Italiane all’estero per vendere sesso: guadagnano bene e pagano le tasse – di Ricky Filosa

Baby squillo, “ragazze doccia”, prostitute minorenni. Nel BelPaese donne, italiane e non, giovani e meno giovani, che battono per strada: senza alcun controllo sanitario, senza alcuna protezione da parte dello Stato, nulla. Escort che ricevono negli hotel o in appartamenti, che guadagnano migliaia di euro al mese e che non pagano le tasse (anche se molte di loro vorrebbero farlo). Regolarizzare la prostituzione no?

All’estero le cose funzionano diversamente. In Germania, per esempio, o in Svizzera. Gli uomini italiani – nel loro ruolo di clienti – lo sanno da tempo. Le donne, disposte – in piena libertà – a offrire sesso in cambio di denaro, se ne stanno accorgendo adesso. E così varcano i confini dello Stivale per recarsi lì dove la prostituzione è regolamentata e anche per queste esercitare la professione più antica del mondo è più sicuro. Per tanti motivi: controlli sanitari e possibilità di pagare le tasse, fra gli altri.

Da qualche tempo, dal Nord Italia, sempre più donne si recano in Svizzera, nel Canton Ticino, per offrire sesso a pagamento. Partono da Milano, Como, Varese, pronte a dare amore in cambio di soldi. Il numero delle italiane nelle case d’appuntamenti svizzere continua ad aumentare, racconta il Corriere della Sera. Un numero sempre inferiore a quello delle ragazze dell’Est, ma sono comunque presenti. E si fanno pagare bene, più delle colleghe di Polonia, Bulgaria, Romania: si parte da 200 euro per una prestazione completa. Così si può guadagnare davvero tanto, fino a 10mila euro al mese almeno. Il fatto è, spiega Marco, che cura un sito di incontri in Svizzera, “che le italiane, anche per una questione linguistica, offrono un servizio più complesso, appagante anche sul piano psicologico e affettivo. Per questo tendono anche ad avere una clientela più fidelizzata”.

Cinzia è una ragazza di 27 anni, proviene da Cesena, è una universitaria, sta studiando come educatrice. Prima di lavorare a Chiasso, racconta al Corriere, lavorava in una scuola, ma i soldi non bastavano mai: con quello stipendio non ce la faceva a pagare il mutuo della casa, né poteva aiutare la propria famiglia. Quindi, ha preso la sua decisione: in Svizzera, per fare sesso a pagamento. “Per un po’ ho fatto la frontaliera, ora ho preso in affitto un appartamento dove ospito anche altre ragazze”, tutte italiane, spiega. “Mi contattano donne di ogni tipo: dall’impiegata comunale alla studentessa, donne disperate, ogni giorno. Oggi ho due colloqui, domani un altro”.

Il senso del pudore? La vergogna? Spariscono, la voglia, o meglio, il bisogno di guadagnare è più forte. Lavorando part-time si possono mettere via “4, 5mila euro”, ma a tempo pieno “si arriva anche a 10mila euro”, e magari pure di più. Tasse comprese, ovviamente. Già, perché in Svizzera “paghiamo i contributi, la cassa pensione, la cassa malati, siamo un’attività registrata e monitorata con ogni tutela e garanzia contro lo sfruttamento”.

In Italia invece sono moltissime le ragazze sfruttate dalla criminalità, che con il loro lavoro fanno guadagnare solamente le mafie. Battono sulla strada, senza alcun controllo sanitario, con il rischio di essere prese a calci e pugni da un cliente troppo nervoso o da un “protettore” arrabbiato e ingordo. Chi si vende per scelta, spesso vorrebbe pagare le tasse, ma non può farlo. Questo succede nella Penisola, mentre oltre confine in tanti hanno già capito che arginare e combattere la prostituzione è praticamente impossibile. E allora tanto vale dare regole certe al fenomeno.

Twitter @rickyfilosa