COVID | L’immunologo Forni: “Omicron meno aggressiva, ma sempre una malattia grave per i non vaccinati”

“Quarta dose? Potrebbe fare in modo che non ci si infetti più, ma è una giustificazione non completamente convincente. Bisogna intendersi: se l’obiettivo è ridurre i contagi la quarta dose è giustificatissima, se invece l’obiettivo è ridurre ricoveri e decessi bastano tre dosi. Dobbiamo decidere quanti morti siamo disposti ad accettare per mantenere un certo tipo di normalità. Questa è una scelta drammatica che ogni Paese interpreta e fa in maniera differente. I dati ci dicono che l’epidemia scemerà con la bella stagione e probabilmente si spegnerà, diventerà qualcosa di presente nella società ma non così grave, ma le previsioni potrebbero essere smentite dai cambiamenti del virus”

Il Prof. Guido Forni, immunologo dell’Accademia Nazionale dei Lincei, è stato ospite del programma “L’imprenditore e gli altri”, condotta dal fondatore dell’UniCusano Stefano Bandecchi su Cusano Italia Tv.

Riguardo alla variante Omicron. “Il covid oggi è meno aggressivo rispetto a un anno fa, ma è sempre una malattia grave, che diventa nella maggior parte dei casi una malattia piuttosto lieve nelle persone ben immunizzate –ha affermato Forni-. Nella vicinanza di un richiamo, si ha anche la possibilità di non infettarsi più e questa è la giustificazione della quarta dose che è una giustificazione non così completamente convincente. I vaccini sono risultati fantastici, proteggono benissimo, ma la protezione dal contagio svanisce dopo 6-8 mesi, se il nostro obiettivo è ridurre i contagi, la quarta dose è giustificatissima, se invece l’obiettivo è avere una situazione in cui riduciamo i decessi e i ricoveri, la quarta dose può essere molto discutibile perché l’immunità che abbiamo acquisita con le prime tre dosi dà una prolungata protezione contro la gravità della malattia. Quanto prolungata non possiamo ancora saperlo, lo capiremo nel tempo. Dobbiamo decidere quanti morti siamo disposti ad accettare per mantenere un certo tipo di normalità. Questa è una scelta drammatica che ogni Paese interpreta e fa in maniera differente. Quella che dovrà fare il governo è un scelta politica, così come stanno facendo gli altri Paesi: la Cina chiude le città quando ci sono pochi casi di positività, altri Paesi come l’Inghilterra hanno privilegiato l’attività economica accettando che un numero maggiore di persone possa perdere la vita”.

Sul futuro della pandemia. “Prevedere il futuro di questa epidemia magari sarà possibile, ma è estremamente difficile. Quindi temo che dovremo adattarci di volta in volta alla situazione. Tutti siamo convinti che l’epidemia scemerà con la bella stagione e probabilmente si spegnerà, diventerà qualcosa di presente nella società ma non così grave. Questa è un’ipotesi avvalorata dai dati, ma la realtà potrebbe essere completamente differente per i cambiamenti che il virus potrebbe fare”.