Comites, ‘presentare le liste è difficilissimo’: parla Claudio Iaquinti, candidato in Olanda – di Barbara Laurenzi

Roma – Elezioni Comites. Organizzate in fretta e male, secondo alcuni, in un tempo bastevole per chi desidera realmente partecipare, secondo altri. Ma quanto vengono penalizzate le liste indipendenti? E qual è il punto di vista di chi si affaccia per la prima volta, animato di buone intenzioni, nel mondo della rappresentanza estera? Si sente spesso ripetere che l’organizzazione della circoscrizione estero dovrebbe aprirsi alle nuove e giovani emigrazioni per non morire. ItaliaChiamaItalia ha ascoltato proprio quei nuovi emigrati attraverso la voce di un candidato poco più che trentenne in corsa con la lista apolitica ‘Voltiamo Pagina’ per le elezioni Comites Olanda 2014.

Claudio Iaquinti, classe 1981 e una laurea quinquennale in ingegneria elettronica, ha vissuto prima a Londra e poi in Australia. Tornato in Europa, gli viene proposto un contratto da una multinazionale giapponese con distaccamento nei Paesi Bassi, paese dove attualmente vive pur viaggiando spesso, sia per lavoro che per piacere, fra Europa, America ed Asia.

Da due anni in Olanda, Claudio e’ da sempre impegnato in opere di volontariato. “Desidero mettermi al servizio del prossimo e della comunità – spiega Iaquinti -, offrendo il mio contributo per creare un mondo e soprattutto un’Italia più vivibile, che non obblighi più i professionisti come me a dover emigrare per un futuro migliore”.

Claudio, quali sono le problematiche più urgenti da affrontare per quanto riguarda gli italiani residenti nel suo distretto?

“L’aggravarsi della crisi economica e lavorativa in Italia sta spingendo sempre più connazionali, per la maggior parte giovani, ad emigrare in Olanda. Qui la nostra comunità è discretamente presente con una serie di circoli, associazioni, ed enti. Il problema è che di queste realtà i nuovi arrivati ne ignorano l’esistenza ed esse sono formate quasi esclusivamente dalla vecchia generazione di emigrati del dopoguerra. Sarebbe bello dare nuova vita a questa serie di enti frammentati, creare una comunità più ampia e partecipata, dove i giovani possano ammodernare e rinnovare, avendo alle spalle i vecchi che tramandano la loro esperienza e sapere”.

Che cosa è stato fatto, o non è stato fatto, fino ad oggi, in relazione a queste problematiche?

“Io sono arrivato in Olanda da relativamente poco tempo, due anni. Se in passato si sia tentato di creare una comunità più compatta, giovane e partecipata, in realtà non saprei dirlo, quello che so per certo però è che ad oggi, praticamente la totalità dei miei coetanei, soprattutto chi è ancora spaesato, è appena arrivato, ignora l’esistenza di tutte queste organizzazioni italiane, sprecando così opportunità di incontro, di scambio di informazioni, idee e progetti”.

Hanno ancora senso le rappresentanze vecchio stampo, come quella dei Comites?

“Ad essere sincero, considerando che siamo in un periodo di tagli e risparmi per lo stato, credo che il governo dovrebbe, anche riguardo l’erogazione di fondi per l’estero, discernere dalle cose davvero importanti e prioritarie e quelle no. Sinceramente, in questo momento storico, non credo che i Comites siano un’attività prioritaria su cui continuare a investire. Per esempio ho raccolto molto malumore e difficoltà da parte di alcuni dipendenti statali dei consolati e delle ambasciate per il carico di lavoro e la disorganizzazione conseguenti ai tagli di fondi degli ultimi anni; ecco, credo che i soldi finanziati per i Comites sarebbero meglio spesi ad esempio se indirizzati a consolati e ambasciate. Ovviamente, considerata la mia risposta, immagino che venga da chiedersi per quale motivo mi candidi. La risposta è semplice, dal momento che questi soldi, seppur pochi, arriveranno comunque, sarà importante cercare di investirli nella maniera più utile e proficua per la comunità italiana in Olanda. E’ questo il mio obiettivo”.

