Referendum taglio parlamentari, il CGIE agli italiani all’estero: votare e far votare no

Il CGIE ricorda che la riforma costituzionale riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Ridotti anche gli eletti all'estero: i deputati scendono da 12 a 8, i senatori da 6 a 4

Il 29 marzo si vota per il referendum popolare sulla modifica costituzionale che riduce il numero dei parlamentari, compresi anche quelli eletti all’estero. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ribadisce la propria contrarietà al taglio dei parlamentari eletti all’estero e chiama i Comites, le Associazioni e i connazionali all’estero “ad un impegno straordinario a difesa dei diritti civili e politici e per la democrazia. Il tempo per informare e far conoscere ai nostri connazionali all’estero la portata del referendum sulla riduzione dei parlamentari è stretto e bisogna agire in fretta. Tra poco meno di due mesi si voterà. Occorre da subito avviare un’azione di sensibilizzazione in tutti i paesi del mondo, che ci veda protagonisti di una grande battaglia per la democrazia e per l’affermazione dei diritti civili e politici degli italiani all’estero”.

Il CGIE ricorda che la riforma costituzionale riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Ridotti anche gli eletti all’estero: i deputati scendono da 12 a 8, i senatori da 6 a 4. Il CGIE “non è contrario a una riduzione del numero complessivo dei parlamentari italiani, ma esprime un parere nettamente negativo alla riduzione degli eletti nella Circoscrizione estero. Ci sono voluti 60 anni per riconoscere il diritto di voto agli italiani all’estero e a cuor leggero si sta cercando di restringerne la rappresentanza nelle istituzioni”. Secondo il Consiglio generale degli italiani all’estero “a differenza della nuova legge, la riforma della rappresentanza nel Parlamento avrebbe dovuto avere per gli italiani all’estero un segno del tutto diverso: ristabilire quell’equilibrio e quella parità nei criteri di rappresentanza tra i cittadini, qualunque sia la loro residenza territoriale, che finora c’è negata”.

Il CGIE “ha sempre chiesto e ribadito negli incontri istituzionali e nelle audizioni alla Camera e al Senato che la revisione costituzionale in esame valutasse di espungere del tutto il riferimento agli eletti nella circoscrizione estero dal taglio lineare, in modo da prevedere in aggiunta al numero rideterminato dei deputati e senatori eletti nel territorio nazionale, il novero immutato dei deputati e dei senatori eletti all’estero. Pertanto, ai previsti 200 senatori da eleggere in Italia aggiungere i 6 senatori eletti all’estero per formare un Senato di 206 persone e al numero di 400 deputati eletti in Italia alla Camera aggiungere i 12 deputati eletti all’estero. La misura adottata nella revisione costituzionale rappresenta una gravissima lesione del principio di uguaglianza tra i cittadini sancito dall’articolo 3 della Costituzione (‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono uguali davanti alla legge’), e si creerebbe una profonda discrepanza nel rapporto numerico tra elettori ed eletti, relegando tutti i cittadini residenti fuori dai confini nazionali ad una condizione di inferiorità e marginalità”.

Secondo il Consiglio generale degli italiani all’estero “respingere la riforma costituzionale è il solo modo per mantenere vivo e saldo quel legame con la madre patria che contribuisce al rafforzamento degli interessi di natura economica e geopolitica e alla promozione del Sistema Italia”. Il CGIE quindi chiama i Comites, le Associazioni e i connazionali a “una grande mobilitazione per la democrazia e per i diritti civili e politici, contro il taglio del numero dei parlamentari che riduce di un terzo i già pochi deputati e i senatori eletti nella Circoscrizione estero. Il CGIE, forte della sua autorevole rappresentatività delle comunità italiane sparse nei cinque continenti, chiede alle comunità italiane all’estero un impegno straordinario per votare e far votare NO”.