Italiani all’estero, Razzi (Fi) insiste: voto elettronico presso ambasciate e consolati

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Non più solo ‘per corrispondenza’ ma anche ‘mediante procedimento elettronico presso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane, nel mondo’. E non più ‘per l’elezione delle Camere’ ma solamente per quella della Camera dei deputati. Sono queste alcune modifiche introdotte da un disegno di legge a prima firma Antonio Razzi (Fi) al Senato, che sta per essere assegnato all’esame della commissione parlamentare competente, con il quale si intende modificare le norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero.

Il ddl prevede che la nuova normativa assuma efficacia dal 1° luglio 2016, quindi, nella sostanza, dopo il referendum confermativo (o poco prima) sulla riforma costituzionale che dovrebbe tenersi entro l’autunno del prossimo anno e che prevede la fine del bicameralismo paritario.

Il ddl si compone di due articoli: il primo stabilisce esclusivamente le finalità mentre il secondo, tra le altre cose, sostituisce l’articolo 1 e modica gli articoli 4 e 12 della legge 459 del 2001 sul voto dei cittadini italiani residenti all’estero. E prevede l’opzione elettronica anche per il voto referendario regolato dagli articoli 75 (abrogativo) e 138 (confermativo delle revisioni costituzionali) della Costituzione

LA PROCEDURA PER IL VOTO ELETTRONICO Nel disegno di legge si prevede l’aggiunta di un nuovo articolo alle legge 459, dopo il 4, per cui "in occasione di ogni consultazione elettorale l’elettore può esercitare l’opzione per il voto mediante procedimento elettronico presso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane nel mondo dando comunicazione scritta entro 30 giorni dalle votazioni". E in 15 giorni il ministero degli Esteri comunica a quello dell’Interno "i nominativi degli elettori che hanno esercitato il diritto di opzione per il voto mediante procedimento elettronico".

Inoltre il ddl prevede: 1 anno di tempo per le rappresentanze diplomatiche e consolari per informare adeguatamente l’elettore della possibilità di esercitare l’opzione per il voto elettronico (specificando anche che tale opzione è valida esclusivamente per una consultazione elettorale o referendaria e poi va ripetuta) e 6 mesi di tempo per dotarsi di sistemi elettronici idonei per la trasmissione simultanea del voto agli uffici competenti del ministero degli Esteri. La modifica proposta all’articolo 12, in sintesi, aggiorna le procedure attuali previste per il voto dei cittadini italiani residenti all’estero anche all’opzione elettronica, prevedendo esplicitamente che in alternativa rispetto a quello per corrispondenza ci si possa recare "presso la rappresentanze diplomatica o consolare italiana di afferenza il giorno delle votazioni in Italia, per esercitare il proprio diritto di voto tramite procedimento elettronico".

PERCHÈ SERVE INTRODURRE IL VOTO ELETTRONICO Il motivo da cui origina una proposta del genere? Perchè allo stato attuale, spiega la relazione illustrativa, "se non si vuole utilizzare il voto per corrispondenza, l’unica alternativa possibile è il rientro in Italia, nei giorni delle votazioni, per esercitare il proprio diritto con tutte le conseguenze che ciò comporta. A questo proposito solo 6 Paesi su 28 (Cipro, Grecia, Irlanda, Malta, Slovacchia e Italia) applicano detta opzione a differenza di altri che già prevedono il voto da casa attraverso il proprio computer (Estonia e Lettonia)". "E – continua Razzi – oltre a rispondere alle esigenze di innovazione che il Paese richiede da tempo e arginare i reiterati brogli che il voto per corrispondenza ha spesso comportato, si potrà contare su risultati di conteggio definitivi in tempo reale", anche in considerazione del fatto che "il numero degli aventi diritto al voto appartenenti alle comunità italiane situate fuori confine è pari a circa 4 milioni di elettori".

L’INTERROGATIVO Razzi propone quindi il voto elettronico, ma solo “presso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane nel mondo”. Con la rete consolare ridotta all’osso, dopo il massacro messo in atto in questi ultimi anni, non sarà così semplice per i connazionali recarsi presso una sede diplomatica per votare. In certi casi sarebbero costretti e prendere un aereo e a perdere anche due giorni di tempo. Certo, in quei casi potrebbero continuare a votare per corrispondenza. Ma visto che siamo nel terzo millennio, perché non consentire il voto anche dal computer di casa? O magari da uno smartphone e un tablet. Un sogno?