Lei è molto giovane e, come saprà, la maggior parte dei suoi coetanei non sa nemmeno che cosa siano i Comites, l’Aire o il Cgie. Come mai lei, invece, si è interessato al settore? In che modo è venuto a conoscenza della funzione dei Comites?

“Ha toccato un punto che mi sta a cuore. Lei si sorprende del fatto che io mi interessi di queste cose malgrado sia relativamente giovane. Io invece, in un mondo che non fosse al contrario, mi sorprenderei della domanda. La gestione della cosa pubblica, la politica in generale, se non fossero corrosi da ipocrisie e tornaconti personali, avrebbero lo scopo puro e nobile di creare un mondo migliore dove vivere tutti insieme. Ecco, perché mai dovrei delegare la creazione del mondo dove io passerò il resto della mia vita ad altri? Immaginiamo se questa consapevolezza fosse radicata nelle nuove generazioni in Italia, come cambierebbero le cose. Oggi per esempio si parla di riforme della costituzione quando l’80 per cento del popolo italiano non conosce neanche la prassi per approvare una legge ordinaria. La politica ha giocato per anni sul disinteresse della gente, e il disinteresse porta ignoranza, e l’ignoranza permette a chi governa di fare quello che vuole senza essere controllato. Una circolo vizioso dagli effetti disastrosi, di cui oggi più che mai paghiamo il prezzo. Ogni giovane dovrebbe occuparsi personalmente della cosa pubblica, perché significa occuparsi di se stesso. Mi chiede come sono venuto a conoscenza dei Comites e della loro funzione? Oggi abbiamo un grande mezzo informativo, internet. Navigavo semplicemente sul sito del ministero degli Affari esteri”.

Per quale motivo ha scelto di presentarsi con una lista apartitica?

“Un’altra anomalia di questo sistema. Ma se le finalità dei Comites sono, e riporto testualmente: ‘promuovere iniziative nelle materie attinenti alla vita sociale e culturale, con particolare riguardo alla partecipazione dei giovani, alle pari opportunità, all’assistenza sociale e scolastica, alla formazione professionale, al settore ricreativo, allo sport e al tempo libero’, allora mi chiedo: perché mai la politica italiana, ben lontana da questi contesti, esigenze e bisogni, dovrebbe entrare a far parte di questo organismo? La scelta di schierarsi senza colori è venuta naturale, sebbene ognuno di noi abbia un proprio pensiero politico”.

Molti lamentano l’organizzazione delle elezioni Comites, dicendo che sfavorirebbero le liste minori. È così? Se sì, in che modo?

“Purtroppo è vero. Per presentare una nuova lista c’è bisogno della raccolta di 100 o 200 firme a seconda della popolazione del distretto di interesse. Queste firme devono essere autenticate da un notaio o altro pubblico funzionario locale, i relativi oneri di spesa sono a carico dei richiedenti, o da un addetto del consolato, il che significa riuscire a organizzare personale del consolato e un numero non trascurabile di persone disposte a firmare nello stesso posto ora e giorno. Un’impresa economica e organizzativa non trascurabile per chi è armato soltanto di buona volontà”.

Chi ne trae beneficio?

“Chi è già radicato nel territorio con un ente, un’associazione o un patronato. Organi cioè in grado di mobilitare e organizzare eventi in cui raccogliere il numero richiesto di firmatari. E ricordo che tutto questo serve soltanto per presentare la lista alle elezioni, poi ottenere i voti è tutta un’altra storia”.

Come dovrebbero essere riorganizzate, in futuro, queste elezioni?

“Come ho già detto credo che per il futuro sia meglio eliminare questo organismo, ove ciò non accadesse la prima cosa da modificare sarebbero i criteri con cui presentare le liste. La richiesta di firme autenticate a mio parere oltre che essere inutile rappresenta una difficoltà insormontabile per chi è armato solo di buoni propositi”.