L’ANALISI | Rosatellum Bis, proporzionale e la IV Ripartizione Estera

Tutto da giocare per una nuova tornata elettorale nella IV Ripartizione Asia, Australia, Oceania e Antartide dove primeggiano nuovi assetti politici, ma dove i nomi e i metodi sono sempre gli stessi

Con 375 voti a favore e 215 contrari la Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge elettorale, il Rosatellum 2.0, noto anche come Rosatellum Bis. Adesso tocca al Senato valutare e approvare la legge che determinerà l’assetto politico e istituzionale all’indomani delle prossime elezioni politiche previste per la primavera del 2018.

Per i connazionali all’estero, la legge potrebbe favorire alcuni importanti cambiamenti. Per quanto riguarda la scelta dei candidati, anche i residenti in Italia potranno concorrere nella circoscrizione estera.

Battezzata come norma «salva-Verdini», consentirebbe agli italiani residenti in patria di potersi candidare in una circoscrizione Estero per riuscire a raccattare un seggio in Parlamento. Finora, i candidati all’estero dovevano risiedere nei paesi facenti parte della propria cirscoscrizione ai fini della candidabilità.

Dal canto suo, il Partito Democratico ha reso noto per bocca del suo portavoce alla Camera Ettore Rosato (da cui prende il nome la nuova legge elettorale) che continuerà a candidare solo residenti all’estero – possibilmente senza primarie, come ormai avviene da qualche decennio. La clausola potrebbe invece favorire quei partiti che non sono particolarmente radicati all’estero, secondo un principio di reciprocità.

La questione che nessuno sembra aver notato è la strana situazione in cui riversa la IV Ripartizione.

La Legge Tremaglia ha stabilito le modalità di esercizio del diritto di voto per gli Italiani all’estero, assegnando alla IV Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide l’elezione di un deputato e di un senatore. Ciò ha di fatto trasformato un’elezione che la legge considera di tipo proporzionale in un vero e proprio collegio uninominale.

18 i parlamentari eletti all’estero, 12 deputati e sei senatori. Diversi di loro, durante la legislatura, hanno cambiato casacca. Alcuni, più di una volta. Altri persino 5 volte.

I candidati più votati nella IV Ripartizione ottengono infatti il proprio seggio anche con un solo voto in più dei loro avversari, nella logica anglosassone del first past the post. Con l’entrata in vigore del Rosatellum 2.0 questo sistema è destinato ad applicarsi anche in quei collegi uninominali all’interno del territorio nazionale italiano.

Benchè la IV Ripartizione sia di fatto un seggio ad elezione uninominale maggioritaria, non risulta possibile al suo interno la creazione di liste collegate (non ci sono altri candidati su base proporzionale da eleggere nella stessa ripartizione). Questo aspetto – apparentemente ininfluente – determina in realtà un ostacolo a livello politico per quei gruppi di connazionali politicamente attivi nella ripartizione.

Sia alle elezioni amministrative che con il Rosatellum 2.0 nei seggi di tipo maggioritario – ad eccezione della Valle d’Aosta – più liste collegate aventi simboli diversi possono condividere lo stesso candidato al fine di raccogliere maggior consenso. Queste liste, divengono nel contempo capaci di esprimere sostegno sulla base di un programma che risponda alle esigenze locali e allontanano i candidati dalla morsa delle segreterie politiche.

Il vero dramma però e che in base alle ultime indiscrezioni nulla sembrerebbe cambiare. In assenza di una reale possibilità di selezione dei candidati, rimarranno in vigore i soliti accordi sottobanco, i viaggi di speranza a Roma per avere in lista qualche amico e le lobby senza fine presso le segreterie politiche per assicurare una rosa di nomi in pole position per un’elezione che andrà a consegnare l’ennesima vittoria a coloro che da sempre riciclano le solite promesse – cittadinanza italiana, per citare la più discussa e delicata – per mai mantenerle una volta eletti.

