Governo, la ‘stabilità’ delle tasse e della crisi – di Mario Galardi

La situazione italiana è avvilente, per non dire drammatica, ma farne un’analisi non è difficile. Ci troviamo con un’economia in recessione, e con migliaia di aziende che sono costrette a mettere in strada nuovi disoccupati. Si accentua così la caduta dei consumi che, in un circolo perverso, è allo stesso tempo una conseguenza e una causa della crisi. Cosa non funzioni nella situazione attuale è presto detto, e su questo sono d’accordo quasi tutti gli analisti. Abbiamo una pressione fiscale troppo elevata, un’asfissiante burocrazia statale, infrastrutture arretrate, un sistema di giustizia inefficiente e inaffidabile. Il sistema Italia ha perso competitività in Europa e nel mondo e, anche se ci resta il più grande patrimonio artistico e l’eccellenza di molte nostre produzioni, andando avanti di questo passo continueremo a scivolare sempre più indietro in tutte le classifiche mondiali della produzione, del turismo, dei sistemi educativo e sanitario e, in ultima analisi, nel benessere della popolazione.

Si era già reso evidente che l’ultimo aumento dell’Iva aveva provocato una caduta dei consumi e quindi una diminuzione delle entrate erariali. Eppure Letta e il suo ministro economico perseverano nell’errore e si accingono a portare l’Iva all’assurdo livello del 22%, e magari anche a ripristinare l’Imu. Si crede che sia necessario aumentare la pressione fiscale, mentre poco o nulla si è fatto e si sta facendo per ridurre le spese e per snellire la burocrazia, anzi si continuano ad inventare nuovi adempimenti. D’altra parte vediamo che gli sciagurati no-tav insistono impunemente a mettere i bastoni tra le ruote dell’alta velocità, e i disfattisti del M5S (che Dio non voglia arrivino mai al governo) sproloquiano sulla necessità di concedere il reddito di nazionalità. Dicono che l’alta velocità è inutile, mentre tutte le statistiche europee e mondiali dimostrano che se ne avvantaggiano le città e le regioni che ne sono servite. Dicono che occorre dare priorità ai treni pendolari, senza rendersi conto che, se continuano a chiudere le imprese, presto di pendolari non ci sarà più bisogno. Cercano di acquisire consensi proponendo il reddito di nazionalità, che è assurdo e insostenibile perchè graverebbe solo su coloro, sempre meno, che un lavoro ce l’hanno.

Tutto questo accade mentre il capo del centrodestra è sotto scacco di una magistratura palesemente schierata, e mentre i rappresentanti del Pd, nominalmente alleati del Pdl nel governo, si accingono ad estrometterlo dal parlamento, oltretutto applicando retroattivamente una legge. Alla più che comprensibile richiesta fatta da Berlusconi ai ministri del Pdl di rassegnare le dimissioni, c’è chi grida allo scandalo, all’incoscienza, e alla necessità di garantire “la stabilità”. Ma quale stabilità? Quella delle tasse e della crisi? La caduta dei consumi la si corregge forse con l’Iva al 22%? Qui non ci vuole la vista di un falco, per capire che così non si può andare avanti. E se qualche colomba volerà in aiuto di Letta, se ne assumerà la responsabilità.

Si apre ora una situazione pericolosa. Perfino Casini, dopo che aveva accennato a un suo eventuale ritorno nel centrodestra, adesso, dopo il fallimento di Monti, tenta ancora di rilanciare il centrismo, sperando di rimettersi in gioco. Ci sono poi i neo senatori a vita, tutti dichiaratamente di sinistra (tra cui una sconosciuta cinquantenne, che graverà sulle casse dello stato, vale a dire dei cittadini, per vari decenni), i quali potranno dare man forte. E poi sono in corso manovre per ottenere apporti da chi ha molto a cuore la “stabilità” del Paese, o forse quella della propria poltrona.

Ci sono motivi per essere pessimisti. La coalizione avversaria è imponente. Annovera tra le sue fila o tra i suoi simpatizzanti le massime autorità dello Stato, della magistratura, dell’economia, dell’editoria, dell’establishment culturale. Forse la rivoluzione liberale in Italia è impossibile. Se riusciranno a togliere di mezzo Berlusconi, non vedendosi all’orizzonte un nuovo Reagan o una Thatcher, il Paese dovrà continuare a bere l’amaro calice. E non sarà fino in fondo, perchè non vi è limite al peggio. Il limite lo possono mettere solo gli elettori, che, continuando da più di vent’anni a barcamenarsi tra una sponda e un’altra, in realtà non hanno saputo scegliere. Mi si dirà che il popolo è sovrano e che è in maggioranza moderato. Ma è proprio la “moderazione” che ci ha portato a questo punto. Sembra che sia arrivato il tempo di lasciarla da parte.