Italiani all’estero, India annulla ergastolo per due italiani: pronti a rientrare in Patria

La Corte suprema indiana ha annullato oggi la condanna all’ergastolo di Tomaso Bruno e Elisabetta Boncompagni, pronunciata dall’Alta corte dell’Uttar Pradesh, disponendone l’immediata liberazione. Subito dopo aver appreso la decisione della Corte suprema, l’ambasciata d’Italia ha avviato le procedure per ottenere il loro rilascio dal carcere e disporne il rientro in Italia.

La madre di Bruno, Marina Maurizio, e’ stata subito informata dell’esito favorevole del ricorso, mentre i legali della famiglia si sono messi al lavoro per ottenere copia della sentenza con cui chiedere alle autorita’ giudiziarie e penitenziarie dell’Uttar Pradesh il rilascio dei due italiani dal carcere di Varanasi. E’ possibile che per finalizzare queste procedure siano necessarie almeno 24 ore, dopodiche’, una volta riottenuti i passaporti, sara’ possibile farli rientrare in Italia.

Fonti legali indiane hanno indicato che "in teoria" la Procura dell’Uttar Pradesh potrebbe chiedere in extremis una ‘review’ (revisione) della sentenza di annullamento della condanna all’ergastolo, ma che tale ipotesi "e’ praticamente esclusa".

Il ministero degli Esteri italiano ha accolto con soddisfazione la decisione adottata dalla Corte Suprema indiana. La Farnesina, ricorda una nota, anche attraverso l’ambasciata d’Italia a Nuova Delhi, ha seguito negli anni con grande attenzione la vicenda mantenendo un costante rapporto di collaborazione e dialogo con le autorita’ indiane e con le famiglie dei due connazionali.

LA GIOIA DEI GENITORI Una "grande gioia" ed il riconoscimento che alla fine "il sistema giudiziario indiano ha dimostrato di funzionare" sono stati espressi oggi da Marina Maurizio, madre di Tomaso Bruno che, insieme a Elisabetta Boncompagni, ha ottenuto oggi dalla Corte Suprema la cancellazione della condanna all’ergastolo. "E’ una bellissima notizia, tenendo anche conto del fatto che conoscendo l’India uno non puo’ mai farsi illusioni".

"Lascio a voi immaginare come possiamo sentirci, dopo cinque anni di strazio. E’ come rinascere": i genitori di Elisabetta Boncompagni hanno accolto cosi’ a Torino la notizia della liberazione a Varanasi della figlia. Leda, 80 anni, e Romano Boncompagni, 77, lo hanno saputo da Marina Maurizio, la madre dell’altro italiano rapito. "Ormai avevamo perso ogni speranza – ha detto il signor Romano, un ex maresciallo in pensione. "Anche perche’ non abbiamo grandi mezzi, e senza mezzi in India e’ difficile".

I signori Boncompagni sono stati in India cinque volte da quando la figlia e’ stata arrestata. "Per noi, al di la’ dello strazio di vedere Elisabetta in carcere per accuse assurde – ha raccontato Romano Boncompagni – e’ stato anche un grosso sacrificio. Basti dire che bisognava pagare per tutto, anche per andare a trovarla in carcere. Non voglio dire di piu’, ma questo si’: la giustizia indiana e’ un mistero". "Siamo felici, quasi senza parole. Ma vorremmo dire a tanti che la pensano diversamente che l’India non e’ quel paradiso che si crede. Spero che la nostra vicenda sia utile ad altri".