Italiani all’estero, sciolto il Comites del Messico: ‘continuare così non ha senso’

Il Comites del Messico si è sciolto una decina di giorni fa. Una notizia che per molti – anche fra gli addetti ai lavori – è stata una doccia fredda. L’Ambasciata d’Italia in Messico è già pronta alle nuove elezioni, visto che in questi casi così vuole la legge. Ma ancora non è chiaro se davvero qualcuno presenterà liste e candidati. Anche perché, secondo il governo, entro il 2014 è previsto il rinnovo dei Comites di tutto il mondo, e comunque il Comites messicano dovrebbe tornare al voto entro pochi mesi. Due elezioni in pochi mesi vuol dire anche più soldi da spendere, più risorse umane da utilizzare, secondo qualcuno “una perdita di tempo”.

Ma perché si è sciolto il Comites? Nel febbraio del 2014, il presidente del Comites di Città del Messico scrive una lunga lettera e la invia ai consiglieri, invitandoli a dimettersi tutti. La sintesi è chiara: siamo stanchi, senza soldi, siamo soli, continuare così non ha più alcun senso, ci dimettiamo.

ItaliaChiamaItalia è in grado di pubblicare qui la lunga lettera firmata dal presidente del comitato. Vale la pena di leggerla fino alla fine, vale la pena apprezzare l’onestà intellettuale del presidente e la sua presa d’atto che continuare così non serve, né al Comites né alla comunità italiana.

LETTERA DEL PRESIDENTE AI CONSIGLIERI

Gentili consiglieri,

   questo Comites compirebbe, il prossimo mese di marzo, 10 anni di vita. Per essere un’istituzione il cui consiglio resta in carica, a norma di legge, 5 anni, è un bel record. Tanto per cambiare, un record anomalo. Un record negativo.

Se è risaputo, infatti, che l’Italia è un Paese in cerca della propria "normalità" da quasi settanta anni di storia repubblicana, se è certo che troppo spesso ci hanno spacciato la "normalizzazione" come se fosse l’unica forma di normalità possibile, è pur sempre vero che solo noi che viviamo all’estero sappiamo cosa voglia dire vivere in un’anomalia costante. Se non ci fosse da piangere, potremmo veramente affermare che il nostro "essere anormali" rappresenta l’unica forma di normalità a cui ci è dato di accedere: da sempre in stato di eccezione, normalmente straordinari, stabilmente provvisori, regolarmente irregolari.

Dieci lunghi anni attendendo una riforma del Comites che ci rendesse veramente giustizia, nove interminabili anni aspettando una nuova legge del CGIE che conferisse finalmente dignità politica agli italiani residenti all’estero, per ovviare – in entrambi i casi – a leggi insufficienti, dolosamente limitanti, con un chiaro vizio d’origine riduzionista e poco rispettoso di ogni principio democratico. Dieci anni di resistenza, contro il falso principio della normalizzazione, ovvero contro l’idea dominante della necessità di perpetuare l’errore finché non diventi, agli occhi della maggioranza, corretto.

Come se gli errori potessero mai divenire corretti.

In questi anni di attività, il Comites del Messico ha fatto qualcosa di più che resistere; la nostra non si è limitata a essere una resistenza passiva, fatta di riunioni ordinarie e atti pubblici socialmente raccomandati; noi abbiamo lavorato con un solo obiettivo, quello di ovviare ai limiti della legge, con l’esercizio costante del "fare", superandone gli errori imprevisti e gli ostacoli previsti o fin troppo prevedibili.

Abbiamo potuto perseguire questo obiettivo ambizioso, per almeno cinque anni, grazie a quattro elementi positivi che è bene ricordare in questo frangente, soprattutto per poter analizzare e comprendere al meglio la situazione attuale.

1. La presenza di alcuni consiglieri che hanno dato tutti se stessi, e molto più del dovuto, perché questo Comites rappresentasse, praticamente, un caso unico a livello mondiale per idee, stile e capacità di realizzazione. Tre gli elementi essenziali per il funzionamento ideale di un’istituzione costretta a operare in condizioni proibitive: a) presenza incondizionata; b) spirito critico sempre accompagnato a una chiara intenzione costruttiva e propositiva; c) senso del servizio e della gratuità. Sarà bene ricordare che senza questi elementi, difficilmente questo Comites avrebbe potuto portare a termine tutti i propri progetti. Cosí come non possiamo dimenticare la componente fondamentale della passione, riassunta chiaramente nella persona di Luciano Valentinotti: passione politica e sociale, insieme a una coscienza chiara e determinata del valore dell’impegno personale. Infine, la presenza di Marina Piazzi, che ha saputo fare dell’osservatorio privilegiato del CGIE, un motore prezioso per offrire appoggio e informazione ai connazionali residenti in tutto il territorio messicano, permettendo cosí al Comites di colmare le enormi lacune del pubblico servizio italiano in questo Paese.

