Ciak si balla, viaggio nelle balere romane

All’eterna ricerca della prestazione mordi e fuggi post dance. Il divertimento è nel remix.

Ciak si balla. Viaggio nelle balere romane. Domenica dance, fra liscio e revival, finte bionde e brune giunoniche extra xxl, belloni dagli occhi cerulei che si credono Fred Astaire e bellocci dagli occhi scuri che pensano di rivivere il mito di Tony Manero (Saturday night fever).

All’eterna ricerca della prestazione mordi e fuggi post dance. Il divertimento è nel remix.

All’entrata, galanti strappabiglietti tirati a lucido, che si atteggiano a romantici tombeurs des femmes. Nel paradiso degli over 60, fra bellezze italiane sfiorite, segnate dal tempo, bistrate di rimmel e ombretto, straniere dalle forme strabordanti alla ricerca del pensionato a cui far compagnia, e provetti ballerini agè. E l’orchestra suona motivi revival. Valzer lento, tango, rumba beguine, si alternano sulla pista. E le coppie svolazzano, fra una pestata di piedi e un’altra, quando lo spazio è ristretto. Ciak si balla. Arrivano i balli di gruppo. E qui si scatena la creatività. Pochi vanno a tempo. Fra ballerini ultra settantenni che si muovono come marionette e ballerine che azzeccano qualche passo e si piazzano in prima fila. Ciak si balla. Arrivano i lenti. “Soli” di Celentano, “Una carezza in un pugno” sempre del mitico molleggiato. Evergreen indimenticabili, magistralmente eseguiti dall’orchestra dal vivo. E’ il top della serata.

Braccia che cingono più strette la presa, coppiette che si scambiano sguardi languidi e carichi di aspettative. Guizzi di vita, melodie centellinate con il contagocce. Molti si lamentano che i lenti sono troppo pochi. Ciak si balla. La serata procede. I più arditi osano, e dopo qualche ballo, arriva la fatidica avance. E per alcuni la serata finisce in allegria, sul sedile di una macchina, complice la luce fioca di un lampione, che sorride sbiadita. Ormai non si cerca più neanche l’avventura.

L’età avanza, e ci si può permettere solo il mordi e fuggi dell’after night. Zero impegni, zero fatica, e se la brutta figura è in agguato, si archivia subito quel momento di défaillance. E la prossima domenica, si riparte con un’altra preda. Altro giro, altra corsa. Mezzanotte è scoccata. La sala da ballo chiude, l’orchestra si è esibita al meglio, e qualche annoiata giornalista può tornare a casa, con una panoramica di pochades per un nuovo articolo. E per chi desidera provare queste ebbrezze, basta connettersi on line e digitare “dancing Roma”. Au revoir popolo delle balere.