Giornalismo, la carta stampata è morta: la gente vuole il web – di Laura Neri

Connected world

Terzo millennio, la rete regna sovrana. Social network, blog, siti online. L’informazione corre sul web, non c’è dubbio. ItaliaChiamaItalia lo scriveva anni fa: l’informazione tradizionale, quella stampa su carta, è destinata a scomparire: è solo questione di tempo. A pensarla così, fra gli altri, è anche Emily Bell, ex responsabile dei contenuti digitali del Guardian e ora docente alla Columbia University di New York, che nel saggio uscito da pochi mesi – ‘Post-industrial journalism: adapting to the present’ -, scritto con C. W. Anderson e Clay Shirky e considerato ormai la Bibbia dell’informazione contemporanea, spiega che la carta morirà, anzi è qualcosa che sta già succedendo. Ormai giornalisti e lettori non sono piu’ due entita’ distinte e la sfida per il futuro è trovare modalià sostenibili di produzione delle notizie.

Secondo la giornalista americana – tra le ‘star’ del Festival di giornalismo di Perugia – il giornalismo e’ entrato in una fase post industriale. Cosa vuol dire? “Che stiamo uscendo da una fase in cui i media erano strutturati come grandi fabbriche con prodotti definiti, processi produttivi prestabiliti, ricavi significativi e lavoratori assunti per realizzarli”, spiega Emily. “Tutto questo e’ finito e viene rimpiazzato da un ecosistema di organizzazioni in cui l’influenza degli individui sui giornalisti e’ molto maggiore del passato e il potere dei brand e delle istituzioni crolla”. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, un processo che grazie ad internet ha radicalmente cambiato il modo in cui i cittadini si informano. E non sono pochi i vantaggi di un giornalismo digitale: primo fra tutti, l’informazione in tempo reale, come pane croccante, appena sfornato. E poi “c’e’ molta piu’ liberta’ e produrre e’ meno costoso”.

Già, il costo della carta si elimina completamente. Con internet, inoltre, è possibile produrre notizie ovunque e grazie alla rete e ai social network proporle immediatamente a un pubblico che in teoria è infinito. Certo, è anche vero che, proprio perché ormai chiunque può scrivere e informare, il giornalista che informa per mestiere deve essere ancora più attento. Non solo: i fatti li potrebbero raccontare in molti, a lui tocca analizzare e poi sintetizzare in un articolo ciò che succede intorno a noi. “Assistiamo – spiega Bell – alla democratizzazione del processo informativo, con l’abbassamento delle barriere all’entrata e la possibilita’ di creare notizie ovunque e di sottoporle al dibattito, connettendo il mondo con molta piu’ velocità”. Per questo “i giornalisti hanno più responsabilità, perchè non hanno più un sistema attorno che controlli il loro lavoro e devono creare valore aggiunto. Raccontare non e’ piu’ sufficiente, ora lo fanno anche i componenti delle comunita’. Il professionista deve essere fortemente specializzato, in termini geografici, di tematiche o dal punto di vista tecnico”. Chi fa il giornalista per mestiere, insomma, deve sapere di cosa parla e deve conoscere alla perfezione la materia di cui si occupa.

Tanti sono i siti online d’informazione in tutto il mondo, ma pochi, pochissimi sono quelli davvero cliccati e ancor meno quelli che guadagnano. Generare ricavi rappresenta per chi lavora con l’editoria digitale la vera sfida: “Bisogna capire che tutto sta cambiando. C’e’ gente che ha raccontato l’attentato di Boston dalla finestra della sua stanza da letto con un tweet!”.

La carta morirà anche perché i costi della stampa non sono ormai più sostenibili: “Negli Usa – racconta la professionista americana – il principale giornale di New Orleans, The Times-Picayune, ha deciso di interrompere l’uscita quotidiana e questo succedera’ ovunque. La carta non e’ sostenibile e la gente non la compra più. I media non sono il riflesso di quello che vogliono le aziende, ma di come la gente vuole impiegare il proprio tempo. E la gente non vuole più la carta”.

Pc, tablet, smartphone, ora anche smartTV, televisori capaci di collegarsi al web: l’offerta di informazione su internet è infinita. Ricavi, dicevamo: oltre alla pubblicità, c’è anche chi pensa di fare pagare l’accesso ai siti web. Ma questo, sostiene ancora Emily, potrebbe rivelarsi controproducente: “Ogni azienda attua politiche di difesa del copyright a proprio rischio. Una difesa rigorosa del copyright puo’ generare un comportamento analogo da parte degli altri media. Per ogni testo, foto o video pubblicato potrebbe essere richiesto un compenso”.

Insomma, la sfida è apertissima e il futuro è già arrivato, lo viviamo ogni giorno. E’ arrivata l’ora di cambiare e di capire che l’informazione tradizionale, quella stampata, ha ormai vita assai breve. Tocca anche alla politica dei vari Paesi ridisegnare tutto, e tocca agli editori avere il coraggio di guardare al cambiamento in atto.