Comites Tunisia, Fabio Ghia (Italiani Sempre): ‘mi candido per cambiare il sistema’

Fabio Ghia, delegato ANFE (l’Associazione nazionale delle famiglie emigrate) in Tunisia, si presenta alle elezioni per il rinnovo del Comites di Tunisi con la lista ITALIANI SEMPRE.

Nato a Napoli nel 1946, Ghia è stato per oltre quarant’anni nella Marina militare italiana. “Quarant’anni di bellissime esperienze”, racconta lui stesso a ItaliaChiamaItalia: “sia in guerra che soprattutto in pace, la vita mi ha dato un grande e solo insegnamento: conosci per rispettare e fatti conoscere per essere rispettato”.

Anche grazie al suo lavoro, Fabio ha girato il mondo intero. Una volta in pensione, si è trasferito definitivamente in Tunisia, dove oltre a un minimo di attività di consulenza da libero professionista, ha attivato l’Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati, con la quale, da presidente, opera nei settori della migrazione legale e del “Dialogo Interculturale tra Occidente e Islam”, tendendo a dirimere le differenze culturali esistenti tra le due realtà sociali.

Laureato in Scienze Marittime e Navali presso l’Università di Pisa, oltre ad avere una seconda Laurea in Scienze Diplomatiche Internazionali all’Università di Trieste, ottenuta con lode e con pubblicazione della tesi, Fabio Ghia ha anche svolto un master al Naval War College Statunitense (Newport Rode Island) in “Relazioni Internazionali”.

Opinionista politico, Ghia ha pubblicato decine di articoli su diverse testate giornalistiche. Da anni, ormai, è anche un prezioso collaboratore del nostro quotidiano online. ItaliaChiamaItalia lo ha intervistato per parlare di Comites, ma non solo.

Fabio Ghia, quale considerazione ha sui Comites e gli organi di rappresentanza per gli italiani all’estero?

“Da più di dieci anni i Comites sono stati abbandonati al loro destino, non si è mai sentita la necessità di rinnovamento delle cariche e le comunità locali, nella maggioranza dei casi, non hanno mai manifestato interesse per queste organizzazioni. Inspiegabile, quindi, questa ansia da elezioni provocata dal sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, che nel mese di agosto scorso è riuscito con un blitz da Swat americani a far inserire nel decreto legge per le ‘missioni dei militari italiani all’estero’, anche la normativa per le elezioni dei Comites. Tutto questo, per poi decidere di rinviare le elezioni! E’ pazzesco. Se guardo, inoltre, agli organi istituzionali preposti a rappresentare gli Italiani all’estero (il CGIE, Consiglio Generale Italiani all’Estero, i COMITES e la Rappresentanza della Circoscrizione Estero con ben 12 deputati e 6 Senatori) mi accorgo che i risultati prodotti a favore degli italiani all’estero sono solo incentrati sull’emarginazione e la discriminazione rispetto ai paritetici cittadini italiani in patria”.

Secondo Ghia i problemi sul tavolo sono ancora tanti: “c’è quello che riguarda la Tasi e l’Imu, un caso che grida vendetta. Gli italiani all’estero sono ancora discriminati, devono pagare sulla propria abitazione in Italia le tasse. Negli ultimi anni sono stati di fatto eliminati gli aiuti ai connazionali indigenti, e ancora oggi vengono portati avanti tagli senza alcuna logica ai diversi capitoli che riguardano gli italiani nel mondo”.

Dunque, spiega a Italiachiamaitalia.it, “se questi sono i risultati, mi chiedo se siano minimamente giustificate le spese sostenute dallo stato per questa mastodontica struttura di Rappresentanza”.

Mi appare ovvio che lei non apprezzi molto i Comites. Allora per quale motivo si è presentato alle elezioni, tra l’altro come capolista?

