Incidente ferroviario di Pioltello, rabbia e indignazione

È l’ennesima tragedia della povera gente. Ancora una volta, rabbia e lacrime. Serviranno a qualcosa? Temo, con vergogna, proprio di no.

“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle”. (Sant’Agostino d’Ippona)

“L’indignazione deve essere sempre la risposta a un’umiliazione. La realtà non è il destino”. (Eduardo Galeano)

“Non credo che siamo stretti parenti, ma se Lei è capace di tremare d’indignazione ogni qualvolta si commetta un’ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante”. (Che Guevara)

PIOLTELLO, RABBIA E LACRIME

Come mi succede di fronte a orribili tragedie, perdo la fiducia nel futuro. Faccio fatica a tradurre in parole il mio sgomento. Anche perché dovrei lasciare via libera al mio pessimismo globale e prevedere, razionalmente, che si tratta di tragedie destinate, periodicamente, a ripetersi. Oggi dunque vorrei semplicemente dire che c’è qualcosa che assolutamente ci indigna, nella sciagura ferroviaria di Pioltello, e qualcosa che ci strazia il cuore.

LE TRAGEDIE DELLA POVERA GENTE

È l’ennesima tragedia della povera gente: ci vorrebbe un regista con la sensibilità di Vittorio De Sica, per raccontarne la complessità. Da una parte ci sono gli italiani che soffrono e subiscono: mal governati, trattati come bestiame. Cinque milioni e mezzo di pendolari che sono obbligati a guadagnarsi da vivere, viaggiando, ogni giorno, in condizioni terribili e rischiose: si sospetta perfino che la rottura del binario era un fatto noto.

INNOCENTI AL MASSACRO

Ma nessuno è intervenuto, fino al disastro: innocenti mandati al massacro, senza rispetto, senza pietà; e senza attenzione per la manutenzione e la sicurezza. Speriamo – se ancora si può sperare, vivendo giorno per giorno la decadenza italiana – che le inchieste della magistratura ci consegnino certezze e possano servire da monito per il futuro.

LA MERAVIGLIOSA SOLIDARIETÁ

A fronte di questa immutabile sofferenza, le cronache raccontano la meravigliosa solidarietà dei pendolari nei minuti successivi al deragliamento. Con immediata e commovente umanità. Chi spaccava i finestrini per mettere in salvo, prioritariamente, anziani e bambini. I telefonini che passavano di mano in mano, per avvertire le famiglie: una delle vittime, una donna che voleva avvisare la mamma, e salutarla, un attimo prima di morire. Ancora una volta, rabbia e lacrime. Serviranno a qualcosa? Temo, con vergogna, proprio di no.