te come si potrebbe arginare il fenomeno?
“Nelle elezioni politiche per la circoscrizione estero coloro che provengono dai patronati non dovrebbero essere eleggibili. Sarebbe in concordanza alle disposizioni vigenti. I patronati cooperano con i consolati. Ecco per i diplomatici, consoli, vice-consoli, ufficiali addetti alle ambasciate vige l’ineleggibilità. I patronati ricevono fondi dallo Stato. Ecco, per i rappresentanti, amministratori e dirigenti di società e imprese private sussidiate dallo Stato vige l’ineleggibilità (D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361)”.
Per concludere, davvero è possibile che l’Inca provi ancora a portare avanti un ulteriore ricorso? Quale significato avrebbe questa mossa?
“Credo che l’INCA abbia già dimostrato che è incurante delle necessità dei cittadini che si sono rivolti a loro. Presentare un secondo ricorso vorrebbe dire spendere ancora soldi… non so dire se lo faranno. Hanno sempre dichiarato di non avere soldi, ma per inoltrare ricorso contro di noi pare che da qualche parte arrivino. Comunque la speranza che l’INCA si dimostri veramente come ente che aiuta e assiste non l’ho ancora persa. Chissà, forse succede un miracolo”.
































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