Eternit, rabbia dei famigliari delle vittime: al bando l’amianto

Familiari delle vittime all'interno del palazzo di Giustizia di Torino durante l'ultima udienza prima della lettura della sentenza del processo d'appello Eternit, Torino, 3 giugno 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Non c’e’ esultanza ne’ gioia, ma composta soddisfazione che giustizia e’ fatta o almeno il percorso e’ segnato. Le famiglie delle vittime dell’amianto, che in varie parti del mondo si sono riunite in associazione, si sono incontrate oggi a Casale Monferrato, nell’alessandrino, citta’ simbolo di una tragedia immane che la sentenza d’appello di ieri ha attribuito tutta all’Eternit aumentando la pena da 16 a 18 al magnate Stephan Schmidheiny.

Le associazioni di Italia, Francia, Belgio, Spagna e dei paesi dell’America latina (Afeva, Andeva, Abeva, Fedavica e Csa) ora chiedono che non accada mai piu’ di morire d’amianto, che l’asbesto sia bandito in ogni Paese anziche’ essere ancora utilizzato in 3/4 del mondo. Ma perche’ cio’ accada – hanno detto oggi – ci vuole la solidarieta’ internazionale. E ci vuole un’altra coscienza che non subordini la vita agli interessi economici. Ai giovani, in particolare, si e’ rivolta la ‘pasionaria’ italiana, Romana Blasotti Pavesi, l’ultraottantenne donna di ferro che – ripete – non ha piu’ lacrime, ma rabbia si’ per quei cinque famigliari che le sono stati portati via dal minerale-killer.

E’ stata lei, come presidente dell’associazione italiana, l’ Afeva, a intervenire lanciando un appello ai giovani: ‘Devono conoscere – ha affermato – per pretendere di vivere in serenita’ in un mondo pulito e giusto e allora ben vengano i 18 anni di condanna purche’ siano davvero scontati e a chi ha fatto morire i nostri cari togliamo davvero i soldi e impieghiamoli per la bonifica, la ricerca e i risarcimenti’. Guardare al futuro, dunque, perche’ – hanno rimarcato tutti gli intervenuti – ‘la vita e la dignita’ umana devono essere salvaguardati in ogni luogo di lavoro e di vita, nessuno ha diritto di anteporre il profitto alla salute. Le multinazionali sono molto potenti, ma l’impunita’ puo’ essere vinta quando le vittime lottano unite con il supporto dell’opinione pubblica e il sostegno della solidarieta’ internazionale’.

‘La gravita’ della pena corrisponde – hanno sottolineato – alla condotta criminale pianificata dalla multinazionale Eternit per decenni come ampiamente dimostrato. Il cartello dell’amianto ha continuato a nascondere e mistificare la nocivita’ e la cancerogenita’ della fibra mortale provocando cosi’ malattie e morte a migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori e cittadini ignari del pericolo’.