Italiani all’estero, University of Miami? Scienza italiana – di Roberto Zanni

Gli italiani che vivono, e lavorano, a Miami e hanno avuto la sventura di seguire il mese scorso il ‘docu-film’ (già, hanno avuto la presunzione di chiamato proprio così…) trasmesso da Rai Tre dal titolo non certo originale, ‘Vacanze a Miami’, hanno reagito alzandosi in piedi e spegnendo la tivù, indignati. Poi, è bastata una riflessione di un attimo, e si sono chiesti con quale annuncio e dove erano stato ingaggiati i protagonisti (chissà se poi veri oppure attori da reality) dell’assurdo… ‘docufilm’.

Per chi non ha visto ‘Vacanze a Miami’, e gli raccomandiamo di non colmare la lacuna, basta dire che è stata la solita maniera banale, stereotipata e soprattutto offensiva di descrivere non solo una città, ma soprattutto la comunità italiana. Sfortunatamente chi vive in Italia e non conosce Miami, guardando quelle immagini, si è fatto, o ha rafforzato l’idea di una Florida con migliaia di connazionali che non fanno nulla dalla mattina alla sera, per poi, come pipistrelli assatanati, uscire la notte. Oh sì, c’era poi anche la famiglia arrivata in barca a vela, ma chi l’ha mai vista al porto? Da piangere e da ridere al tempo stesso. E c’è chi paga il canone…

Una lunga premessa per dire che quella fatta vedere da Rai Tre non ha nulla a che fare con l’autentica Miami e gli italiani che, per la stragrande maggioranza lavorano, duramente, e si trasformano, in tanti casi, in esempi per la comunità, tutta, senza distinzioni di nazioni.

A’Magic City’, usiamo il nickname della città, per chi non lo sapesse (ma questo può succedere solo in certi posti, in Italia…) c’è, oltre alla spiaggia, alle discoteche, ai bar, anche la University of Miami, ateneo privato, uno dei più conosciuti nell’enorme panorama universitario statunitense. La UM poi è famosa per la sua ricerca e per questo motivo ogni anni vengono investititi, nei vari settori della scienza, oltre 350 milioni di dollari. Uno dei campi più celebri dell’università è quello della medicina ed è proprio qui che si raccoglie una delle comunità italiane scientifiche più numerose e all’avanguardia degli Stati Uniti.

C’è anche una organizzazione, chiamata ‘Miami Scientific Italian Community’, che raccoglie poi diversi docenti, professori, dottori italiani, che proprio recentemente ha eletto il nuovo presidente: il professor Antonello Pileggi, calabrese che lavora alla University of Miami. Professore Ordinario presso la divisione Trapianti Cellulari del Dipartimento di Chirurgia, oltre che dei Dipartimenti di Ingegneria Biomedica e Microbiologia ed Immunologia. Il professor Pileggi, chirurgo laureatosi alla Università degli Studi di Pavia, nell’ateneo lombardo ha cominciato ad interessarsi di ricerca, ma da oltre sedici anni è impegnato nel Centro Trapianti Cellulari del Diabetes Research, che è uno dei centri leader, a livello internazionale nell’ambito delle immunoterapie e dei trapianti cellulari per il trattamento del diabete. Si tratta di uno dei ‘gioielli’ scientifici della University of Miami e per quei pochi che ancora non lo sanno, è un centro diretto da un medico-ricercatore italiano, il professor Camillo Ricordi, uno dei massimi esperti mondiali nel trapianto delle ‘inusuale pancreatiche’.

I professori Pileggi e Ricordi però non solo gli unici italiani che danno lustro alla scienza italiana a Miami: alla UM l’elenco è lungo perchè c’è per esempio la professoressa Alessia Fornoni, che dirige il Peggy and Harold Katz Family Drug Discovery Center, poi ancora il professor Floriano Marchetti, marchigiano, chirurgo colo-rettale al ‘Sylvester Comprehensive Cancer’ che fa parte della UM e si trova nella grande ‘città della medicina’ dell’ateneo, non lontano da Miami Beach. È veramente numerosa la comunità italiana e non si può mancare di sottolineare il grande lavoro del professor Vittorio Porciatti, toscano, direttore e vice chairman del Research al ‘Bascom Palmer Eye Institute’, l’istituto oftalmologico numero 1 negli Stati Uniti. Il professor Porciatti attualmente sta lavorando sulle disfunzioni che riguardano il glaucoma e il nervo ottico. Speriamo davvero che non abbia avuto il tempo di seguire il ‘docu-film’…