Scuola, stiamo svendendo la nostra cultura – di Leonardo Cecca

Ho l’impressione che ormai la nostra società stia entrando in quelle fogne nominate da Marino, forse perchè a lui tanto care. Ormai, con il silenzio assenso della Chiesa sulle critiche che "illuminati" personaggi ed una certa teppaglia hanno rivolto alle famiglie che hanno partecipato al Family Day, l’ultimo baluardo in difesa di questa cellula fondamentale per la società è caduto; far finta di nulla, oltre ad essere un oltraggio alla stessa religione, è un’ipocrisia immane.

La famiglia viene minata in ogni maniera; ora è subentrata anche la cultura gender, a causa della quale un bambino non sa più chi è la madre e chi il padre e non sa se per fare la pipì si deve sedere sul water oppure può stare in piedi. Non è roba da matti, ma solo da putrida fogna.

Oltre alla famiglia non può che essere oggetto di mercato e di luogo di caccia la scuola, la quale già da anni subisce storture di ogni genere (vietati i crocifissi, i presepi ed ora è stato inserito anche l’insegnamento, con tanto di spese, della cultura rom; che siano spese compensate dai tagli alla sanità a sostegno dei portatori di handicap?).

Stiamo svendendo la nostra cultura e le nostre tradizioni in un mercato bovaro ove primeggia il tanfo del letame. La scuola, in tutti i governi che si sono alternati, non è stata mai vista come il luogo del sapere e della crescita, ma come un serbatoio di voti ed un luogo per indottrinare politicamente i ragazzi iniziando dalla più giovane età. Negli anni nessuna riforma è stata fatta con il fine di educare e di insegnare onestamente ma solo per fini di parte.

L’attuale e ridicolo esecutivo non poteva sottrarsi a questo lercio modo di fare, ove tutti i partiti e sindacati cercano il "contentino", e, esautorando il Parlamento ed il popolo dalle loro prerogative, per attuare la "riforma" che ha "sapientemente" elaborato, ricorre al voto di fiducia, che è più opportuno e realistico chiamare ricatto. Ecco il fulgido rottamatore, che ciancia ad ogni sospiro, che si trasforma come in un teatro, che ha soluzioni per tutto, si è ridotto a far peggio di tutti gli altri, i quali almeno non avevano la sua presunzione ed arroganza.