Forza Italia, si salvi chi può – di Andrea Lorusso

Ci sono tanti motivi per amare Berlusconi, almeno quanto quelli per odiarlo. Ma che si speri, si infierisca, si affondi il coltello politico con le affilate lame giudiziarie, è davvero intollerabile. La sinistra non si è mai emancipata dal suo becero e frustrante rancore nei confronti di un Cavaliere mai “all’altezza” di essere ritenuto interlocutore di una opposizione parlamentare, e da sempre vessato come nemico da abbattere.

Lasciato nelle mani della gogna mediatica, silenziato da un Presidente della Repubblica sempre più preminente ed influente nella vita pubblica, oggi grazie ad una vile regia interna guidata dall’ex delfino Alfano, Silvio Berlusconi ha perso importanti architravi di ancoraggio per le sue ragioni nei confronti della maggioranza.

La legge Severino ingiustamente applicata (violata l’irretroattività penale ed il principio per cui “nullum crimen, nulla poena sine lege”), sono quisquilie rispetto alla mole di giudizi e procedimenti che ancora pendono sulla testa del Cavaliere. Ormai la fine pare inevitabilmente segnata, ma è bene ribadirlo: Silvio Berlusconi chiude la sua carriera politica per il maniacale protagonismo di Procure legate a doppio filo con una ala politica riluttante al personaggio, alla sua storia, al suo imprinting imprenditoriale. Che da vent’anni porta innanzi una guerra fulgida, spietata, esiziale per le finanze e le forze di qualunque essere umano.

Sono davvero ridicoli i menestrelli che oggi cantano vittoria, così come i veggenti pronti ad affermare: “Ve lo avevo detto”. Mi sa tanto di quelle vane previsioni meteorologiche: “Prima o poi, pioverà!”. Beh, con processi a ritmo di tamburo e con un cielo così plumbeo, il temporale sarebbe dovuto arrivare in qualche modo.

Secondo EuroMedia Research, l’ex premier da solo vale il 18%. Troppo poco per liberarsi dalla morsa che lo attanaglia, troppo per chiunque voglia eseguire uno strappo definitivo nell’alveo del centro-destra. Insomma, i numeri gli sono a favore, ma l’uso politico della giustizia gli è avversa ed oggi è troppo tardi per fare qualcosa. Verrà “rieducato”, come si fa con un qualunque delinquente. Verranno ammanettati vent’anni di storia, ricorderemo questa come la più cupa piaga repubblicana del post-fascismo.

Notizia di oggi, Fitto guida l’ala dei “lealisti” per chiedere l’azzeramento delle cariche ed un congresso che rimetta in discussione l’organigramma. Il segretario Alfano non esprime più la linea del partito, ma con un gioco di ricatti ha chiesto la decapitazione di molti “falchi”, compreso addirittura il direttore di un giornale (Sallusti, de “Il Giornale”) che ricordiamolo, non è di sua proprietà. Se questi sono i nuovi liberali, se questa è la nuova Forza Italia, si salvi chi può, io non ci sto.

Twitter @andrewlorusso