Italiani all’estero, Greta e Vanessa: sequestri e bugie – di Marco Zacchera

Complimenti alle due “cooperanti” varesotte tornate a casa assolutamente non provate da cinque mesi di detenzione: sequestratori magnanimi e buona cucina! Ma l’ironia non serve, perché il riscatto che è stato pagato (quanto?) ha riaperto un dibattito sulle bugie che ci vengono propinate.

La vita di una persona ha un valore che va ben oltre quello economico, ma dobbiamo capire che se si paga il prezzo poi aumenta per i prossimi riscatti e sarà più conveniente per i banditi sequestrare di nuovo. Se l’Italia fosse obbligata a non pagare, magari da un sottoscritto accordo europeo, i governanti sarebbero liberati da una responsabilità e i sequestratori saprebbero di non guadagnarci più e quindi lascerebbero perdere, invece si è deciso (sempre) di fare l’opposto.

Il problema è che ora i casi si moltiplicano e quello che comunque non è accettabile quanto ha affermato in aula il Ministro Gentiloni che infatti non ha detto “non abbiamo pagato”. Tra il dire una bugia e compiere un reato (come è pagare un riscatto) il ministro ci ha girato in tondo con evidente doppiezza.

Resta l’assurdo di due “cooperanti” andate in Siria senza preparazione, fidandosi di un amico (complice?) entrando illegalmente nel Paese e senza neppure informare le autorità italiane. Adesso – lavorando gratuitamente – restituiranno almeno in parte quanto tutti abbiamo pagato per loro?