L’anno che verrà

Anche se non riusciamo ancora a dare un “volto” al dopo Gentiloni, dobbiamo riconoscere che quelli che stiamo vivendo sono i primi episodi di questa Terza Repubblica nata già vecchia

Se ci avessero predetto la situazione nella quale stiamo vivendo, non ci avremmo creduto. Invece, in giro di poco tempo, esiste ancora un esecutivo sostenuto da un Parlamento che non è stato più ratificato con elezioni generali. Nella Penisola ci sono milioni di senza lavoro. Il 40% delle famiglie è costretto a tirare avanti con un reddito al limite della povertà. Come a scrivere che ancora pochi possono contare su un ingresso netto superiore a mille euro al mese.

Le “cure” propinate ci hanno, di fatto, impoverito. Il concetto d’uniformità sembra un termine eliminato dalle strategie dei politici al potere. Mentre il Governo è in “analisi”, la Penisola resta in fibrillazione. L’esecutivo potrebbe non sopravvivere sino al 2018. Dovrà, in ogni caso, essere quello d’avvio delle “riforme” vitali per il Paese.

Ovviamente, i provvedimenti da adottare sono molti. Dietro i simboli dei partiti ci sono degli uomini. E’ importante renderci conto di che “pasta” sono fatti. Non è più il caso d’essere fatalisti fino all’ultimo. Il modello attuale non deve, necessariamente, piacere. Resta, pur sempre, un programma che non poteva essere preso da chi ci ha governato agli inizi della seconda decade del nuovo millennio. Tutte le promesse, sempre che non restino tali, potranno essere definite non prima del 2018. Qualcuno si azzarda anche a vedere nell’attuale “manovra” l’inizio di una campagna elettorale basata più sulle persone che sui partiti che rappresentano.

In questi mesi avremo il tempo, che non è molto, per verificare i fatti. L’importante è che non si perseveri su una formula che non offre, a ben osservare, nessuna scelta alla ripresa di un Paese che ne ha estremo bisogno. Anche il nostro ruolo in UE non può essere disgiunto dalla politica interna d’Italia. Le responsabilità che ci siamo assunte anche con la Banca Centrale Europea non sono a tempo indeterminato.

Perdurano degli aspetti che hanno da essere trattati dal potere politico senza condizionamenti.

Anche se non riusciamo ancora a dare un “volto” al dopo Gentiloni, dobbiamo riconoscere che quelli che stiamo vivendo sono i primi episodi di questa Terza Repubblica nata già vecchia.