Lingua italiana nel mondo, in un periodo di tagli bisogna lavorare insieme

Per aumentare l’attrattiva verso la lingua italiana all’estero "bisogna lavorare anche sulle industrie culturali: la conoscenza della cultura e di quello che si scrive in Italia è fondamentale, e il prossimo anno il design sarà la priorità della nostra azione, anche in concomitanza con la Triennale a Milano". Lo ha detto Andrea Meloni, direttore generale per la promozione del sistema paese del ministero degli Esteri nel corso dell’indagine conoscitiva sullo stato di diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo.

"Nel Mediterraneo negli anni scorsi c’è stata una crescita impressionante dell’insegnamento dell’italiano soprattutto tra Marocco, Tunisia e Egitto. Oggi invece ci sono rimostranze da parte dei genitori nelle scuole in cui l’italiano è prima lingua straniera. Stiamo lavorando sul portale lingua che speriamo di presentare entro la fine del mese, un vero osservatorio in cui capire le motivazioni degli studenti di vari livelli e fornire vari servizi, ed è necessario andare verso maggiore integrazione delle scuole italiane con gli ordinamenti locali: c’è un decreto interministeriale firmato ad agosto che permette di adattare la presenza di materie straniere senza caricare troppo orari di lavoro. Ed è fondamentale la formazione a distanza del personale delle scuole: abbiamo avviato contatti con Indire e intendiamo concluderli per il prossimo anno".

"Le università nel mondo sono sempre più simili ad aziende – prosegue Meloni – e hanno bisogno di raccogliere soldi ed immettere soldi dove possono avere un rientro, dunque gli insegnamenti umanistici sono in difficoltà e con loro quelli delle lingue. La situazione è difficile, vale molto il contatto diretto con la singola università: a Toronto abbiamo evitato la chiusura del dipartimento facendolo confluire nel generico dipartimento di lingue romanze, a Saarbrucken l’ambasciatore sta facendo un’opera importante coinvolgendo le fondazioni per mantenere la cattedra aperta".

A far fronte alla domanda di lingua italiana, spiega l’ambasciatore Meloni, vi sono anche "70mila iscritti ai corsi degli Istituti italiani di cultura e i 200mila iscritti dei comitati della Dante Alighieri". Da segnalare poi "il grande lavoro delle università italiane in egida Crui per migliorare la formazione linguistica degli studenti prima che vengano in Italia".

ANCHE PER STRANIERI I corsi destinati originariamente all’insegnamento dell’italiano agli emigrati e alle loro famiglie, finanziati dal Maeci, "nel tempo hanno cambiato i loro focus perché ora si rivolgono anche a stranieri che vogliono imparare l’italiano: più dell’80% dei corsi che finanziamo è inserito negli ordinamenti scolastici dei paesi stranieri, e quindi funziona molto più da appoggio alla promozione della lingua italiana". Lo ha detto Cristina Ravaglia, direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, nel corso dell’indagine conoscitiva sullo stato di diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo.

Ravaglia fa notare che i luoghi in cui la richiesta di corsi di lingua italiana sono però sempre gli stessi dell’emigrazione italiana: un segno che "le nostre collettività all’estero sono uno strumento fondamentale di aiuto di diffusione della lingua, ma non tanto quelle delle prime generazioni: è la terza generazione che spesso riscopre l’italiano ed è lì che si devono mettere le forze in campo".

Ravaglia spiega che i corsi di italiano "sono corsi curriculari o extracurriculari, tenuti da enti gestori: quelli curriculari sono tenuti da insegnanti formati in loco" e sempre meno da docenti di ruolo mandati dall’Italia "che sono drammaticamente in calo: in questo assumono un’importanza fondamentale i dirigenti scolastici e la formazione in loco". Ad ogni modo, grazie al progetto pilota inaugurato due anni fa, "abbiamo mandato all’estero l’anno scorso 11 e quest’anno 26 giovani neo –laureati con specializzazione nell’insegnamento dell’italiano, che vengono assunti dagli enti da noi finanziati allo scopo per due anni".

Per continuare a promuovere la lingua e la cultura italiana all’estero "è fondamentale lavorare insieme – spiega Ravaglia -: in questi ultimi anni l’abbiamo fatto, sulla spinta di dati obiettivi come il calo delle risorse. Dal 2008 le risorse sono calate di più del 60 per cento rispetto ai 27 milioni iniziali, ma abbiamo iniziato un’opera di bonifica sugli enti, che erano troppi: erano 240, e ora ne finanziamo 132, cercando di raggrupparli e razionalizzandoli: i beneficiari sono calati solo del 30%, segno che abbiamo lavorato bene. Nel 2014 abbiamo svolto 15mila corsi per 288mila studenti. E’ fondamentale andare avanti così: i contributi concessi dal ministero degli Esteri devono venire accompagnati da un numero di risorse proprie sempre crescenti che gli enti si dovranno procurare, con iniziative anche inventive".