Festival di Sanremo come Natale e Capodanno

Intanto non vi risparmio le mie opinioni critiche sull’ennesimo successo festivaliero. Ecco ciò che martedì e mercoledì non mi è piaciuto

“Sanremo tira fuori il sociologo che alberga in noi e le spiegazioni ex post fioriscono come i fiori della Riviera”. (Aldo Grasso)

“E’ una cosa da far fare ai giovani. È uno spazio per i giovani, perché nascano nuove realtà. Noi siamo vecchi, stiamocene a fare le nostre cose, che sappiamo fare meglio, senza andare a Sanremo a rubare spazio ai giovani”. (Massimo Ranieri)

“Non ho mai visto niente di più anchilosato, rabberciato, futile, vanitoso, lercio e interessato”. (Ennio Flaiano)

“Se vuoi capire il Paese c’è poco da fare, devi guardare Sanremo”. (Domenico De Masi)

PERCHÈ SANREMO È SANREMO?

Nessuno sa dire e spiegare, persuasivamente, perché il Festival di Sanremo riesca a ottenere sempre un successo imponente. Forse la spiegazione migliore è quella, firmata da Pippo Baudo, in uno slogan: “Perché Sanremo è Sanremo”.

COME NATALE E CAPODANNO

Traduco: il Festival è entrato nella tradizione, nel ristretto elenco degli appuntamenti irrinunciabili: il Natale, il veglione di Capodanno, la Pasqua, forse Ferragosto, le partite decisive della Nazionale di calcio. Possiamo parlarne male – io lo faccio spesso – ma non rinunciamo mai a partecipare a questi eventi: con animo buono o tollerante o critico non importa.

IL PIACERE DI DISCUTERNE

E proprio questa è la spiegazione che vi propongo: il Festival, piaccia o non piaccia, scatena un’infinità di liberi commenti. Esplodono scontri e conflitti di opinioni, con la possibilità di esaltare o stroncare tutto e tutti: conduttori e ospiti, canzoni e cantanti, registi e scenografi. E questo ci piace da impazzire.

RECORD! MA COL MASSACRO DI ENDRIGO

Di conseguenza, ben sapendo che da molti non saranno condivise, non vi risparmio le mie opinioni critiche sull’ennesimo successo festivaliero (record di ascolti degli ultimi tredici anni). Ecco ciò che martedì e mercoledì non mi è piaciuto: il formalismo un po’ di plastica di Claudio Baglioni; l’insistenza eccessiva sulle sue canzoni (Festival di Sanremo o concerto di Baglioni?); il massacro di una stupenda canzone di Sergio Endrigo nell’esecuzione del Volo: sembrava un coro di montagna; la riesumazione di vecchi cantanti ormai sfiatati; il recupero di una canzone inedita di Lucio Dalla, affidata a Ron: se il grande cantante non la pubblicò, una ragione ci sarà stata: non potremmo lasciare in pace almeno i morti?