2. Un altro elemento importante e, in più di un senso, determinante è stata la presenza di un’ambasciata rispettosa del ruolo politico ed istituzionale del Comites: da una parte, la politica di un ambasciatore, Felice Scauso, che, con intelligenza e senso della democrazia, aveva compreso che il comitato degli italiani all’estero, eletto a suffragio universale, non era (come d’altra parte non è) un’associazione equiparabile a una Dante Alighieri qualsiasi o a una camera di commercio, e che dunque meritava di occupare uno spazio distinto con prerogative distinte e facoltà differenti da quelle proprie del mondo associativo italiano in Messico; dall’altra, un gruppo di funzionari che – assecondando sinceramente il pensiero e l’azione del proprio ambasciatore, sia in ambasciata sia nell’istituto italiano di cultura – riconobbe immediatamente il ruolo del Comites, offrendoci la propria collaborazione e mettendo a disposizione dell’intera collettività italiana le proprie competenze. La perfetta integrazione tra Comites e Ambasciata, nel rispetto delle specificità di ognuna delle parti, ha rappresentato in quegli anni fortunati, senz’ombra di dubbio, uno degli elementi decisivi per il buon funzionamento della nostra istituzione.

3. Un flusso regolare di contributi che, annualmente, ci ha permesso di operare. Contributi sempre insufficienti, è vero, però pur sempre superiori alla media mondiale, e questo proprio grazie al buon funzionamento del nostro Comites. Nei primi cinque anni della nostra "storia" siamo riusciti, infatti, a innescare un meccanismo virtuoso fatto di progetti politicamente rilevanti e di una rete di viaggi mirati alla costruzione di un rapporto reale con la collettività. Nei primi cinque anni di attività, questo Comites si è costituito come un chiaro punto di riferimento per tutti gli italiani residenti in Messico, facendo uscire dall’immobilismo e dalla clandestinità un’istituzione che nessuno sapeva bene cosa facesse e perché esistesse.

4. La scelta, chiara ed inequivocabile, fatta dal nostro comitato, di assumere il ruolo di elemento generatore del cambiamento della collettività. Aprire alla collaborazione con il Patronato ITAL, per esempio, ci ha permesso, da una parte, un evidente abbattimento delle spese di ordinaria amministrazione e, dall’altra, la reintroduzione, nel tessuto connettivo della nostra collettività, di un elemento fondamentale per la difesa e l’applicazione dei diritti acquisiti dei nostri connazionali residenti in Messico.

Una cosa è certa, la collettività che lasceremo, alla fine del nostro mandato, non assomiglierà in niente a quella che incontrammo nel 2004: l’Archivio degli Artisti Italiani in Messico; il Contratto Etico dei docenti di Lingua e Cultura Italiana; l’organizzazione delle mostre collettive indimenticabili che hanno dato, alla nostra presenza culturale in Messico, senso e fisicità; lo sportello permanente per informare e dare consulenza ai connazionali residenti su tutto il territorio della repubblica messicana… Tutte cose che gli italiani, in Messico, prima, non potevano nemmeno immaginare. Tutte cose che, in futuro, potranno esigere da coloro che verranno dopo di noi.

La situazione, però, da alcuni anni, è radicalmente cambiata. Dobbiamo riconoscerlo. Il governo Berlusconi, prima, e quello Monti, dopo, (con la complicità imperdonabile del centrosinistra) hanno decretato la nostra permanenza in carica ad libitum, togliendo ogni significato democratico alla nostra istituzione. L’ultima data approssimativa, comunicata dal governo, per lo svolgimento delle elezioni del Comites, il 2014, appare senza fondamento e assolutamente incerta.

Per cui, sarà bene prendere in considerazione alcune riflessioni necessarie:

1. Il gruppo centrale del Comites, quello più operativo e che garantisce a tutta l’istituzione operatività, è stanco. Senza togliere merito ad ognuno dei membri del nostro comitato, nessuno più di questi consiglieri ha l’autorità morale per dire "basta".

