GRAVE EPISODIO SVELATO DA VESPA | Giochi pericolosi per la sicurezza dello Stato

In un mondo in cui la demagogia si è ormai impadronita della democrazia, qualche migliaio di click su un “social” possono ormai condizionare persino la sicurezza dello Stato

Immaginate che l’11 settembre del 2001 il Presidente degli Stati Uniti d’America, posto per parecchie ore in stato di massima protezione sull’Air Force One in volo su una rotta segreta, non potesse mettersi in contatto con i suoi collaboratori per difetto degli opportuni mezzi di telecomunicazione.

Supponete che, in una simile situazione, il Presidente della Turchia Erdogan, sotto attacco per un tentativo di colpo di Stato, nel luglio del 2016, rimanesse isolato sull’aereo di Stato che si era alzato in volo per proteggerlo, senza poter comunicare con i vertici delle forze armate, per mancanza di adatta tecnologia.

Tutto questo sarebbe inimmaginabile in un’epoca in cui le immagini di altri pianeti giungono fino a noi, sulla terra, in tempo reale e con estrema nitidezza. Eppure, in Italia, tutto questo potrebbe succedere ed anzi è in qualche modo successo, lo scorso 7 febbraio, quando il Presidente della Repubblica Mattarella, in volo di ritorno da una missione ufficiale in Angola, contemporaneamente al Presidente del Consiglio Conte, di ritorno, su altro aereo, da Beirut ed al Ministro degli Esteri Moavero da Montevideo, non ebbe la possibilità di comunicare con loro, nel momento in cui il Governo francese richiamava in patria il proprio Ambasciatore dopo che, per iniziativa personale, il Vice Capo del Governo italiano aveva intavolato, a Parigi, trattative con il Capo dell’ala più violenta dei rivoltosi contro lo Stato francese, per concludere un accordo elettorale con il proprio movimento.

I vertici dello Stato erano reciprocamente isolati, impossibilitati di comunicare tra loro, “per motivi tecnici”.

Nel silenzio dei principali organi di stampa, Bruno Vespa rivela ora il grave episodio con un articolo pubblicato sul sito web del Quotidiano Nazionale, giornale di cui lo stesso Vespa è direttore editoriale.

Motivo dell’incidente? La mancanza, su quegli aerei, di adeguata tecnologia wi-fi per le comunicazioni in volo. Quella tecnologia “ce l’avrebbe l’Airbus di Renzi – rileva Vespa – ma quell’aereo è in quarantena a causa del gravissimo virus demagogico che l’ha colpito”.

Ho svolto missioni diplomatiche anche in Paesi tra i più poveri del mondo, ma non ho conosciuto nazioni che, avendo in dotazione un aereo di Stato fornito delle tecnologie di telecomunicazione più avanzate, decidesse di abbandonare quell’aereo in un hangar per usare mezzi più economici per le missioni ufficiali del Capo dello Stato e dei membri del Governo.

Non è forse abbastanza chiaro a chi ha assunto le redini di questo Paese che un simile atteggiamento potrebbe comportare, oltre a gravissimi inconvenienti come quello segnalato da Vespa, ancor più seri problemi per la sicurezza dello Stato e configurare, in caso di violazione o di irreversibile compromissione della sicurezza, la messa in stato di accusa per attentato alla sicurezza dello Stato a carico del Capo del Governo – cui compete il controllo sui servizi di sicurezza della Nazione – e dei responsabili (ministri, uomini di partito e ispiratori politici e mediatici) di una simile gravissima omissione.

Ma, evidentemente, in un mondo in cui la demagogia si è ormai impadronita della democrazia, qualche migliaio di click su un “social” possono ormai condizionare persino la sicurezza dello Stato, sollecitando, magari, anche la dichiarazione di guerra alla Francia.