CHE PECCATO… | Snaturato il voto all’estero con la complicità degli eletti nei partiti romani

Gli eletti nei partiti di Roma avrebbero potuto dimostrare, per una volta, che votano secondo gli interessi dei loro partiti ma degli italiani all’estero. E in invece… Peccato.

Certamente buona parte dei lettori che ci seguono sul nostro sito web, su Fb o Twitter oppure che seguono le informazioni che ci riguardano su altre testate e sui social media, sono già al corrente della modifica della Legge 459/2001, meglio nota come Legge Tremaglia, che regola l’esercizio del diritto di voto degli italiani residenti all’estero.

Una modifica introdotta per via indiretta, attraverso la nuova legge elettorale valida per le elezioni in Italia, che i media hanno ribattezzato “Rosatellum bis, o Rosatellum 2.0”, dove Rosatellum viene dal nome del capogruppo del Partito democratico alla Camera, Ettore Rosato e il bis, il due o il 2.0, sta perché si tratta della seconda versione della legge, dopo la prima che fu affondata alla Camera, nel mese di giugno.

Come allora, anche per questa seconda versione si sono messi d’accordo il Partito Democratico di Matteo Renzi, la Lega di Matteo Salvini, Forza Italia di Silvio Berlusconi e Alternativa Popolare, il partito del ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Curioso, paradossale, che proprio l’on. Maurizio Lupi, esponente del partito del titolare della Farnesina (il “nostro” ministero in assenza di un dicastero per gli italiani all’estero), abbia presentato i due emendamenti che modificano la legge Tremaglia.

IL RETROSCENA | Voto estero, balle con Lupi e il deputato Pd finisce cornuto e mazziato

Il primo emendamento prevede che anche gli italiani residenti in Italia possano candidarsi nella Circoscrizione Estero, precisando però che resta chiusa per gli italiani all’estero la possibilità di candidarsi in un collegio elettorale italiano.

La legge Tremaglia esigeva ai candidati nella Circoscrizione Estero la residenza all’estero. Per quanto riguarda l’altro emendamento, mentre la Legge Tremaglia prevede che chi vuole candidarsi non deve aver ricoperto incarichi pubblici nel paese di residenza nei diciotto mesi precedenti le elezioni, la modifica ora apportata ha portato quel periodo a cinque anni, periodo ridotto alla metà, rispetto ai dieci anni previsti dall’originale emendamento Lupi.

La legge elettorale per l’Italia, con questi due emendamenti che modificano la legge sul voto all’estero, è stata approvata alla Camera dai citati partiti, coi voti anche dei loro deputati eletti all’estero. In altre parole, anche i deputati eletti all’estero nelle file del Partito democratico, e in quelli del centrodestra (un settore a “geometria variabile”, visto che tra gli eletti all’estero più di uno ha cambiato casacca).

On. Renata Bueno

Ci hanno un po’ sorpreso alcune dichiarazioni. Tre per l’esattezza. La prima è dell’on. Renata Bueno. La deputata residente in Brasile, eletta nelle liste dell’Usei (Unione Sudamericana Emigrati Italiani), saltò nei primi anni dopo la sua elezione da un gruppo parlamentare all’altro, ma in definitiva ha votato quasi tutti i provvedimenti del governo del Pd e la settimana scorsa ha dato il suo voto alla nuova legge elettorale, con gli emendamenti citati. Ma non si può dire che non abbia lottato.

In un comunicato racconta la sua battaglia contro il testo originale dell’emendamento che prevedeva dieci anni senza incarichi pubblici all’estero e lo definiva “emendamento ad-personam”, visto che lei era stata consigliere comunale a Curitiba sette anni prima.

Per fortuna i suoi colleghi hanno capito la situazione dopo aver ascoltato il suo infuocato intervento e quelli di due prestigiosi costituzionalisti brasiliani i cui pareri sono stati presentati dalla deputata. Lieto fine per lei e la sua possibilità di ricandidarsi.

Peccato però che l’On. Bueno non ha avuto niente da dire (o almeno non ha ritenuto importante farlo sapere tramite il suo comunicato) sull’altro emendamento, quello che apre la porta della circoscrizione all’estero ai candidati residenti in Italia, senza consentire una reciproca possibilità ai residenti all’estero di candidarsi in Italia.

On. Fabio Porta, Pd

Diverso l’atteggiamento dell’on. Fabio Porta, il quale, anche lui tramite un comunicato, ha spiegato il suo voto favorevole all’emendamento discriminatorio nei confronti degli italiani all’estero.

“Per il regolamento vigente alla Camera – spiega il deputato Pd eletto in Sudamerica – la richiesta della fiducia, resasi necessaria per la richiesta a scopi ostruzionistici da parte dei 5Stelle di ben 102 votazioni segrete, impedisce la trattazione di merito dei singoli articoli e fa decadere eventuali emendamenti. Non è stato possibile, dunque, intervenire (come avremmo voluto e sicuramente fatto) specificamente su questo aspetto e cercare di eliminarlo dal testo”.

Stimiamo la persona e apprezziamo il lavoro dell’on. Fabio Porta, ma avremmo visto con piacere un suo gesto in Aula per dissociarsi da quel voto.

Non tanto per modificare un risultato che comunque sarebbe stato lo stesso, ma per dimostrare a chi sostiene il contrario, che gli eletti nei partiti di Roma votano secondo gli interessi degli italiani all’estero e non secondo gli ordini delle segreterie dei partiti romani. Peccato. (…)

Anche al Senato il Rosatellum 2.0 è passato coi voti dei parlamentari del Pd, Fi, Lega e Ap. Il MAIE ha votato contro, ma ciò non è stato sufficiente a convincere gli altri eletti all’estero a fare altrettanto. Peccato.