Il Nobel per la Pace diamolo a Lampedusa! – di Valentina Veziani

Ogni giorno assistiamo ad eventi tragici, che segnano profondamente la nostra sensibilità, scene che la nostra mente si trascina per giorni, mesi, come flashback, che trovano dimora nel nostro inconscio. Suicidi, omicidi di ogni genere, scempi disumani che trovano come scenario quello della vita, dando fine a progetti, speranze. La situazione in Italia si sta avvicinando sempre di più alla demolizione di ogni attesa: come se milioni di ruspe iniziassero a buttar giù ogni struttura mentale, sebbene, e non solo in stretto senso metaforico, stia crollando ogni possibilità di vivere. Se facessimo un bilancio dal punto di vista economico, politico, sociale, ci rimarrebbe soltanto cenere in mano che volerebbe assieme alle aspettative dell’intera umanità.

Uno scioccante scenario si è presentato qualche giorno fa, quello degli emigrati sbarcati nell’isola di Lampedusa: si contano 127 cadaveri, circa 150 i superstiti, tantissimi sono i dispersi, tutti provenienti dai paesi dell’Africa subsahariana, la maggior parte provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia. Uno scempio indescrivibile, un mare di anime, in cerca soltanto di fortuna. I cadaveri in fila, come ad attendere di intraprendere ancora chissà quale viaggio. Purtroppo quello era l’ultimo. Le bare non bastano, sarebbero dovute arrivare da Porto Empedocle. E’ gente disperata che per trovare un po’ di conforto rischia la vita, che s’avventura, che sfida la sorte.

Una grande offesa per la dignità dell’uomo, perché la soddisfazione dei propri bisogni primari dovrebbe essere un diritto, non un’opzione. Quanti italiani si sono trasferiti all’estero invadendo, quasi, la realtà sociale di nazioni sconosciute? Ambientandosi però, tentando dunque. Non dimentichiamo perché noi conosciamo “quella disperazione”. Chi di competenza non dovrebbe permettere più che queste tragedie accadano; non si tratta di burattini, pupazzi, merce di scambio, stiamo parlando di “uomini”, con una dignità, con dei valori, con delle speranze. Non va trascurato un problema di questo spessore perché non si tratta di prenotare un biglietto per un viaggio turistico: si tratta di un viaggio per la vita ma che spesso si trasforma in morte. Attiviamoci affinché fatti del genere non si ripetano, fatti che non possiamo derubricare come eventi incresciosi, da dimenticare.

“L’aspetto di quell’uomo è devastato, appare come un agnellino smarrito, in attesa d’esser condannato dallo stesso destino. Uomini con l’inferno cucito addosso, mentre le loro anime vagheranno, trovando dimora tra le onde del mare, adesso libere”.