2. L’atteggiamento dell’ambasciata ha conosciuto una mutazione radicale. Roberto Spinelli, l’ambasciatore che prese il posto di Felice Scauso, dimostrò di non comprendere a pieno la natura della nostra istituzione, e non le riconobbe mai il ruolo che meritava e merita. In questo contesto, abbiamo perso gradualmente il nostro riconoscimento istituzionale e, equiparati ad altre realtà associative della collettività, ci ritroviamo oggi nel ruolo di comparse in un film della cui trama abbiamo perso completamente il controllo. Inoltre, la perdita totale del senso dei valori costituzionali e quella delle proprie funzioni, da parte dei nuovi incaricati dell’Istituto Italiano di Cultura, ha provocato un autentico processo involutivo nella rete di relazioni che regolano una parte importante della nostra collettività, finendo per danneggiare in modo sensibile perfino la qualità dell’offerta culturale italiana in Messico. Un’interrogazione parlamentare, fatta dall’On. Bucchino all’allora ministro Terzi, è la triste testimonianza di questa involuzione.

3. Le continue riduzioni dei contributi, dovute a una revisione di spesa che mette in evidenza la poca rilevanza degli italiani all’estero nella considerazione del nostro governo, hanno penalizzato, in modo inesorabile, la nostra capacità operativa. Una riduzione graduale, fino alla totale soppressione dei viaggi; l’impossibilità sempre più evidente di ottemperare a tutte le spese ordinarie, malgrado la presenza benefica e opportuna dell’ITAL; la conseguente scomparsa dello sportello itinerante e del rapporto permanente con la collettività che non risiede a Città del Messico: sono tre delle conseguenze più negative della perdita di autonomia finanziaria. Nell’ultimo anno di esrcizio, abbiamo dovuto fare a meno della segretaria e, da luglio, la nostra sede è divenuta solo nominale.

4. Detta perdita di autonomia si traduce in immobilismo, quello stesso immobilismo che caratterizzava l’azione di tutti i Comites precedenti. Sì, per causa di forza maggiore, anche noi, come istituzione, abbiamo conosciuto un’inesorabile involuzione. Le conseguenze negative, se questa situazione si prolungasse sine die, sarebbero a dir poco devastanti.

Il logoramento inevitabile delle persone impegnate, in prima persona, in tutte le attività del Comites. Non di tutti i membri del consiglio nella stessa misura, si intende, ma soprattutto di coloro che lavorano tutti i giorni, intellettualmente e fisicamente, per la realizzazione dei nostri progetti. I progetti di tutti.

L’impossibilità, da parte del Comites, di rispettare i propri impegni come datore di lavoro, come affittuario e come contribuente del sistema fiscale messicano. Oltre a non poter più ricoprire un ruolo politicamente significativo in seno alla collettività.

Il ritorno inevitabile alla situazione precedente alla nostra elezione: un Comites immobile, inattivo, ridotto a scarsi atti di presenza ufficiali, privo di ogni protagonismo, costretto a uno stato vegetativo proprio degli enti inutili. Un altro solo anno in queste condizioni e avremo cancellato tutto il lavoro fatto e i risultati ottenuti durante il nostro mandato.

Per tutte queste ragioni, per il rispetto che dobbiamo a noi stessi, alla nostra storia e ai nostri principi, per il realismo politico e la coscienza civica che ci contraddistingue, dobbiamo prendere seriamente in considerazione la possibilità di presentare le nostre dimissioni irrevocabili.

Continuare a "lavorare" in queste condizioni non è più possibile, non ha più un senso. Rinunciare al nostro incarico ci permetterebbe, invece, di compiere l’ultimo atto politico della nostra amministrazione: quello di pretendere il rispetto della legge e la convocazione di nuove elezioni entro sei mesi. La legge istitutiva del 2003 (l. 286, 2003, art. 8, comma 4) recita testualmente: "Quando il numero dei membri del Comitato si riduce a meno della metà, esso è sciolto dall’autorità consolare, che indice nuove elezioni da svolgere entro sei mesi dalla data di scioglimento". E proprio questo esigeremo a partire dalla presentazione delle nostre dimissioni.

Per tutte queste ragioni, vi invito, senza remore, a votare compatti una mozione di dimissioni del Comites del Messico, a partire dalla data odierna, 21 febbraio 2014, e a portare avanti, davanti alla nostra autorità consolare, la battaglia sacrosanta per il rispetto della legge, esigendo l’indizione delle elezioni per il nuovo consiglio entro e non oltre il sesto mese dalla presentazione della nostra rinuncia e il conseguente scioglimento del Comites. Come già accaduto in altre occasioni, altri Comites, nel mondo, seguiranno il nostro esempio. È potremmo dire, con soddisfazione, di avere svolto il nostro ruolo politico fino in fondo.

In vista delle elezioni promesse per novembre di quest’anno, il nostro potrebbe essere un gesto importante.