Italiani all’estero, Merlo (MAIE) a ItaliaChiamaItalia: ‘Delusi da Renzi’ – di Barbara Laurenzi

Roma – La distanza dell’esecutivo, la firma del decreto decisa dal ministro Mogherini e la delega al sottosegretario Mario Giro. Il presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, il deputato eletto in Sud America Ricardo Merlo, a poche ore dalla decisione di abbandonare l’esecutivo, sceglie Italiachiamaitalia.it per spiegare i motivi della rottura. Che, in realtà, stava maturando da tempo.

On. Merlo, il MAIE passa all’opposizione. Quali sono state le cause scatenanti di questa rottura?

“Il principale motivo di rottura risiede nel fatto che, nonostante la grande apertura dimostrata da Renzi nel corso del colloquio personale avuto con lui durante le consultazioni, di fatto l’esecutivo non ha più speso una parola per gli italiani nel mondo, né alla Camera né al Senato”.

E voi, come eletti, non avete cercato di confrontarvi con l’esecutivo per incidere sulle decisioni di governo?

“Abbiamo cercato in tutti i modi di parlare con i collaboratori del premier, ma senza riuscire a ottenere nulla. La verità è che, da parte loro, si è registrato il tipico atteggiamento di non ha alcuna considerazione verso gli italiani all’estero. E’ evidente che non importa loro nulla dei connazionali oltreconfine”.

Se non siete stati in grado di avere un peso specifico prima, come componenti della maggioranza, per quale motivo dovreste contare qualcosa ora che siete passati all’opposizione? Non sarebbe stato più facile ottenere dei risultati lavorando dall’interno?

“Il governo ha dimostrato che non ha intenzione di fare nulla per quanto riguarda le politiche degli italiani nel mondo e, venendo meno l’interesse verso la nostra prima missione, non abbiamo più nessun motivo per appoggiare questo esecutivo”.

La vostra reazione è stata innescata dal decreto firmato dal ministro Mogherini, che chiude ambasciate e consolati? O avreste preso ugualmente questa decisione?

“Il MAIE pensava già ad un allontanamento, proprio a causa delle considerazioni sull’operato del governo Renzi, ma la firma del ministro Mogherini ha accelerato i tempi. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci sembra assurdo appoggiare un governo che chiude consolati e ambasciate e la cosa ancora più assurda è che si è totalmente ignorata la mozione Micheloni. Un senatore Pd, dello stesso partito del ministro, presenta una mozione per congelare per un anno tutte le chiusure, una proposta giusta e condivisibile, firmata da tutti i senatori eletti all’estero, anche dal nostro collega del MAIE, Claudio Zin. E Mogherini che fa? Non la considera nemmeno. Il ministro ha firmato il decreto senza nemmeno parlare con noi eletti e, per giunta, non ha avuto nemmeno la delicatezza o la correttezza di chiamarci per avvisarci o per esprimere un’opinione, anche contraria, sulla mozione Micheloni”.

Avete in programma altre iniziative condivise con i colleghi del Pd?

“Purtroppo non si riesce a imporre una visione di insieme perché loro sono tenuti ad ascoltare il partito. Abbiamo sei senatori eletti all’estero, dei quali quattro sono del Pd, potremmo costituire una forza parlamentare in grado di aprire un dialogo costruttivo con questo governo ma il problema è sempre lo stesso, tutti pensano a seguire la disciplina di partito prima che gli interessi degli italiani nel mondo”.

Quindi, quale soluzione propone in concreto?

“Ripeto lo stesso appello già lanciato più volte in passato, proprio attraverso ItaliaChiamaItalia. Uniamoci e poniamo con forza la questione al governo. Alla Camera creiamo la componente eletti all’estero nel gruppo misto e al Senato, invece, diamo vita a un vero e proprio gruppo misto composto da noi eletti all’estero. Siamo diciotto, possiamo avere un peso nelle decisioni dell’esecutivo. Siamo parte di una legislatura costitutiva, stiamo vivendo un momento cruciale e non possiamo stare a guardare”.

Non potete fare la stessa cosa, unirvi e parlare con il governo, senza la costituzione di un gruppo misto che i suoi colleghi degli altri partiti hanno già dichiarato di non accettare? Esiste già il comitato per le questioni degli italiani nel mondo.

“Quante volte ci siamo trovati a parlare di comitati e di discussioni varie? Infinite volte, ora è tempo di passare all’azione e dire al governo ‘o ci ascolti, o votiamo no alla fiducia’. L’unica linea che i politici romani capiscono è quella del voto di fiducia che li mette in pericolo; su questo dobbiamo puntare, sulla capacità di orientare le scelte del governo dicendo anche ‘no’ quando serve. Purtroppo sappiamo già che i colleghi sono tenuti ad obbedire alle segreterie dei rispettivi partiti e, per questo motivo, non ci seguono in questa battaglia”.