Per rompere con questo perenne status quo che dura ormai da troppo tempo, qualcuno dovrebbe cominciare a tirare le somme puntando su un centrodestra unito che si presenta – almeno in Italia – decisamente con il vento in poppa.

I risultati delle passate tornate elettorali hanno dimostrato che nella IV Ripartizione un centrodestra presentato in coalizione sarebbe capace di vincere. Alle elezioni del 2006, l’Unione vinse il seggio del Senato con 23.113 voti. Il centrodestra unito arrivò a quota 27.649 ma perse a causa della frammentazione. Nel 2008, il Popolo della Libertà (PDL) giunse secondo con 20.648 voti.

Il PD si aggiudicò il seggio con soli 779 voti in più.

Mancarono infatti all’appello del centrodestra le 3.042 preferenze conquistate dai dissidenti centristi dell’UDC.

Anche nel 2013, quando i numeri erano totalmente contrari al centrodestra, il PDL si attestò terzo con 10.053 voti. La stragrande maggioranza dei montiani della IV Ripartizione – forti di ben 12.758 consensi – non erano altro che personaggi storici della destra, tra cui Joe Cossari e Maurizio Aloisi.

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Cossari e Aloisi vennero candidati nella lista-coalizione Con Monti per L’Italia in quota Futuro e Libertà per l’Italia (FLI), partito nato da una scissione dal PDL capeggiata da Gianfranco Fini. Gli altri due candidati della coalizione montiana furono Nicola Carè – ora iscritto al Partito Democratico – e Theodoro Spiniello. Sostenuti dal MAIE, dagli imprenditori e dai commercianti della Camere di Commercio di Sydney e Adelaide, non erano certo candidati del centrosinistra, ma in opposizione netta al PD.

E i 5 stelle? Nel 2013 ottennero 6.926 voti alla camera e altrettanti al Senato e dal 2013 sembra siano cresciuti nella IV Ripartizione alcuni gruppi pentastellati. Tra di essi si annoverano nomi come Omar Bassalti, Presidente dell’Italian Association of Singapore e il Consigliere del CGIE di nomina governativa con base a Brisbane, Dott. Matteo Preabianca. Un meet-up sembrerebbe essere attivo anche a Melbourne. Nell’incertezza però in cui versa il Movimento dopo il pensionamento di Grillo, sarà interessante osservare gli sviluppi dei prossimi mesi.

Mario Fera e il presidente del MAIE, On. Ricardo Merlo

Nascosti o forse in attesa di qualche inaspettato rassemblement pre-elettorale sembrano i militanti del MAIE, dopo la nomina del nuovo coordinatore di Melbourne, Mario Fera. Il MAIE nella IV Circoscrizione ebbe tra i suoi dirigenti Nick Scali come primo coordinatore che lanciò il movimento in Australia nel 2011 e a cui subentrarono Francesco Pascalis e Nicola Carè – oggi vicini al Partito Democratico. Pascalis, anima centrista, già coordinatore e candidato dell’UDC e oggi presidente del ComItEs di Melbourne, ha preferito lasciare il coordinamento MAIE per l’Oceania per aderire alle file democratiche, venendo eletto delegato all’assemblea nazionale del PD nelle primarie dello scorso 30 aprile 2017.

Tutto da giocare insomma, per una nuova tornata elettorale nella IV Ripartizione Asia, Australia, Oceania e Antartide dove primeggiano nuovi assetti politici, ma dove i nomi e i metodi sono sempre gli stessi.

C’è però chi forse ancora spera in qualcosa di nuovo, di aggregativo, di vicino e di reale, come la proposta avanzata dal movimento civico NOI – Italiani nel Mondo. «Non chiediamoci cosa può fare l’Italia per Noi, chiediamoci cosa possiamo fare Noi per l’Italia, criticare l’avversario non serve a nulla, oggi l’Italia ha bisogno di unità».