Baby prostitute, in Italia quasi sempre straniere

Il fenomeno della prostituzione minorile in Italia ha quasi sempre un "volto" straniero: si tratta soprattutto di minorenni rumene e nigeriane, di eta’ prevalente tra 16 e 18 anni, meno spesso tra 14 e 16 anni. Ma c’e’ un ampio "sommerso" che riguarda soprattutto la prostituzione al chiuso (indoor) e che rimane sconosciuto e incommensurabile. E comunque e’ tutto il fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei minori ad essere ancora largamente "oscuro".

Secondo un’indagine qualitativa di Save the Children, nel 2010 il fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori e’ rimasto nel complesso stabile rispetto all’anno precedente, ma per quanto riguarda i circuiti indoor si e’ invece registrato un incremento. Lo sfruttamento sessuale e la tratta riguardano principalmente le femmine, la maggior parte delle quali e’ di nazionalita’ nigeriana e rumena.

In misura di gran lunga inferiore, e’ stata segnalata la presenza di minori o presunti minori vittime di tratta e sfruttamento provenienti da Ungheria, Bulgaria, Brasile, Albania, Burkina Faso (di seconda generazione). Lo sfruttamento sessuale maschile appare invece meno presente: nella Sicilia orientale, nelle Marche e Abruzzo e in alcuni territori della Campania e del Lazio e’ stato segnalata una presenza residuale del fenomeno di prostituzione tra minori di origine rom e minori del Maghreb e dell’Africa Subsahariana. A Napoli, i minori di origine rom (sia maschi che femmine) sono spesso contemporaneamente vittime di diverse forme di sfruttamento: sessuale, accattonaggio, economie illegali. Inoltre, lo sfruttamento nell’accattonaggio in alcuni casi viene usato anche come strumento di aggancio con "clienti" della prostituzione maschile.

A Roma, in particolare nella zona della stazione Termini, i minori (perlopiu’ egiziani e tunisini) sono coinvolti prevalentemente in spaccio, rapine e ricettazione ma sono coinvolti anche in attivita’ di prostituzione che offre agli sfruttatori un’ulteriore opportunita’ di guadagno. Rispetto all’eta’, l’indagine ha confermato che la maggior parte delle ragazze vittime di sfruttamento sessuale e tratta ha un’eta’ compresa tra i 16 e i 18 anni. Tuttavia, in Calabria, nelle Marche e Abruzzo, in Veneto, Campania e Lazio e’ stata riportata anche la presenza di ragazze tra i 14 e i 16 anni.

Le ragazze molto piccole, sotto i 14 anni, sono raramente presenti e visibili su strada. Ad ogni modo, quasi nessuna ragazza si dichiara minore, soprattutto durante i primi incontri con gli operatori, probabilmente per paura e in seguito agli ordini ricevuti dagli sfruttatori. Un’altra caratteristica della prostituzione minorile e’ la forte mobilita’ delle minori sui territori: le ragazze vengono costrette a cambiare spesso citta’ e addirittura Paese. In genere, i tempi di permanenza sono tra una e tre settimane. Quanto alla prostituzione indoor, secondo le testimonianze viene praticata sia in appartamenti privati che in locali pubblici (night club, centri massaggi, etc.). La sua collocazione al chiuso, tuttavia, rende invisibili anche le persone e le loro condizioni, riducendo le possibilita’ di intervento degli operatori, di accesso ai servizi e di opportunita’ di aiuto. Occuparsi del fenomeno, dunque, significa poter portare assistenza ed aiuto a persone che altrimenti non sarebbero raggiunte da nessun servizio, oltre che poter studiare eventuali rapporti e connessioni con altre problematiche, come ad esempio l’uso di droghe, o il coinvolgimento di reti criminali che, a parere di molti, presentano una struttura organizzativa piu’ articolata e composita rispetto a quella di strada, a causa della molteplicita’ dei luoghi in cui lo sfruttamento viene esercitato, dei vari attori coinvolti, delle forme di pubblicizzazione utilizzate e delle modalita’ di aggancio dei "clienti".