Strage Orlando, il giorno dopo: lacrime e interrogativi

Il day after è quello delle lacrime e degli interrogativi, molti dei quali non hanno ancora una risposta. Come nella strage del Bataclan di Parigi, le vittime del Pulse di Orlando sono giovani, colti dal terrore e dalla morte in un momento di allegria e divertimento: hanno i volti dei ragazzi e delle ragazze dell’ultimo video su Snapchat di Amanda Alvear, interrotto dagli spari ci cui anche lei cade vittima.  

Hanno vissuto gli attimi di disperazione di Eddie Justice, il giovane che rifugiatosi nel bagno del club ha comunicato via sms con la madre prima di essere ucciso. Il killer, Omar Mateen – 29enne cittadino statunitense di origine afghana – poco dopo le due di notte di domenica, è entrato nel locale – frequentato da gay – e ha cominciato a sparare all’impazzata. Poi si è barricato per ore all’interno con diversi ostaggi, uccidendo quarantanove persone e rimanendo a sua volta ucciso nel blitz della polizia.

L’America – nel pieno del duello per la Casa Bianca tra Hillary Clinton e Donald Trump – si è risvegliata piena di dubbi e di timori, per via di una strage rispetto alla quale non è estraneo il problema dell’accesso troppo facile alle armi (visto che Omar Mateen è riuscito ad acquistarle legalmente, nonostante fosse stato messo sotto la lente di ingrandimento da parte dell’Fbi almeno in tre occasioni tra il 2013 e il 2014). Ma anche per via del terrorismo jihadista che colpisce ancora una volta nel cuore gli Stati Uniti: Mateen era sospettato dall’Fbi di essere un simpatizzante dell’Isis, circostanza confermata dalla polizia di Orlando. Inoltre l’attacco viene rivendicato dai jihadisti: "Il fratello Omar Mateen, un soldato del Califfato, ha portato a termine un attacco ai crociati in un night club ad Orlando in Florida, uccidendone e ferendone più di cento" ha fatto sapere l’Isis attraverso la radio islamica Al Bayan.

Sulla personalità dell’autore della strage, inoltre, con il passare delle ore continuano ad emergere nuovi particolari da parte di chi lo conosceva, che lo descrive come omofobo e violento; anche il padre – che ha chiesto pubblicamente scusa – nel passato aveva espresso simpatie per il fondamentalismo islamico.

A Obama e agli Stati Uniti arrivano le condoglianze da tutto il mondo, dal presidente russo Vladimir Putin a quello cinese Xi Jinping. "Ho appreso con dolore e sgomento del vile attacco perpetrato a Orlando. L’efferatezza di questo ennesimo gesto di violenza insensata – che ha causato numerose vittime innocenti – colpisce profondamente tutti noi. L’Italia, insieme alla calorosa vicinanza a Lei, signor Presidente, alle famiglie delle vittime e ai feriti, esprime la sua solidarietà a tutta la nazione americana. In questo momento di grande sofferenza, giungano a Lei, signor Presidente, le condoglianze mie personali e di tutti gli italiani": così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Obama.