Italiani all’estero, dal governo un nulla di fatto (VIDEO) – di Marco Fedi

Foto di Peppino Troiani, 20/05/2006

Provvedimento dopo provvedimento, disegno di legge dopo disegno di legge, decreto dopo decreto, siamo arrivati ai 100 giorni dell’esecutivo Letta. Il Governo non intende lasciarsi logorare. Giusto. Ma il Partito Democratico? La credibilità del nostro Paese, riconquistata con Monti e Letta, è oggi nuovamente da difendere contrastando ogni tentativo di delegittimare la magistratura o di invertire le priorità del Governo rispetto alle quali era stata chiesta e ottenuta la fiducia dalle Camere.

Non basta più un decoroso silenzio, utile anzi necessario, prima della sentenza definitiva della Cassazione. Oggi sono necessarie fermezza e senso di responsabilità. Per me significa nessuna rinuncia rispetto alle esigenze di continuare a sostenere il Governo Letta, ma non è più possibile farlo rinunciando ad un giusto e sano protagonismo.

Il confronto politico deve tornare ad essere aperto. Una maggioranza atipica richiede ancor di più una sana dialettica politica ed una critica costruttiva anche internamente alla maggioranza. Soprattutto sui temi degli italiani nel mondo che, spesso trascurati nelle priorità di Governo, richiedono una azione di coordinamento e di sinergia tra parlamentari eletti all’estero ed esponenti dell’esecutivo.

Il cammino delle riforme istituzionali è estremamente lento. La riforma elettorale è sostanzialmente ferma. Alcune riforme sono state rinviate. Per gli italiani nel mondo, alle demagogie ministeriali, sulle chiusure delle sedi consolari ad esempio, e politiche, come quelle del PDL che cerca di ricostruirsi nel mondo nascondendo cinque anni di tagli, si somma il vuoto di riforme.

Le deleghe spacchettate, l’assenza di coordinamento, il vuoto di idee, contraddistinguono la compagine di Governo. Ne è esempio la chiusura di sedi consolari, tra cui Adelaide, Brisbane, Newark, Tolosa, che nasconde la battaglia ideologica di chi sacrifica i servizi ai cittadini perché non intende rinunciare al personale di ruolo inviato all’estero, non vuole agenzie consolari con personale a contratto, non vuole in sostanza adottare le linee della spending review riducendo i costi amministrativi per salvaguardare l’invarianza dei servizi ai cittadini, questa volta residenti all’estero, pur sempre garantiti dalla nostra Costituzione.