Il pressing per misure che spingano crescita e occupazione porta il dossier ‘riforma del lavoro’ sul tavolo del neoministro Enrico Giovannini gia’ nei suoi primi giorni di lavoro al ministero di via Veneto. Non si escludono, tra i primi passi del nuovo governo, misure per smussare alcune rigidita’ della riforma varata dal ministro Elsa Fornero durante il governo Monti, in particolare sul fronte della flessibilita’ in entrata, come chiedono le imprese. Misure da affiancare alla riduzione del costo del lavoro, in particolare per i neoassunti a tempo indeterminato: una priorita’ del programma del Governo Letta, ribadita oggi dal neosottosegretario al Lavoro Carlo Dell’Aringa come ‘prima misura’ per rilanciare economia e lavoro. A Giovannini tocca cosi’ riaprire un fronte di acceso confronto con le parti sociali (con cui potrebbe esserci un incontro gia’ nei prossimi giorni). Il lavoro del ministro dovrebbe puntare ad alleggerire alcuni vincoli per introdurre piu’ flessibilita’ d’ingresso, a partire da apprendistato e contratti a tempo determinato. Un percorso che sarebbe in linea con le richieste del mondo imprenditoriale ma a rischio di andare in rotta di collisione con i sindacati. ‘Se l’unica cosa’ della Riforma Fornero ‘su cui agiscono e’ rendere ancora piu’ facili i contratti a termine, la stanno peggiorando, non migliorando’, avverte il leader della Fiom Maurizio Landini.
Una messa a punto dello strumento dell’apprendistato (mai decollato) potrebbe portare a sostituire con incentivi l’obbligo di stabilizzare una quota degli apprendisti in azienda imposto dalla riforma Fornero. Mentre sui contratti a tempo indeterminato si ipotizza un intervento sui tempi che devono passare tra la scadenza di un contratto e la possibilita’ di rinnovarlo, e sull’obbligo per le imprese di giustificare l’esigenza di ricorrere a un contratto non a tempo indeterminato.
Toccare la riforma Fornero sara’ un lavoro da fare in tandem con il ministero dell’Economia, perche’ ogni intervento e’ subordinato a una soluzione sulle coperture. Il tema ‘lavoro’ e’ poi piu’ ampio, e si intreccia su vari fronti con altri nodi aperti. Come l’emergenza esodati, per cui e’ necessario muoversi sul terreno della riforma delle pensioni che e’ all’origine dell’emergenza di 350 mila, che per effetto delle norme previdenziali del governo Monti hanno lasciato il lavoro ma hanno visto allungarsi i tempi per la pensione. Si muove poi tutto sul piano del fisco il nodo della riduzione del cuneo fiscale-retributivo che rende pesante il costo del lavoro e leggero il netto in busta paga.
































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