Italiani all’estero, caro Porta (Pd) altre tasse? – di Nello Passaro

Nel leggere l’intervista dell’on. Fabio Porta, secondo cui "dobbiamo cominciare a trovare un sistema per cui le comunità italiane all’estero devono essere una fonte di risorsa per i consolati", dobbiamo riconoscere, senza stupore e/o sbalordimento, di trovarci indubbiamente di fronte ad una tesi molto interessante, suggestiva e rivoluzionaria, ma soprattutto molto stringente, che merita senza dubbio un ulteriore approfondimento per capirne meglio la portata e dove voglia in definitiva andare a parare.

Va innanzitutto colta la bontà d’animo del proponente per il suo alto senso altruistico e patriottico, indubbiamente lodevole. Come si fa a non solidarizzare con la crisi in cui versa il nostro Paese, forse anche a causa delle nostre assurde pretese per  servizi troppo onerosi che lo Stato non potrà più garantire in futuro?

A quante pare, sforzandoci di capirne almeno in parte l’intenzione, occorre quindi un’alternativa. Un progetto in parte "scissionistico" e "federalistico", che, affrancando lo Stato italiano da precisi obblighi costituzionali, introducendo una forma di autogestione e di autofinanziamento, oltre a garantire i servizi necessari anche in futuro, costituirebbe la dimostrazione di un aiuto tangibile da parte dell’emigrazione – aiuto che gli eletti Pd all’estero intendono continuare a fornire anche in seguito – allo Stato italiano, oltre che la dimostrazione – perchè pare che su questo aspetto qualcuno abbia ancora dei dubbi – dello stato di un benessere economico autosufficiente e del possesso di uno status giuridico solo per snobismo. Sono tanti infatti i connazionali che ritengono che i servizi loro garantiti siano un lusso o irrisoriamente onerosi pavoneggiandosi con l’esibizione del loro passaporto italiano! 

Forse in questa ottica si inquadra, attraverso eventuali riforme già pensate e mirate – che potrebbero essere proposte nella prospettiva di una loro riforma di cui si sta già parlando – il ruolo futuro dei Comites, che, da organi elettivi e rappresentativi,   diverrebbero nel tempo un organo elettivo e rappresentativo del modo di gestire i servizi a favore della collettività, attraverso i quali essa ne esercita la funzione gestionale, provvede all’autofinanziamento da parte dell’utenza medesima, garantendo, con l’ausilio delle strutture consolari, i servizi  di cui ha bisogno.

Non ci resta che rendere merito al nostro on. Porta ed a tutti i suoi colleghi che ciò sarebbe comunque meno grave rispetto al rischio che si corre, di cui ancora nessuno ci ha edotti, che andando di questo passo, lo Stato italiano, oltre all’autofinanziamento per i corsi di lingua e cultura italiana, oltre all’innalzamento dei costi per il rilascio di atti burocratici da parte dei Consolati, oltre alla tassazione ingiusta sugli immobili degli italiani in Italia, potrebbe anche imporre una tassa a carico di tutti gli iscritti all’Aire per l’erogazione dei servizi a cui sono attualmente preposti i Consolati.

La proposta di cui si parla potrebbe invece risolverci  tutti i problemi. Anche la praticabilità ed attuazione non troverebbe nessun tipo di difficoltà, Porta ed i suoi colleghi sanno già come. I nostri eletti all’estero sanno già come rendercene edotti con dovizia di particolari a tempo opportuno, probabilmente appena dopo il rinnovo dei Comites. In tutto è necessario una certa gradualità. I connazionali all’estero si preparino a prenderlo in quel posto ancora una volta!