“Dopo avere assistito alla cattiva amministrazione dello Stato, a continui sprechi, ad azioni che tolgono dignità agli italiani nel mondo, credo che sia arrivato il momento di mettersi in gioco in prima persona. Guardando la comunità italiana in Tunisia, è evidente la necessità di reazione a questo stallo istituzionale in cui siamo caduti. Qui in Tunisia la comunità italiana conta una presenza di 4500 persone. Non molte certo; ma lo zoccolo duro è rappresentato da più di 700 imprese (la maggior parte off shore) che rappresentano in buona parte il meglio del made in Italy nei settori del tessile, del calzaturificio, della nautica in fibra di carbonio, dell’elettronica e, ultima ma non a caso, del settore turistico alberghiero. Dove negli ultimi anni l’imprenditoria italiana è stata l’unica a sviluppare sinergie con la Tunisia, contrariamente a quanto fatto da molte altre nazioni. A oggi qui l’Italia conta un buon secondo posto, dietro la Francia, per l’interscambio commerciale. Tutto questo se da una parte significa una maggiore priorità da dare allo sfoltimento delle procedure consolari, soprattutto per quanto attiene la libera circolazione degli operatori tunisini sul territorio italiano, dall’altra apre le porte a un’aspettativa di dialogo interculturale da parte tunisina, già da tempo auspicata, riguardante soprattutto gli scambi interuniversitari nelle facoltà umanistiche”.

Non le sembra contraddirsi? Da una parte condanna l’intera organizzazione di rappresentanza degli italiani all’estero, dall’altra sente invece il bisogno di affermare l’esistenza dei Comites; anzi, mi sembra voglia stimolarli a entrare nel meccanismo produttivo del Sistema Italia.

“Bravo, dice bene! Io e gli altri candidati della lista ITALIANI SEMPRE, ci siamo presentati per cambiare il sistema facendo tesoro dell’esperienza acquisita da italiani all’estero, cercando di dare un senso agli stessi Comites, o almeno al Comites di Tunisi, proprio come elemento propositivo e attivo, che possa dunque essere considerato come anello di congiunzione tra la comunità Italiana e le sue esigenze, le istituzioni sia tunisine che italiane, le organizzazioni, associazioni, aziende, Camere di Commercio e quant’altro serva a meglio coordinare e sviluppare la nostra Italianità. La gestione della cosa pubblica è fondamentale per ridare fiducia all’intero popolo italiano. Proprio per questo la nostra lista intende impegnarsi per ridare affidabilità al sistema. In definitiva, stiamo parlando di contribuire a creare un mondo migliore dove vivere tutti insieme”.

Come pensa di organizzarsi per raggiungere gli obiettivi?

“La Lista ITALIANI SEMPRE, di cui sono capolista, vede queste elezioni con particolare spirito costruttivo e partecipativo. Anche se la seconda lista ammessa è etichettata politicamente Pd, noi riteniamo che le elezioni del Comites non debbano essere motivo di competizione, ma debbano servire a rigenerare la comunità italiana in Tunisia intorno a ideali di vita comunitari all’insegna della nostra italianità. Non solo i candidati della nostra lista, che, auspichiamo, saranno eletti nel Comites, ma anche l’intera comunità degli italiani residenti in Tunisia, dovranno sentirsi accomunati da questi ideali, creando sinergie comuni intese a perpetrare legami forti con le realtà regionali e locali di provenienza; con lo scopo comune di favorire iniziative valide a fornire slancio e produttività al ruolo dei presidi Consolari. Entità, queste ultime, che dovranno ben comprendere l’indispensabile ruolo che svolgono a favore della nostra comunità e per la diffusione della cultura italiana in Tunisia. Stringersi, dunque, intorno a valori comuni che sono alla base delle nostre radici culturali: impegno, solidarietà, propositività, etica, coraggio, tenacia, lealtà. Tutti valori che sono a fattor comune della maggior parte degli imprenditori italiani in Tunisia e dei connazionali che con la loro partecipazione attiva alla vita del Paese che ci ospita rendono lustro alla nostra italianità. Valori che, nel nostro caso, devono diventare motore propulsivo, forza centripeta, catalizzatore per ogni singolo membro del gruppo e che ognuno di noi a sua volta rappresenta ed esprime, attraverso uno scambio d’idee dinamico e ininterrotto”.

I punti forti del vostro programma?

“La difesa delle garanzie sulla cittadinanza italiana, in particolare sulla previdenza e l’assistenza; l’interscambio professionale che tenga conto dei tempi dettati dalla globalizzazione con il pieno coinvolgimento delle Istituzioni; la scuola italiana vista in un’ottica di patrimonio culturale da preservare e diffondere; le garanzie sulla sicurezza dei concittadini e il benessere morale di ciascun connazionale. Tutto questo grazie anche alla realizzazione di un più sentito spirito di gruppo in costante dialogo con la madre Patria, a dimostrazione della nostra perseverante italianità. Il singolo dovrà sentirsi parte integrante di una sola entità, come in una famiglia: la nostra famiglia! Salvaguardando i suoi principi fondamentali, come ci hanno insegnato le generazioni precedenti”.

