Italiani all’estero, La Marca (Pd) a ItaliaChiamaItalia: pasticcio Comites? Tutta colpa di Giro

Roma – Nonostante in Farnesina si siano susseguiti ministri del Pd, la responsabilità della debacle Comites è da attribuire soprattutto al sottosegretario Mario Giro. È la lettura della deputata democratica Francesca La Marca, eletta nella ripartizione Nord e Centro America e reduce dalla campagna informativa per le elezioni in Canada.

Onorevole La Marca, molti connazionali hanno lamentato difficoltà di carattere pratico e organizzativo, soprattutto in relazione alla raccolta delle firme. Condivide questa opinione?  

“Sì, sono stata in visita in diverse città per seguire la presentazione delle liste e confermo che non è stato facile raccogliere le firme. È stato molto complicato, inoltre, informare i cittadini nel poco tempo che è stato concesso”. 

Nella sua ripartizione non sono stati organizzati degli incontri informativi?  

“Sì, ho preso personalmente parte a diverse iniziative informative a Montreal, a Toronto, a Ottawa e in altre città. Non è stato facile informare tutti e ne è prova il fatto che in alcune città degli Stati Uniti non siano state presentate delle liste. Nel caso specifico del Canada, però, abbiamo avuto la grande fortuna di avere un ambasciatore che si è impegnato molto per far sì che venisse attuata una campagna informativa efficace, con l’obiettivo di divulgare la conoscenza di queste elezioni e di tutte le liste, naturalmente”.

La mancata presentazione delle liste in alcune città non è da attribuire anche alla scarsa operatività delle comunità locali? Come è possibile che realtà così radicate non siano riuscite ad attivare tutti i loro contatti, seppur tra mille difficoltà? Non sarebbe il caso di riflettere anche sulle divisioni interne che, spesso, caratterizzano queste comunità?

“No, non credo affatto che si tratti di una colpa da attribuire alle comunità. Al contrario, i connazionali si sono dati molto da fare. Due settimane fa sono stata a Boston per un altro degli incontri informativi con i connazionali e non posso non sottolineare come le comunità si siano impegnate molto per diffondere tutte le informazioni utili al voto. Le organizzazioni e associazioni locali si sono adoperate al massimo, quindi il problema non è legato al territorio”.

A chi è legato allora? Al Mae? 

“Sì, il problema di queste elezioni nasce e arriva direttamente dal Mae”.

Ma al Mae ci siete voi, c’è il Partito Democratico.  

“Non è esattamente così perché, anche se è vero che il governo e il ministero sono in mano al Pd, è altrettanto vero che il sottosegretario con delega agli italiani all’estero è Mario Giro che, come è noto, non è certo un membro del Partito Democratico. Non si tratta di un problema interno al partito ma, semmai, di una questione legata alla mancanza di comunicazione con noi parlamentari e, soprattutto, alla mancanza di rispetto verso i nostri concittadini”.

Quali modifiche propone per cambiare questo meccanismo di voto in relazione ai Comites? 

“Come Pd avevo già proposto un emendamento per il dimezzamento del numero delle firme, ma è stato bocciato. Bisognerebbe almeno legare il numero di firme richiesto per la presentazione delle liste all’effettivo numero di italiani residenti, ad esempio a Toronto avevo proposto che fossero richieste solo cento firme. Per lo stesso motivo in Usa, ripeto, sono rimaste scoperte alcune città”. 

Quali sono stati gli aspetti più sbagliati in tutta la gestione di queste elezioni?

“In linea generale, è frustrante annotare come queste elezioni siano state gestite male sin dall’inizio. Se fossero state fatte nel modo giusto, seguendo anche le indicazioni che noi parlamentari avevamo fornito, ogni città avrebbe avuto la conseguente e giusta rappresentanza”. 

Ritiene che in Canada si sia raggiunto un obiettivo minimo di liste presentate, che consenta una giusta rappresentanza futura?

“In tutte e quattro le città più importanti del Canada, ossia a Vancouver, Toronto, Ottawa e Montreal, è stata presentata almeno una lista, quindi direi che abbiamo raggiunto un buon risultato”.

Alla luce di tutte le considerazioni che anche lei fa sulla gestione delle elezioni, ritiene utile il rinvio? 

“Ritengo che il rinvio sia utile, ma non è questo il punto della questione. La decisione presa è saggia, quello che mi dà fastidio è che non sia stata presa prima, fin dall’inizio. Continuavo a dire a Giro che i tempi erano troppo brevi e che bisognava fare prima una campagna informativa, ma ci hanno detto che non si poteva. Ci ho creduto e ci messo la faccia, sono andata a Boston e in altre città, poi torno e due giorni dopo slittano le elezioni. Tutto questo denota mancanza di serietà, è giusto prendere questa decisione, ma andava concordata con noi parlamentari. È questa mancanza di comunicazione e di rispetto che mi rammarica”. 

Ma non si era detto che sarebbe stato necessario svolgere le elezioni entro il 2014, altrimenti i fondi stanziati sarebbero tornano indietro?

“Sì, erano stati stanziati 9 milioni e ci avevano detto che con la legge di stabilità, che stiamo esaminando proprio in questi giorni, non ci sarebbe stata la possibilità di recuperare questi fondi per il 2015”. 

Quindi che cosa è cambiato? Non temete più di perdere i fondi?

“Ormai non abbiamo più questo timore perché sappiamo che i fondi per il prossimo anno ci sono, ma il governo si è deciso troppo tardi, non in tempo utile per fare una buona campagna informativa”. 

Lei è residente in Canada. Quali sono le urgenze maggiori per i connazionali della sua comunità? 

“Le cose che preoccupano maggiormente sono i tagli ai patronati, devastanti, e anche quelli sconcertanti alla lingua e cultura. Inoltre, ho proposto un emendamento sulla sanità affinché si istituiscano coperture sanitarie urgenti per tutti i cittadini iscritti all’Aire, non solo per chi è nato a in Italia”.