Libia, milizie scatenate: chiedono testa primo ministro

Lo Stato libico e’ sotto attacco da parte delle milizie armate che, da giorni, hanno di fatto preso in ostaggio due ministeri importanti, tra cui quelli degli Esteri e degli Interni, circondati da pick up armati di cannoni e mitragliatrici. La posta in gioco e’ diventata alta, perche’ le milizie, che si battono per l’eliminazione dalla pubblica amministrazione dei funzionari dell’era di Gheddafi, ora pretendono la testa del primo ministro, Ali Zeidan, e del presidente del Congresso Nazionale (il parlamento), Mohamed Magarief, che per loro non possono cancellare il peccato originale di avere servito lo Stato quando esso si identificava solo e soltanto nel Colonnello.

L’assedio ai ministeri, quindi, continua ed e’ anzi salito d’intensita’ perche’ nessuno vi si oppone, a cominciare dalle forze di sicurezza libiche cui pure, nei mesi scorsi, era stato affidato il compito di ripulire la capitale dalle milizie irregolari e di farle sloggiare. Un mandato rimasto praticamente sulla carta perche’ le milizie continuano a fare il bello e cattivo tempo, facendo valere la legge delle armi in un Paese dove, con lo svuotamento degli arsenali di Gheddafi, ne circolano letteralmente milioni, vendute al migliore offerente da trafficanti che non fanno distinzione tra Esercito e irregolari. E dire che ieri il Congresso ha approvato un disegno di legge che dispone l’allontanamento dai ruoli pubblici di tutti coloro che, dal 1969 al 2011, cioe’ l’era di Gheddafi, avevano posti pubblici di responsabilita’. Una scelta adottata pur nella consapevolezza che in questo modo la delicata macchina dello Stato ne uscira’ indebolita perche’ privata di esperienza e capacita’, anche se ‘macchiate’ dall’avere lavorato sotto il regime. Ma il disegno di legge – duramente criticato dalle organizzazioni di tutela dei diritti dell’Uomo, ma anche dalla societa’ civile, non certo incline ad un provvedimento troppo generale e che rischia di diventare indiscriminato – e’ stato varato ed ora tocchera’ a delle commissioni il compito di redigere le liste di proscrizione, certo non al riparo dal pericolo che, con esse, si prendano rivincite o si consumino vendette.

In tutto questo, che e’ molto vicino al caos, stanno giocando la loro parte gli islamici, che controllano alcune delle milizie piu’ oltranziste e che non fanno mancare di far sentire la loro voce, potente, perche’ sostenuta dalla forza militare che mettono in campo. Il disegno di legge approvato ieri, dicono esponenti islamici, non e’ altro che un primo passo, importante, ma non certo decisivo per quello che per loro e’ il necessario processo di purificazione dello Stato dalle incrostazioni gheddafiane. Ma il rischio vero e’ che la Libia, uscita devastata, sotto ogni punto di vista, dalla guerra civile non sappia trovare il giusto equilibrio tra la necessita’ di tutelare lo Stato (e quindi i suoi cittadini) e l’obbligo di tagliare con il passato.