Quirinale, pressing Berlusconi. Renzi tenta di sfilarsi

Scrive La Stampa, a proposito di Quirinale: “Berlusconi ha un timore, che Renzi, per tenersi stretto il grosso della minoranza Pd e affrontare i prossimi passaggi parlamentari con tranquillita’, possa cedere alla tentazione di appoggiare un candidato indigeribile. Ad esempio Bersani che sarebbe gradito a tutta la maggioranza che sostiene il governo, a Sel e agli ex grillini che sono usciti o sono stati cacciati da M5S. Il patto e’ sempre piu’ scolorito e da domani, quando il testo della riforma costituzionale arrivera’ nell’aula della Camera, si comincera’ a capire se reggera’. Cosi’, un Berlusconi pieno di timori ricorda alle sue truppe in affanno e divise che il 15 febbraio riconquistera’ la piena agibilita’ politica. Ma soprattutto ammette che Fi non poteva dire no al patto del Nazareno: questo prevede ‘come conseguenza logica che non potra’ essere eletto un Capo dello Stato che a noi non sembri adeguato all’alta carica che dovra’ ricoprire’. Dunque, un presidente della Repubblica ‘gradito’ come clausola non scritta di un’intesa che pero’ ha legato le mani all’opposizione forzista. Non e’ un caso che i due vicesegretari del Pd si siano affrettati a smentire. ‘Assolutamente no, nel patto ci sono impegni importanti come le riforme costituzionali e istituzionali’, ha precisato la Serracchiani. E Guerini: ‘Non mi risulta nel modo piu’ assoluto’.

Secondo La Repubblica "dev’essere chiaro che se il patto del Nazareno salta o viene ‘arricchito’ impropriamente con la corsa al Quirinale, la colpa e’ di Berlusconi. ‘Confermo: l’Italicum al Senato si vota prima dell’elezione del presidente della Repubblica’, dice Matteo Renzi ai suoi collaboratori. Dunque, non accetta diktat o ricatti nemmeno dal leader di Forza Italia. ‘Non sono preoccupato e non necessariamente ci serviranno i voti di Forza Italia’, spiega ancora il premier che probabilmente punta a spaventare l’ex Cavaliere con il ritorno al Mattarellum. Ma per evitare il cortocircuito riforme-Colle e’ necessario tenere unito il piu’ possibile il Pd. Cosi’ si spiega la virata all’assemblea di ieri, riunita in un hotel vicino a Villa Borghese. Non e’ stato presentato alcun documento contro la minoranza, non c’e’ stato alcun voto politico contro i dissidenti. Renzi non puo’ oggi tenere un fronte aperto anche nel Pd. Se i democratici si spaccano o peggio si avviano a una scissione corposa, Renzi finisce per essere prigioniero dei giochi dentro il vecchio Pdl. Per questo rimane difficile che la legge elettorale venga approvata prima della grande riffa del Colle. Ma Renzi ci prova, per evitare di mischiare tutto. E ha bisogno del Partito democratico, dei suoi voti, dei suo parlamentari. No, non era il giorno giusto per sfasciare il Partito democratico. Semmai adesso bisogna indebolire le prime prove di ricostituzione del centrodestra, puntare su un candidato o una candidata che non renda troppo compatta l’area centrista e forzista e che sia frutto di un confronto dentro il Pd".