Avete provato a proporre una soluzione condivisa agli eletti del Pd?

“Abbiamo sempre intrattenuto un dialogo aperto con gli altri, ma ora bisogna passare all’azione. Non serve a nulla continuare a scrivere comunicati per lamentarci, passiamo ai fatti”.

E quali sarebbero i "fatti" in grado di fare cambiare l’orientamento dell’esecutivo?

“E’ importante dire al governo ‘o iniziate a fare una politica seria per gli italiani nel mondo o vi votiamo contro’. Il Pd conta ben nove eletti all’estero, ma quando si tratta di attribuire la delega per gli italiani nel mondo, chi sceglie la Farnesina? Il sottosegretario Giro. Gira voce che sarà lui il responsabile del settore, una persona che non sa nulla di noi, dei comitati, delle associazioni e delle esigenze di chi vive all’estero. Ha sempre operato in Italia, mi domando che cosa possa sapere di chi vive e lavora al di fuori dei confini nazionali”.

In realtà la nomina di Mario Giro vi fa comodo, è uno dei pochi che si è sempre dichiarato contrario – anche durante una recente intervista rilasciata al nostro quotidiano online – all’abolizione della circoscrizione estero auspicata da più parti.

“Però non sa nulla del settore. Sicuramente è una bravissima persona, molto competente e preparata, ma come è possibile che un partito che ha ben nove eletti all’estero scelga per questa delega proprio uno che non è mai stati candidato fuori dall’Italia? Questo fatto dà la misura dell’interesse del governo per il settore”.

A chi avrebbero dovuto attribuire la delega?

“Non ho un nome o un cognome in mente, penso avrebbero potuto mettere uno di noi eletti o uno del Pd, ma hanno scelto diversamente. In questo modo si continuano a dare borse di studio ai politici romani che non sanno nulla della circoscrizione estero, così la possono studiare sulla nostra pelle”.

Però gli stessi eletti non hanno brillato per capacità di incidere sul governo. I fallimenti sull’Imu o sulla rete consolare sono solamente colpa della Farnesina?

“No, la causa è sempre legata alla mancanza di coesione. Siamo diciotto e, unendoci, potremmo portare avanti le nostre esigenze, ma questo non accade perché ognuno pensa alla propria rielezione. Il governo, invece, dovrebbe avere il timore che, alla prossima fiducia, questi diciotto potrebbero votare no”.

Però, di fatto, fino ad oggi avete contato poco.

“Certo che contiamo poco, ma la questione principale è sempre legata alla mancanza di unità. Ripeto, facciamo la componente nel gruppo misto alla Camera e un gruppo misto al Senato, votiamo contro la fiducia e vediamo che cosa accade”.

Sarebbe più giusto, quindi, forzare la mano sulla fiducia e rischiare di far cadere il governo tornando nuovamente a elezioni?

“Un conto era appoggiare Letta sulla base dell’invito di Napolitano, per fare le giuste riforme e dare stabilità, ma ora ci troviamo di fronte un altro governo che si è dimostrato disinteressato. Renzi sappia che, d’ora in poi, avrà un senatore in meno per il voto di fiducia. Ci aspettavamo che il ministro degli Esteri o il premier spendessero almeno due parole per la nostra causa, invece non è stato così”.

Delusi da Renzi?

“Siamo molto delusi da Renzi. Alle consultazioni sembrava disposto ad aprire a una politica diversa, attenta al made in Italy e ai connazionali nel mondo. Ci aveva lasciato perplessi già il fatto che, nel programma di governo, non fossero stati nemmeno nominati gli italiani all’estero, non è stato dedicato loro neanche un saluto. Attribuire la delega a una persona che non è nemmeno un italiano all’estero la dice lunga sulle intenzioni del governo. Chi lo appoggia ora si prende tutte le responsabilità”.

Quale sarà, d’ora in poi, l’atteggiamento del MAIE?

“Voteremo di volta in volta in base al provvedimento, naturalmente appoggeremo tutto quello che ci sembrerà giusto e utile, ma alla fiducia voteremo contro. Ovviamente siamo disposti al confronto, se il governo cambia atteggiamento, cambieremo anche noi. Allo stato attuale dei fatti, però, non c’è alcun motivo per appoggiare un governo di questo tipo”.

Non cercherete di incontrare il ministro o altri rappresentanti per tentare ancora un’ultima soluzione sulle chiusure?

“Non siamo mai stati convocati per parlare, ma siamo disponibili a incontrare Giro e Mogherini, non si tratta di una questione personale ma politica. Se lo vorranno ci incontreremo tutte le volte necessarie, ma siamo stanchi delle chiacchiere”.