Salvini populista e Berlusconi giocatore di poker?

Candidare Paolo Romani al vertice del Senato è stato un bluff temerario di Berlusconi. Presupponeva che Matteo Salvini si dimostrasse un subalterno. Un calcolo sbagliato: Salvini non lo è

“Il poker dovrebbe essere insegnato a scuola. Infatti offre, in sintesi, la rappresentazione di tutti i rapporti umani che i bambini ritroveranno più tardi, nella vita”. (Yves Montand)

“Al poker sbirciare il gioco dell’avversario nel riflesso del vetro è barare. In politica è anticipare”. (Marc Dugain – romanziere)

PUPULISTI E SOVRANISTI…

Diciamolo schiettamente: ci sono state molte parole e definizioni usate a sproposito in queste ultime giornate di concitata politica. Ne scelgo tre: populista, sovranista; e “Berlusconi giocatore di poker”.

MAGARI I POLITICI FOSSERO TUTTI POPULISTI

Sulle prime due parole neanche vorrei soffermarmi: la nostra Costituzione stabilisce che il popolo è sovrano. E però, stoltamente, partiti e compagnia cantante usano quelle parole sprezzantemente verso chi si batte per gli interessi del popolo sovrano. Magari lo facessero tutti, i nostri politici!

BERLUSCONI GIOCATORE DI POKER?

Sul poker e Berlusconi, qualche parola in più. Trent’anni fa (1988), quando ero direttore de “La Notte”, il Cav – per gli auguri di Natale, ricordo che ero a letto con una forte febbre – al telefono mi disse che non aveva mai più giocato d’azzardo da quando, giovanissimo, era stato buggerato, per farsi bello con la fidanzatina di turno, dai lestofanti delle tre carte (carta vince, carta perde). Lo avevo provocato, chiedendogli se giocasse anche a carte, visto che – fin da allora! – metteva a segno colpi di grande azzardo.

A POKER DUE REGOLE FONDAMENTALI

Di poker un po’ mi intendo, perciò ricordo due regole fondamentali. La prima: se non capisci chi sia il pollo al tavolo, è molto probabile che il pollo sia tu. La seconda: il bravo giocatore di poker, se scende in campo, ha carte per vincere; e se bluffa, è comunque sicuro di vincere.

LA CANDIDATURA TEMERARIA DI PAOLO ROMANI

Candidare Paolo Romani al vertice del Senato è stato, perciò, un bluff temerario di Berlusconi. Presupponeva che il giocatore avversario, Matteo Salvini, si dimostrasse, come dicono a Roma, un “sottone”, ovvero subalterno. Un calcolo sbagliato: Salvini non lo è, e anziché passare mano, come si dice in gergo, anziché arrendersi, è andato a “vedere” il bluff.

RICORDANDO RENATO SALVATORI

Il più grande giocatore di poker, nel dopoguerra, è stato l’attore Renato Salvatori (“Poveri ma belli”). La leggenda dice che era ingaggiato dagli sponsor per giocare per conto loro, con una equa percentuale in caso di vincita. Se oggi fosse vivo, inorridirebbe di fronte a quel bluff incauto.