Italiani nel mondo, Micheloni (Pd): noi eletti all’estero abbiamo fallito, ecco perché

Claudio Micheloni, alcune settimane fa, aveva dichiarato pubblicamente che gli eletti all’estero venivano visti dalla politica italiana come dei “personaggi da cabaret”. Affermazione quanto meno insolita, per un senatore eletto oltre confine, per giunta presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero al Senato. Insolita, ma che fotografa bene una certa realtà, tipicamente romana, ma presente anche tra chi osserva da oltre confine, che gli eletti italo-stranieri spesso vivono sulla propria pelle.

Micheloni torna a sorprenderci e durante la presentazione in Senato del Dizionario dell’emigrazione italiana nel mondo ammette il fallimento dei 18 eletti all’estero. In quale senso avrebbero fallito? Il senatore lo spiega così: “Noi emigrati pensiamo di far ancora parte di questo Paese e di essere una risorsa, parola comunque abusata dalla politica mentre azzerava tutti gli impegni verso le comunità italiane all’estero. Ma noi siamo veramente una risorsa da valorizzare, il fallimento dei 18 parlamentari eletti all’estero è che non siamo riusciti a cambiare questo stato d’animo”. Insomma, dopo quasi dieci anni di presenza nel Parlamento italiani, gli eletti non sono ancora riusciti a fare capire all’Italia l’importanza strategica, ad ogni livello, sociale, politico, economico, dei milioni di italiani che vivono lontano dallo Stivale.

EMIGRAZIONE NELLE SCUOLE Micheloni durante la conferenza stampa ha spiegato: “Uno dei punti programmatici del Comitato per le questioni degli italiani all’estero era chiedere l’inserimento della storia dell’emigrazione italiana nelle scuole. Uno dei problemi che abbiamo è che non c’è più memoria in questo Paese: nel dopoguerra l’emigrazione era una ‘questione nazionale’ anche per la politica, oggi quando parliamo delle nostre proposte molti dei nostri colleghi ci guardano con gli occhi da pesce bollito. Il 19 maggio abbiamo in programma l’audizione del ministro Giannini e parleremo di questo dizionario, senza dimenticare che lei ora fa il ministro ma è ancora un membro del Comitato". Inserire la storia dell’emigrazione italiana nei programmi scolastici, dunque, per fare della scuola una scuola ancora "più buona".

MUSEO DELL’EMIGRAZIONE E poi ricordare il passato rimane fondamentale per guardare ai fenomeni del presente. "Il Museo dell’Emigrazione del Vittoriano deve rimanere lì dove è – afferma Cristina Ravaglia, direttore generale delle politiche per gli italiani all’estero della Farnesina – perché è un simbolo e serve anche ad accettare e a essere più sereni e obiettivi di fronte al fenomeno degli arrivi di chi emigra in Italia. Non dobbiamo mai vedere l’attualità senza dimenticare quello che è stato in passato".

I NUMERI DEL DIZIONARIO 700 lemmi, 170 box e 500 documenti storici. Sono questi i numeri del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel mondo di Tiziana Grassi. Lemmi che si concentrano in particolare, spiega l’autrice, sull’aspetto umano dell’emigrazione "ed è per questo che nel dizionario, che non può essere omnicomprensivo, trovano spazio lemmi come ‘lutto migratorio’ perché si lasciano madre naturale, madre terra e madre lingua, ma anche ‘solitudine’, ‘coraggio’, ‘resilienza’, ‘sradicamento’. Spero sia uno strumento per alfabetizzare, per capire bene chi siamo stati e chi siamo".