Italiani all’estero, viceministro Archi: usare web per indagini italiani nel mondo

Bruno Archi, viceministro degli Esteri con delega agli italiani nel mondo, in un’audizione al Comitato italiani nel mondo della Commissione Esteri della Camera – presieduto dall’On. Fabio Porta, Pd – ha parlato, fra le altre cose, di rete consolare, voto estero, nuova emigrazione, lingua e cultura italiana.

LINGUA ITALIANA NEL MONDO Proprio sulla questione relativa alla diffusione della lingua italiana nel mondo, una voce falcidiata dai tagli e dalla drastica riduzione del personale della scuola imposta dalla spending review, Archi ha detto: “E’ vero che le risorse sono drasticamente diminuite, ma è altrettanto vero che ci sono ampi margini per assicurare una loro gestione maggiormente produttiva ed efficiente. La Direzione generale del ministero competente in materia ha fatto presente l’esigenza di razionalizzare accorpando gli enti gestori, in una prospettiva di medio periodo, allo scopo di concentrare risorse a favore degli enti che per esperienza e struttura possono garantire maggiore efficienza", come già avvenuto all’Ambasciata di Washington. "La concentrazione di risorse a favore di enti più strutturati e virtuosi – spiega il viceministro – consente di diminuire le spese fisse grazie alle economie di scala, una programmazione didattica di ampio respiro, diminuisce l’incidenza del contributo ministeriale rispetto al contributo proprio e favorisce un maggior numero di esperienze didattiche". Quanto al personale docente, Archi ha ricordato il limite massimo indicato nella spending review, con una progressiva diminuzione dalle 1024 unità attuali a 624 entro il 2017. "Stiamo lavorando con il ministero dell’Economia e il Miur – ha aggiunto – a un emendamento che consenta per alcuni posti prioritari ai fini della nostra politica scolastica l’invio di personale docente e dirigenziale all’estero. Evidenzio come non sia più procrastinabile l’attivazione di un efficace coordinamento tra i soggetti attivi nella promozione della lingua e della cultura italiana al’estero".

NUOVI EMIGRANTI, PUNTARE SUL WEB Durante il suo intervento, Archi ha spiegato che sul fenomeno "dai contorni sfocati" degli italiani all’estero "si devono affinare i dati in nostro possesso, con fonti alternative di rilevazione" in grado di comprendere anche la mobilità delle nuove generazioni:"Bisogna individuare la figura del nuovo emigrante. I dati dell’Istat forniscono un quadro incompleto sotto molto aspetti", dovuto agli inevitabili ritardi delle registrazioni anagrafiche e alle mancate comunicazioni dei trasferimenti. "Le anagrafi non nascono per osservazione statistica e non comprendono dati come il titolo di studio o le cause del trasferimento", senza contare il fatto che l’iscrizione all’Aire (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) è consentita per periodi superiori ai 12 mesi. "Le nuove generazioni frequentano più il web che i circoli. Le associazioni virtuali svolgono uguale funzione di rappresentanza e in occasione delle ultime elezioni hanno fatto sentire le loro voci con una maturità non ancora riflessa dal punto di vista della normativa". Per questo motivo, nuove forme di rilevazione statistica possono essere avviate tramite blog e gruppi informali di espatriati, dedicando all’indagine anche un’apposita sezione dei siti web istituzionali dedicati agli italiani all’estero.

"Il cosiddetto nuovo emigrante, spesso mobile, si avvale di diversi mezzi di aggregazione e di conservazione dei legami culturali, linguistici e politici con l’Italia e presenta esigenze dinamiche che difficilmente trovano soddisfazione nei servizi consolari tradizionali”. I consolati si trovano di fronte a due principali ordini di difficoltà. Il primo riguarda le "risorse che sono in continuo calo a fronte di oneri in continua crescita". "E’ una questione di interdipendenza – spiega Archi – La mobilità dei cittadini, in sostanza la globalizzazione, fa sì che virtualmente ogni provvedimento nazionale abbia conseguenza sull’attività dei nostri uffici all’estero imponendo nuovi compiti". In questo quadro, "pur forti della conoscenza del territorio, delle comunità stanziali e delle loro esigenze anche rendere i più tradizionali servizi consolari diventa ogni giorno assai più difficile e arduo, nonostante l’ottimizzazione delle risorse e il sempre più intensivo uso dei mezzi informatici". In secondo luogo, la nuova mobilità internazionale che "rappresenta un fenomeno che per definizione esula dai tradizionali strumenti consolari di rilevamenti e di assistenza" e nei confronti della quale è indispensabile un approccio innovativo. Se infatti, "nei confronti delle collettività stanziali i più tradizionali metodi e strumenti consolari possono essere ancora adeguati, ma non lo sono sempre e ovunque le risorse", per le nuove generazioni il quadro cambia. Secondo Archi, "nei confronti delle nuove generazioni, dei figli dei nipoti di coloro che hanno lasciato l’Italia, si incontra spesso un divario culturale generato dalla più profonda integrazione nei Paesi di accoglienza che impone un sostegno eminentemente culturale teso a conciliare integrazione e radici, nell’ottica di non disperdere risorse preziose per l’intero sistema Paese". La nuova mobilità internazionale, prosegue il viceministro, "richiede un adeguamento di metodi e strumenti ancor prima che risorse: l’intero sistema normativo, a cominciare dalla legge sull’Aire, e organizzativo dei sistemi consolari rispecchia l’esigenza dell’emigrazione italiana intesa non più come emigranti dei secoli scorsi ma come collettività residente in modo stanziale".

VOTO ALL’ESTERO Nel quadro "al momento ancora non decifrabile" delle riforme istituzionali è auspicabile modificare il funzionamento del voto degli italiani all’estero prevedendo l’inversione dell’opzione, vale a dire la concessione del diritto di voto a chi chiede espressamente di esercitarlo, piuttosto che l’istituzione di seggi diffusi. "E’ indubbio – ha sottolineato Archi – che eventuali riforme del sistema parlamentare incideranno sul funzionamento del voto all’estero. Dal punto di vista della Farnesina, senza entrare nel merito delle riforme, il voto per corrispondenza ha dimostrato limiti che la rete diplomatica consolare ha cercato di arginare il più possibile" attraverso "interventi di bonifica" da parte dei consolati sugli elenchi dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Tuttavia, questi elenchi "non saranno mai totalmente affidabili" per via soprattutto delle mancate comunicazioni da parte di chi si trasferisce all’estero: la conseguenza su 3 milioni di mezzo di plichi inviati per le elezioni sarà sempre "difficilmente accettabile". Per questo motivo, il viceministro ha auspicato l’inversione dell’opzione mantenendo il voto per corrispondenza con "forme di consegna personalizzate dei plichi in capo a elettori che hanno chiesto espressamente di votare". Al contrario, l’ipotesi di seggi diffusi, oltre a essere finanziariamente onerosa, è resa impraticabile dall’impossibilità di un adeguato controllo e dalla mancanza di idonee risorse umane in loco. Inoltre, costringerebbe il 75% degli elettori all’estero a compiere lunghi spostamenti per esercitare un proprio diritto. Da rilevare poi, segnala Archi, che alcuni Paesi, come Stati Uniti e Canada, negherebbero l’autorizzazione a istituire seggi sul proprio territorio.

L’8 AGOSTO A MARCINELLE Il prossimo 8 agosto il viceministro degli Esteri Bruno Archi sarà a Marcinelle, in Belgio, per rendere omaggio ai 262 minatori, di cui 136 italiani, morti nella mineira di carbone del Bois du Cazier nel 1956.