Nella Tunisia di oggi, che ancora sembra stentare a trovare una certa stabilità politica post rivoluzione, quanto vale secondo lei il contributo che potrà fornire la comunità italiana?

“Con i vantaggi che offre ancora oggi la Tunisia a settori importanti della società (imprese, professionisti, turisti e pensionati), io credo che, lo sottolineo ancora una volta, alla comunità italiana basti sentirsi parte di un’unica grande famiglia, animata, secondo le migliori tradizioni della nostra cultura, da spirito di fratellanza pacifica e comune rispetto. Sentirsi italiani tra i tunisini, in questo non facile momento della democrazia tunisina, dovrà essere sinonimo di stimolo all’integrazione nel pieno rispetto dell’ordinamento giuridico di questa meravigliosa terra che ci ospita. Il Mediterraneo nel corso dei tempi è da sempre stato considerato l’ombelico del mondo. Dal Mediterraneo si è sviluppata qualsiasi forma di evoluzione umana. Sia essa culturale, sociale, filosofica, storica, ideologica e/o religiosa, la fusione tra differenti culture si è concretata solo ed esclusivamente in Mediterraneo. Oggi, sebbene gli eventi mostrino sempre più segnali di guerra e di violenza, la sfida per una convivenza pacifica ci chiama nuovamente a essere protagonisti. Un compito arduo, tenuto conto della sempre più evidente dicotomia tra globalizzazione/integrazione da una parte e i violenti stimoli per un ritorno alle origini della tradizione sociale dell’Islam dall’altra. In questo quadro la Tunisia brilla per la sua eccezione. Questa Tunisia, sta combattendo in maniera silenziosa ma esemplare la propria battaglia per la democrazia e l’emancipazione culturale. Non passa giorno in cui, in particolare nell’entroterra, i militari tunisini pagano con la vita questa voglia di democrazia che l’intero popolo esprime. Ed è proprio da questa terra che arriva un forte richiamo al dialogo interculturale. Lo stesso grazie al quale si è arrivati alla possibilità di creare un prossimo governo tra modernisti di Nidaa Tounes e islamisti di El Nahdha, ora chiama a viva voce le nazioni europee, in particolare Francia e Italia. Perché solo attraverso la conoscenza e il rispetto reciproco si potrà ipotizzare in futuro qualsiasi forma di integrazione. L’Europa siamo anche noi italiani, con i nostri ordinamenti giuridici, le nostre leggi, la nostra tradizione e la nostra Memoria che incessantemente ci portiamo dietro. In una sola parola, la nostra Identità. Ecco, dunque, che ognuno di noi è chiamato, sia in patria sia all’estero, a partecipare attivamente alla fase di sviluppo storico che ancora una volta coinvolge il Mediterraneo e divenirne artefice al solo mettere in risalto quello che è il nostro modo di vivere quotidiano, la nostra testimonianza di vita, l’apertura al dialogo all’insegna delle diversità e tutto ciò che è parte integrante del nostro Dna: il comune retaggio dell’essere italiano, la nostra italianità”.

Come candidato al Comites di Tunisi, quale messaggio vuole lanciare alla comunità italiana in Tunisia?

“Quanto ho detto fino ad ora è semplicemente un richiamo collettivo a ritrovare l’antica ma essenziale unità culturale e sociale. Il significato del motto "ITALIANI SEMPRE" non vuol essere altro che un urlo di gioia verso le nostre origini. Una bandiera che con molto orgoglio ci sentiamo onorati di poter sventolare in tutto il mondo, perché, a meno dei tristi momenti di dittatura edonista del ventennio fascista, la nostra italianità si è affermata, oltre che per genialità e inventiva, proprio per tolleranza, dialogo, comprensione e rispetto per le altre culture. Il ricordo del periodo delle Repubbliche Marinare (Venezia e Genova in particolare), nel mentre della massima estensione e affermazione del Califfato Islamico nel 1300, è sin da allora a testimonianza del messaggio di pace ma al tempo stesso di mutua crescita (economica, sociale e politica) che la cultura italiana ha da sempre manifestato in mediterraneo e nel mondo. All’intera comunità italiana in Tunisia, dunque, un esaltante invito: siate sempre voi stessi e unitevi intorno alla nostra comune italianità, sentendovi comunque pienamente orgogliosi di essere ITALIANI SEMPRE”. (RF)