Italiani all’estero controcorrente: “Columbus Day o no, a noi italiani d’America non cambia nulla”

L’opinione controcorrente di un nostro connazionale residente a New York che rompe il paradigma e avverte: “Inutile fare una battaglia di retroguardia per difendere questa festa in nome dell'italianità”

Si discute molto di Columbus Day in questi giorni. La festa tricolore non piace più in America, non come un tempo. Il dibattito è molto forte e il movimento vicino agli indigeni continua a crescere ogni giorno di più. Sui social, strumenti infernali ma che fanno ormai parte della nostra vita quotidiana, è un delirio, su Instagram sono tutti a favore degli indigeni e contro Colombo.

I rappresentanti istituzionali degli italiani del Nord America, i movimenti, le associazioni, hanno fatto sentire con forza la propria voce, sui media, sulle agenzie stampa, su Facebook.

Comites, CGIE, esponenti politici hanno difeso e continuano a difendere il navigatore genovese e il Columbus Day, considerati giustamente simboli dell’italianità in America, perché, sostengono i difensori della kermesse, la Storia non si può cancellare.

Ebbene, su Facebook ci ha colpito in particolare un post di un italiano residente negli States, Piero Armenti, che a New York opera nel settore del turismo. Pubblichiamo qui di seguito quello che ha scritto perché possa contribuire al dibattito che si è venuto sviluppando in questo ultimo periodo in particolare. La sua è una opinione controcorrente e per questo, secondo noi, ancora più stimolante.

ANGELO VIRO (MAIE): VIVA COLOMBO, VIVA IL COLUMBUS DAY

Ecco il pensiero del nostro connazionale così come lui stesso l’ha espresso nel post pubblicato sul social network.

Il Columbus day (festa italoamericana) molto probabilmente sparirà, sostituita da una festa degli indiani d’America. Il movimento di opinione che si è creato in questo senso è forte, deciso e tende ad espandersi. Bisogna farsene una ragione. Non è un attacco agli italoamericani, non è neanche un attacco personale al navigatore genovese. E’ il tentativo di mettere qualche punto fermo nella traballante memoria storica americana. Inutile fare una battaglia di retroguardia per difendere questa festa in nome dell’italianità. Diciamoci la verità: non è un attacco agli italiani. Il simbolo viene reinterpretato e si lotta contro questa nuova interpretazione: la sopraffazione del forte sul debole, il genocidio dei nativi americani. Gli argini sono rotti, il Columbus day è in via di superamento, meglio aderire alle nuove sensibilità storiche che fare gli offesi. Non ci cambia davvero nulla, a noi italiani d’America, Columbus day o meno”.

Capito? Voi che ne pensate? Siete d’accordo con Piero? Davvero ormai non c’è più nulla da fare e non ci resta che arrenderci e, come suggerisce il nostro connazionale dalla Grande Mela, avvicinarci “alle nuove sensibilità storiche piuttosto che fare gli offesi”?

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