Mafia Capitale, ecco 10 motivi per cui Marino deve dimettersi – di Fabrizio Santori

Dieci sono i motivi per cui il sindaco Marino deve rassegnare le dimissioni, scendere dalla bicicletta e liberare il Campidoglio. Li abbiamo formulati con i romani e purtroppo non lasciano alcuno spazio per giustificazioni o difese d’ufficio. Marino si deve dimettere, e lo deve fare presto, Mafia o non Mafia.

Primo, se torniamo a qualche ora prima dell’esplosione dell’inchiesta Mondo di Mezzo, il livello di consenso di Marino risultava umiliante, con periferie in rivolta e cittadini esasperati dalle sue scelte, ma anche dall’incuria e dall’immobilismo che caratterizzavano la sua Giunta.

Secondo, lo scandalo delle multe non pagate rappresenta un elemento significativo soprattutto per chi oggi vuole passare come la vittima del malcostume: prende le multe, accusa un’invasione nei sistemi informatici, poi le paga e chiede scusa, creando un contesto che in qualsiasi altra parte del mondo avrebbe portato alle dimissioni di un primo cittadino.

Terzo, un altro assessore, la Marinelli, è stata indagata qualche ora fa per abuso d’ufficio nell’ambito di un diverso filone d’inchiesta: nessun giustizialismo, ma la delegittimazione di una Giunta si aggrava evidentemente di giorno in giorno, facendo passare in secondo piano l’urgenza di dover tornare a governare una città così difficile, ora però in un contesto sempre più complesso e a tratti ingestibile.

Quarto, la Giunta non lavora, attende da giorni un rimpasto, intanto gli assessori si dimettono, non in ultimo quello alle Politiche Sociali Rita Cutini, e a quanto pare nessuno vuole far parte della futura squadra di Marino, il quale finirà dunque per coinvolgere burocrati e tecnici nel ruolo di assessori, lontani però anni luce dalla consapevolezza delle reali esigenze di questa città.

Quinto, ogni giorno il sindaco è in Procura, di fatto commissariato dalla Prefettura sugli appalti e dal Mef sul bilancio, e Roma subisce lo stillicidio mediatico e politico di uno scandalo che non permetterà di governare fino all’insediamento di una nuova Giunta effettivamente legittimata dal voto popolare.

Il sesto è che ha mentito ai romani sulla questione Mafia Capitale, Buzzi lo ha incontrato e ha promesso di devolvere in suo favore il suo primo stipendio: ma poi sono lo stesso Buzzi e la cooperativa 29 giugno ad aver finanziato con 30mila euro Marino in campagna elettorale.

Il settimo è che la stessa cooperativa 29 giugno, dal giorno dell’insediamento di Marino, ha registrato una innegabile continuità negli appalti provenienti da Roma Capitale, registrando addirittura un accrescimento dei suoi volumi d’affari commissionati dall’amministrazione Marino. Non ultima è emersa l’assunzione a Controller dell’ex capo staff del vice sindaco Nieri.

Ottavo, ancora più grave dal punto di vista politico, è che il sindaco Marino, sempre attento alla trasparenza, non ha affatto vigilato rispetto all’efficienza degli stanziamenti della sua Amministrazione, pur avendo a disposizione tutti gli strumenti conoscitivi propri della figura di un Sindaco: i romani venivano tassati, il Comune pagava e i servizi non venivano resi alla città.

Nono, la sua Giunta e la maggioranza che la sostiene ne sono dentro fino al collo in merito alla questione Mafia Capitale, avendo registrato le dimissioni di un Assessore, del Presidente dell’Assemblea capitolina, del suo responsabile per la Trasparenza e dell’anticorruzione (assurdo!), con l’evidente relazione di amorosi sensi tra il suo vicesindaco, una certa sinistra e le coop coinvolte nello scandalo.

Decimo, sempre in riferimento a Mafia Capitale, sembra oramai chiaro il coinvolgimento del Pd anche all’epoca delle primarie, vinte poi da Marino, di fatto minando alla base la sua stessa candidatura. Cosa altro deve succedere?

*Consigliere Regionale del Lazio