La commemorazione della tragedia di Marcinelle, luogo simbolo della storia dell’emigrazione italiana, quest’anno è stata accompagnata da episodi di tensione politica e sindacale che hanno suscitato la reazione di Gianluigi Ferretti, membro del Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE) e responsabile internazionale dell’UGL.
“Quest’anno a Marcinelle siamo stati testimoni di episodi di intolleranza che speravo appartenessero al passato”, afferma Ferretti, che punta il dito innanzitutto contro il mancato riconoscimento della presenza dell’UGL alla commemorazione.
Secondo quanto riferito da Ferretti, all’UGL sarebbe stato impedito di apporre una propria targa sul Muro del Ricordo. Un episodio che, secondo il dirigente sindacale, si sarebbe inserito in un clima più ampio di contrapposizione.
Durante la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica, affidata al Presidente del Senato Ignazio La Russa, alcuni esponenti del sindacato belga di sinistra hanno scelto di voltare le spalle.
Ma le tensioni non si sarebbero fermate qui. Subito dopo, secondo il racconto di Ferretti, il sindaco di Charleroi avrebbe rivolto alle autorità italiane presenti in prima fila un duro attacco politico, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un momento solenne di commemorazione in un’occasione di polemica nei confronti del Governo italiano.
“La delegazione italiana ha risposto con compostezza”
Di fronte a questi episodi, sottolinea Ferretti, la delegazione italiana ha scelto una strada completamente diversa.
“La risposta della delegazione italiana è stata di tutt’altra natura: composta, rispettosa e consapevole del valore della memoria che quel luogo custodisce, al di là delle appartenenze politiche”, afferma il rappresentante del CGIE e dell’UGL.
Ed è proprio su questo punto che Ferretti concentra la propria riflessione: la memoria di Marcinelle non può diventare terreno di scontro politico.
La tragedia dell’8 agosto 1956, quando un incendio nella miniera del Bois du Cazier provocò la morte di 262 lavoratori, di cui 136 italiani, rappresenta una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana.
Un gesto comune oltre le divisioni sindacali
Ferretti racconta quindi un momento che, a suo giudizio, assume un significato particolarmente importante.
“Ho avuto l’onore di deporre una corona di fiori insieme a Filippo Ciavaglia, responsabile area Politiche Europee e Internazionali della CGIL, a Maria Chiara Prodi, Segretaria generale del CGIE, e a Matteo Bracciali, responsabile della rete internazionale delle ACLI”.
Un’immagine che va oltre le appartenenze politiche e sindacali.
UGL, CGIL, CGIE e ACLI, realtà diverse per storia, orientamento e collocazione, si sono ritrovate insieme davanti alla memoria delle vittime di Marcinelle. Per Ferretti, quel gesto rappresenta “la dimostrazione che, pur nelle legittime e profonde differenze sindacali e ideologiche, è sempre possibile unire le forze nel rispetto delle vittime, della memoria e della dignità delle nostre Istituzioni”.
Marcinelle, la memoria prima della politica
Il messaggio che arriva dalla vicenda raccontata da Ferretti è dunque chiaro: le divisioni politiche e sindacali non dovrebbero mai prevalere davanti alla memoria di una tragedia che appartiene alla storia degli italiani all’estero.
Marcinelle è uno dei luoghi simbolo dell’emigrazione italiana. Ed è proprio per questo che, secondo Ferretti, la commemorazione dovrebbe rappresentare un momento di unità, rispetto e riconoscimento reciproco. Una memoria che, prima ancora delle appartenenze, riguarda le persone che persero la vita e le migliaia di famiglie italiane che furono segnate per sempre da quella tragedia.






























